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Cosa vogliamo  Cosa vogliamo
1. Abolizione della proprietà privata della terra, delle materie prime e degli strumenti di lavoro, perché nessuno abbia il mezzo di vivere sfruttando il lavoro altrui, e tutti, avendo garantiti i mezzi per produrre e vivere, siano veramente indipendenti e possano associarsi agli altri liberamente; per l'interesse comune e conformemente alle proprie simpatie.

2.
Abolizione dei Governo e di ogni potere che faccia la legge e la imponga agli altri: quindi abolizione di monarchie, repubbliche, parlamenti, eserciti, polizie, magistratura, ed ogni qualsiasi istituzione dotata di mezzi coercitivi.

3.
Organizzazione della vita sociale per opera di libere associazioni e federazioni di produttori e consumatori, fatte e modificate secondo la volontà dei componenti, guidati dalla scienza e dall'esperienza e liberi da ogni imposizione che non derivi dalle necessità naturali, a cui ognuno, vinto dal sentimento stesso della necessità ineluttabile, volontariamente si sottomette.

4.
Garantiti i mezzi di vita, di sviluppo, di benessere ai fanciulli ed a tutti coloro che sono impotenti a provvedere a loro stessi.

5.
Guerra alle religioni ed a tutte le menzogne, anche se si nascondono sotto il manto della scienza. Istituzione scientifica per tutti e fino ai suoi gradi più elevati.

6.
Guerra alle rivalità ed ai pregiudizi patriottici. Abolizione delle frontiere: fratellanza fra tutti i popoli.

7.
Ricostruzione della famiglia in quel modo che risulterà dalla pratica dell'amore, libero da ogni vincolo legale, da ogni oppressione economica o fisica, da ogni pregiudizio religioso.

Read Presentazione del sito www.filiarmonici.org
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Per un mondo senza galere

Venerdì 25 Febbraio

ore 20:00

- Presentazione di www.filiarmonici.org

Andreotti era mafioso fino al 1980, ma non va in galera, Dell'Utri viene condannato, ma non va in galera, il parlamento lancia un salvagente a Previti, il governo di destra bombarda più di quello di sinistra, beninteso sempre in missione di pace, Berlusconi si fa le ville faraoniche alla faccia del popolo dei precari e i giudici invitano a resistere, resistere, resistere. . . mentre la sinistra si adopera in piroette e girotondi - il conflitto sociale sembra ormai defunto e al suo posto le scorie dell'insoddisfazione per l'ingiustizia dilagante invocano magistratura e polizia ad ogni passo, carcere per i criminali e per i politici corrotti - ma chi chiede galera può costruire un mondo libero?

- Cena & Tammurriata


Infidi onorevoli e magistrati coraggiosi

Manette o treppiedi per il capo del governo?

È ufficiale: con le parole bellicose del rinnovato presidente usa la democrazia si è messa risolutamente in cammino per divenire il sistema di pensiero unico planetario e, allo stesso tempo, il modello di organizzazione sociale al quale tutti dovranno, volenti oppure no, conformarsi. Già da tempo, chi argomenta o agisce contro i principî democratici vede immediatamente sminuite, quando non criminalizzate, le proprie posizioni, in quanto palese attentato all'interesse generale.

L'impressionante omogeneità di comportamenti delle forze politiche è riflesso di un livello piuttosto basso di conflittualità, o meglio, di un'efficace strategia di anestesia sociale. Il potere politico diventa sempre meno tollerabile e sempre meno giustificabile sono la sua arroganza e la sua stessa esistenza. Gli onorevoli spadroneggiano senza ritegno, si dichiarano pacifisti e mandano i militari a bombardare popolazioni lontane e sconosciute, si definiscono nonviolenti e appoggiano nei fatti l'uso della tortura, si dipingono sul viso la preoccupazione per le sorti degli strati più svantaggiati della popolazione e si adoperano incessantemente per i propri privilegi.

