L’emergenza abitativa al tempo della crisi

L’allarme lo lancia il Movimento di Lotta per la casa: solo a Firenze sono stati 70 gli sfratti dal 15 di gennaio e altri 140 ne sono previsti per il mese di febbraio. “La cosa grave è che la maggior parte di queste esecuzioni avviene per mancata morosità. Esiste una commissione che valuta se la morosità viene pagata o meno e se gli inquilini presentano i requisiti per rientrare nella graduatoria che assegna retribuzioni statali. Soltanto che i criteri di giudizio sono assurdi: accade infatti che a persone con 600 euro al mese di stipendio e figli a carico non venga riconosciuto alcun sussidio. Per questo motivo è necessario sottolineare che si tratta di morosità incolpevole. Il 90% degli sfratti avviene proprio per mancata retribuzione statale”. A parlare è Lorenzo Bargellini, da anni all’interno del Movimento e a fianco degli sfrattati: “Noi ci chiediamo: chi è che deve accedere all’edilizia pubblica se non le persone povere? Perchè sono stati rimessi questi paletti dalla Regione Toscana? Perché i comuni applicano criteri spaventosi? In alcuni casi il Movimento è stato obbligato a un letterale scontro con le forze dell’ordine, organizzando picchetti anti-sfratto sul posto, perché non c’erano altre soluzioni per queste famiglie. La soluzione inevitabile che si prospetta è, purtroppo, un nuovo ciclo di occupazioni per le famiglie sfrattate, le stesse che una volta avevano più garanzie. Molte famiglie, infatti, non sono più in graduatoria avendo perso il riconoscimento per il punteggio a causa della morosità incolpevole. Siamo tornati ai tempi in cui il moroso è un antistato”.

Piove sul bagnato: l’emergenza abitativa non è certo una novità nel territorio fiorentino, e casi di persone che richiedono aiuto al Movimento si moltiplicano. Ai fiorentini e agli stranieri senza casa, ai richiedenti asilo dalla Libia, si aggiungono persone e nuclei familiari che, come prodotto della crisi, piombano in una situazione per loro tragicamente e totalmente nuova.

“Per loro il ricorso per morosità non è considerato, con 600 euro al mese le famiglie dovrebbero continuare a pagare l’affitto. Questo meccanismo tortuoso sulla morosità incolpevole ci fa tornare indietro di trent’anni. Il 90% delle domande per morosità sono state respinte, con la conseguenza che centinaia di famiglie sono state sfrattate in queste settimane. Quel 10% che rientra in graduatoria è costituito da coloro che riescono a dimostrare precisamente i motivi della morosità: chi è appena stato licenziato, chi è in cassa integrazione, chi ha molti figli, ma sono comunque casi specifici. Rimangono situazioni di redditti di 6-7-800 euro, corrispondenti ad affitti altrettanto cari, o situazioni coniugali in cui il marito se ne va e lascia in una situazione molto critica moglie e figli, oltre a persone che, lavorando a nero e in un’inevitabile condizione di sfruttamento, non possono certificare la loro condizione. Situazioni che di fatto costituiscono la maggior parte dei casi. Noi siamo già consapevoli che per almeno la metà degli sfratti che avverranno a febbraio non potremo fare niente. L’unica cosa che possiamo fare è mettere le famiglie in contatto con l’assistente sociale, e sperare così che rientrino in graduatoria. Altre possibilità non ne abbiamo, se non quella della occupazione degli alloggi.”

In effetti, negli ultimi tempi il Movimento di Lotta per la casa si è accollato l’onere di fare da mediatore tra sfrattati e servizi sociali: “Esiste una paura recondita da parte degli sfrattati ad andare a chiedere aiuto all’assistenza sociale. Questi sono diventati, nel tempo, più uno strumento di controllo, che di assistenza. Noi faremo un pulmann di protesta insieme agli sfrattati e faremo un giro per gli assistenti sociali fiorentini per spiegare, nel modo più diretto che troveremo, che così non va bene”.

