Kephaloidion Magickal Mistery Tour

photo by giovanni chiaramonte


Baal Melkarth (re della città) presiedeva ai movimenti del sole, delle stelle e delle stagioni; dio degli affari e del sole, lo Harôkel (il mercante) divvenne l'Eracle dei greci.
Ras Melkart (promontorio di Eracle) è il nome punico dell'insediamento o Kephaloidion in greco derivante da Kepha o Kephalé: nome della grande rocca di calcare che dal tempo più remoto aveva dato il nome alla città, con riferimento alla rocca a forma di "testa" nel senso di "capo", oppure di "estremità" o "punta", che sovrasta il paese.

Qui Dafni, poeta cantore della natura, accecato per vendetta dalla suocera, viene trasformato in roccia dal pietoso Hermes; qui Eracle, costruisce, nel 1283 a.C., un tempio al Sommo Padre Zeus; qui i Giganti, discendenti da Iavan figlio di Iafet figlio di Noè, vivono le loro avventure.

Della più antica frequentazione umana di Cefalù si trovano tracce preistoriche nelle due grotte, sul versante settentrionale della Rocca, chiamate "delle giumente" e "delle colombe". I ritrovamenti archeologici attestano che il luogo fu un centro indigeno della fine del V secolo a.C. resosi florido e prosperoso grazie ai contatti con i popoli che in quel periodo gestivano i commerci in Sicilia.

In località Castello di Diana è stato rinvenuto l'amuleto egiziano di Thutmòse, conservato presso il Museo archeologico di Palermo. E' uno scarabeo in diorite verde del tipo cosiddetto del cuore, che è stato accostato ad un esemplare dell'età di Amenhotpe IV (re eretico nipote di Thutmòse); la sua presenza a Cefalù è stata spiegata in rapporto con le correnti del commercio fenicio.

Alla fine del V sec. a.C. fu edificata sulla rocca la cinta muraria megalitica ed il cosiddetto Tempio di Diana (Artemide), edificio megalitico legato ad un culto dell'acqua (come proverebbe la vicina cisterna protostorica  risalente al IX sec. a.C.). Centro del culto era una polla d'acqua sgorgante dalla roccia. In quest'area sacra si venerava in età pre-greca una ninfa delle acque.
Le Naiadi (ninfe delle acque di sorgenti, fiumi e laghi), erano dotate di facoltà guaritrici e profetiche, considerate le nutrici della vegetazione e del bestiame, erano assai care a Pan e a Dioniso.

La rocca conserva tra i suoi tesori un vastissimo labirinto di grotte al suo interno ed un rarissimo mollusco terrestre della classe dei gasteropodi l'Helix Mazzulli Mazzulli ed un parente di questo che è presente solo in questo particolare habitat ovvero l'Helix Mazzulli Cephalaeditana. La specie è stata scoperta nel 1840 dal barone di Mandralisca (fondatore dell'omonimo museo). Il particolare habitat presente sulla rocca ha reso possibile non solo la nascita ma anche la conservazione di queste due meravigliose creature. Le lumache infatti vivono scavandosi nella roccia calcarea, chiamata "lumachella" (perchè formata da lumache fossilizzate), una piccola caverna dentro la quale svernano.

Questa Terra del Lingam fu suggerita dall'I-Ching al celebre mago inglese Aleister Crowley che qui trascorse la sua vita dal 1920 al 1923, presso una villa in contrada Santa Barbara ch'egli stesso riadattò a tempio. L'Abbazia di Thelema, in quanto Collegium ad Spiritum Sanctum, fu meta di diversi pellegrini provenienti da ogni dove. La figura di questo mago ha ispirato alcuni racconti dei celebri scrittori siciliani Leonardo Sciascia, Vincenzo Consolo e Giuseppe Quatriglio. Il suo volto è presente tra le "persone che ci piacciono" nella copertina dell'album Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band dei Beatles. Fu espulso dall'Italia dal Ministero degli Interni dell'allora governo fascista ed accompagnato dalle forze dell'ordine da Cefalù a Palermo dove salpò alla volta di Tunisi.

In paese è presente il Lavatoio "Medievale", foce del fiume sotterraneo Cefalino che nasce dalle montagne alle spalle di Gratteri.
Una visita a Cefalù non può escludere una sosta al Museo Mandralisca che contiene una pregevole collezione archeologica, una Pinacoteca della quale fa parte il "ritratto d'Ignoto", capolavoro di Antonello da Messina, una collezione malacologica e una biblioteca storica.

A poco più di 10 km da Cefalù si trova Gibilmanna il cui nome deriva da gebel, che in arabo significa "monte", e manna: "monte della manna". La zona era infatti famosa per la produzione della manna, ricavata, per incisione e percolazione, dalla corteccia del frassino (Fraxinus excelsior). La manna era ben nota sin dall'antichità, tanto che i medici arabi la tennero in grande considerazione e dal secolo X in poi il suo uso andò gradualmente diffondendosi ad opera dei maestri della scuola salernitana che la conoscevano con molta probabilità tramite i grandi terapeutici greci e romani.

A Gibilmanna sorge l'omonimo santuario, costruito nel XVII sec. e fa parte di un complesso che ospita i frati cappuccini; nel quale si trova anche un interessante museo. Non lontano da qui si trova il cosiddetto Piano delle Fate, tutt'oggi regno del piccolo popolo.

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