Perché la presenza delle squadre anti-isis a Firenze non è solo un problema estetico

Da alcuni giorni è uscita sui giornali la notizia sulla presenza, a Firenze, di un presidio mobile di reparti speciali antiterrorismo della Polizia; addestratissimi, travisati e armati di mitra speciali. La versione ufficiale è che si tratti di una misura necessaria per far fronte alla crescente minaccia del terrorismo islamico, tornato alla ribalta dopo l’espansione dell’Is e soprattutto l’attentato alla redazione di Charlie Hebdo. Già da qualche tempo inoltre un discorso simile è stato fatto per spiegare la presenza di militari, anch’essi armati, non solo davanti alla Sinagoga, ma itineranti lungo tutto l’isolato.

Inutile dire quanto sia fastidioso uscire di casa per farsi un giro in centro girare l’angolo e imbattersi all’improvviso in un piccolo Rambo e soprattutto nella canna del suo mitra, infatti molte persone si sono lamentate per questo, ma questo piccolo accenno di protesta si è immediatamente spento. Del resto a certe cose basta farci l’abitudine… ed è proprio questo il punto.

Facciamo un salto indietro nel tempo: siamo nel 2002 e gli USA guidati da George W. Bush dopo l’Afghanistan si stanno preparando ad invadere l’Iraq di Saddam. La scusa è sempre quella: il terrorismo internazionale. Nel frattempo la NATO produce un documento molto interessante intitolato Urban operation in the year 2020, dove, alla faccia della retorica della guerra contro gli “stati canaglia”, viene fatta un’analisi ben più seria sullo scenario mondiale rispetto alla fuffa propagandistica.

Sostanzialmente si prevede che nell’anno 2020 la popolazione mondiale supererà i 7.5 miliardi e vivrà per il 70% nelle aree urbane. Questa esplosione demografica “metropolitana”, unita al divaricarsi della forbice sociale e all’impossibilità da parte degli stati di garantire un welfare all’altezza delle aspettative, porterà a situazioni esplosive nei grandi agglomerati urbani, sarà quindi necessaria la presenza dell’esercito nelle città per reprimere eventuali sommosse.

Per questo motivo è necessario abituare le persone alla presenza militare nelle città.

Detto in toni un po’ apocalittici si può affermare che secondo la NATO la terza guerra mondiale verrà combattuta contro i civili.

Basti pensare alle “primavere arabe”, a Gezi Park, alle rivolte brailiane contro i mondiali, agli scontri di Baltimora ecc. per avere il sospetto che la NATO ci abbia visto giusto.

Certo, è difficile trascinare questi scenari nella placida e provinciale Firenze, e non dubitiamo che i soldati che perlustrano la nostra città si limiteranno ad essere gli attori di una passerella un po’ truce e un po’ ridicola. Tuttavia la militarizzazione delle città va sempre denunciata, anche quando il problema sembra solo estetico, la questione è sempre politica. 

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