La speculazione edilizia è sicuramente tra i fenomeni che più accentuano il problema dell’emergenza abtativa: esistono molti stabili e palazzi già costruiti, che, in attesa di una destinazione redditizia, restano inabitati. A parlare è Sandro Targetti, consigliere comunale per Rifondazione Comunista a Campi Bisenzio: “Le strutture già esistenti, sono destinate alla capitalizzazione, il patrimonio pubblico ad essere svenduto al giusto prezzo di mercato. Non è che le strutture non ci sono: in Toscana esistono 423 000 alloggi in più rispetto alle famiglie residenti nella regione. A Campi ci sono 500 alloggi vuoti, più altri appartamenti di proprietà non abitati. Di fronte all’emergenza, il comune di Campi risponde mandando le famiglie nei centri di accoglienza: ora, siccome il comune è obbligato a tutelare i minori, accade che viene fornita assistenza ai bambini e alle madri, mentre il padre si deve arrangiare, con l’ovvia conseguenza della sua separazione dalla famiglia. Questo è emblematico della violenza psicologica che viene perpetuata in queste drammatiche situazioni. Di sfratti se ne vedono tanti anche a Campi e ne sono previsti diversi nei prossimi mesi: 14 febbraio, sfratto in Piazza Togliatti con forza pubblica,15 febbraio, sfratto in via delle Corti con forza pubblica, 19 febbraio, altro sfratto con forza pubblica, poi si va al 5 marzo e in totale entro aprile è previsto un programma di trenta sfratti per morosità. Di fronte a questa emergenza abbiamo chiesto di allargare l’offerta di case popolari. E invece si continua a svendere terreno pubblico: dopo tre aste andate deserte è stata comprata, a prezzo nettamente ribassato, una parte di terreno comunale che sarà destinata alla costruzione di 48 alloggi privati. I soldi ci sarebbero, ma Rossi aveva tolto dei fondi destinati alle case popolari per reindirizzarli al servizio pubblico. Personalmente ho visto famiglie numerose vivere in alloggi di 70mq per 600,700,800 euro al mese, in abitazioni tenute malissimo, senza alcuna manutenzione, da parte dei proprietari. E queste sono tutte famiglie di muratori, operai, manovali, persone che insomma avevano un lavoro e avevano sempre pagato l’affitto, ma che da un anno, un anno e mezzo hanno perso il lavoro. Questo vuol dire crisi economica! Se si pensa che tante famiglie, tante persone, sono senza casa, e tante case sono vuote, che c’è tanta gente senza casa e tante case senza gente: se si fosse in una società dove i diritti civili sono al primo posto, quelle case andrebbero requisite e date in utilizzo. Non dico gratis, ma perlomeno stabilendo un prezzo che non sia speculativo”.

Per quanto riguarda la speculazione edilizia, emblematico è forse il caso specifico di via Slataper, dove uno stabile è occupato da ragazzi somali, etiopi ed eritrei richiedenti asilo politico. La proprietà vorrebbe ancora una volta capitalizzare, mettendo a rischio sfratto gli abitanti dello stabile. Ancora Lorenzo Bargellini: “In via Slataper ci sono 130 persone richiedenti asilo, uomini, donne e anche bambini, di un’età media sui 30-35 anni. C’è stato un conflitto di interessi tra la proprietà e la Regione, che ha pagato fino ad ora l’affitto. Poi c’è stata una richiesta di sgombero alla quale è seguito un tentativo di mediazione, secondo cui alla proprietà dovrebbe continuare ad essere pagato l’affitto. Questa proposta pare che sia stata presa in considerazione, e questo è senz’altro un aspetto positivo. C’è anche un’altra proposta in ballo, per cui lo stabile dovrebbe diventare una struttura di accoglienza. Certo che se il poprietario continua a chiedere, come ha sempre fatto, 30 000 euro di affitto, non è che né noi né gli occupanti ce lo possiamo permettere. Un’altra struttura che invece è finita nel piano di alienazione, è quella di via Aldini, uno stabile occupato da oltre vent’anni. Lì pare che la proprietà non abbia accettato l’offerta di autorecupero. Ci cono state delle proteste alla Regione e all’assessorato alla sanità affinchè passi la proposta di autorecupero, ma non pare siano servite a molto”.

Riportiamo la testimonianza di una donna che sta vivendo sulla propria pelle gli amari frutti della crisi economica e la paura di ritrovarsi senza soldi e senza casa: “Le persone dai 35 ai 70 anni, più che i giovani, si trovano in grosse difficoltà nel trovare un lavoro. Succede che si cerca lavoro per giorni, mesi, on-line, al centro per l’impiego, a giro per negozi e… nulla. Vai al lavoro in autobus senza biglietto sperando di non pagare la multa, hai il motorino ma non i soldi per fare benzina. Firenze sarà anche tanto gentile, ma a noi non ci vede nessuno. Non vogliono vederci. Io mi sono vista da un giorno all’altro sequestrato il conto corrente e pignorato lo stipendio. Ero contenta perchè era il mese della trecidesima, e ora invece ho lo stipendo sequestrato… Vado avanti perchè amici mi passano dieci, venti euro ogni tanto. Il proprietario mi ha chiesto 22 000 euro di affitti arretrati e 11 000 di spese giudiziarie. L’assistenza sociale mi ha proposto una soluzione per 3 000 euro mensili. A me. Ma vi rendete conto? Ora sono prima in graduatoria per le case popolari perchè ho un cancro, staremo a vedere”.

Infine c’è Giordano, 72 anni, che non si è mai trovato senza casa ma che adesso, ormai da qualche tempo, vive in un camion. Riesce addiritura a farci ridere quando ci racconta della sua situazione: “L’altro giorno sono andato sul primo canale, a quel programma che fanno, no? E la soddisfazione più bella che ho avuto è stata quella di dirgli: l’albergo popolare è un lager! C’ho preso pure i funghi! Ahah!”

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