La comprensibile reazione di una porzione relativamente ampia del pubblico è quella di cercare in giro qualcuno che provi a porre un freno a tanto spadroneggiare. Personaggi di una certa fama e probabilmente disinteressati, interni al potere giudiziario come Antonio Di Pietro o esterni come Nanni Moretti indicano da anni che a tenere testa al potere politico è ormai soltanto la magistratura, dotata di un certo numero di uomini e donne non corruttibili e dunque poco disposti a distogliere lo sguardo dalla continua e reiterata infrazione da parte del potere politico delle sue stesse leggi. Se qualcuno pensa che il fenomeno sia limitato all'Italia e magari al solo elettorato della sinistra moderata, può essere forse indotto a rinunciare a tale convinzione dalle parole che seguono:

"Non si vede forse, col favore di una reazione etica, qualche magistrato coraggioso spezzare l'impunità che garantiva l'arroganza finanziaria? Tassare le grandi fortune (l'1% dei francesi possiede il 25% della ricchezza nazionale e il 10% ne detiene il 55%), tassare gli introiti incassati dagli uomini d'affari, denunciare lo scandalo delle spese di rappresentanza, colpire con pesanti multe i gestori della corruzione, bloccare gli averi della frode internazionale indicando a sufficienza, su una carta leggibile da tutti, gli accessi al tesoro che i cittadini alimentano e di cui sono sistematicamente spogliati. Non è meno vero che la pista si confonderà sotto l'effetto devastante della rassegnazione se il denaro non sarà recuperato per essere investito nel solo campo che sia veramente di interesse generale: la qualità della vita quotidiana e del suo ambiente." (Raoul Vaneigem, Avviso agli studenti, Nautilus, 1995.

Dunque non un opinionista de L'Unità, ma un santone della colta ultrasinistra libertaria, guru vivente della defunta Internazionale Situazionista, che spezza la sua lancia in favore dei "magistrati coraggiosi", indicando un sentimento che appare più che diffuso, quasi inevitabile.

Infatti, anche se in una versione molto attenuata rispetto al periodo dei processi di "mani pulite", i notiziari e la carta stampata traboccano del perenne conflitto tra gli uomini in toga e quelli che siedono in parlamento.

Suscitano da una parte indignazione e dall'altra levate di scudi i disegni per facilitare la caduta in prescrizione di reati commessi da membri della maggioranza, le sentenze di assoluzione, semiassoluzione o condanna – da Andreotti a Dell'Utri, da Previti a Squillante, ai torturatori di Sassari e di Genova e a cento altri, senza poter tacere dell'impressionante e pittoresca sequela di processi a carico di Silvio Berlusconi, sommo campione della via italiana al disorientamento mediatico dello scontro sociale.

Lo schema sta funzionando perfettamente: la destra forcaiola invoca la tutela del cittadino dagli eccessi della magistratura, la sinistra garantista sponsorizza irrigidimenti repressivi (il caso del regime di detenzione 41bis, è particolarmente chiaro), con un'alternanza continua e a tratti frenetica di ruoli che rende incomprensibili le distinzioni e realizza nei fatti, dietro l'apparenza di una rissosità esasperata, un partito unico che non esce però mai allo scoperto.

Anzi, quasi mai. Se vola un treppiedi allora tutte le forze politiche si esprimono nello stesso identico modo, e se a qualcuno scappa una parola leggermente fuori tono sarà sottoposto ad una specie di unanime linciaggio massmediale.

E come si può dar loro torto: se si diffondesse l'usanza di sputare addosso ai potenti – come è accaduto allo zerbino calcistico del presidente del consiglio, Galliani, nello stadio di Palermo – o di tirargli un cavalletto sul collo appena li si vede come è successo allo stesso primo ministro, dove si andrebbe a finire?

Già, dov'è che si andrebbe a finire?





Postato Venerdi 10 Febbraio 2006 - 21:50

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«E voi, uomini del potere, magistrati irosi, proprietari codardi, mi avete almeno capito? [...] Non fate che la nostra disperazione esploda, perchè anche se i vostri soldati e poliziotti riuscissero a conculcarci, non potreste resistere a quella che sarebbe la nostra ultima risorsa. Non è il regicidio, nè l'assassinio, nè il veleno, nè l'incedio, nè il rifiuto di lavorare, nè l'emigrazione, nè l'insurrezione, nè il suicidio; è qualcosa più terribile di tutte queste cose, qualcosa che si può vedere ma di cui non si può parlare.» Pierre Josef Proudhon

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