Come ultimo invito alla manifestazione in difesa di rebeldia, che avra' luogo oggi (13 Giugno) con concentramento in Piazza Sant'Antonio, pubblichiamo la storiella che ci ha inviato Moira.
Il punto è questo.
C'è chi nasce con le scarpe a punta e chi con le scarpe tonde.
Poi ci sono anche altre categorie: scarpe rotte Doc, scarpe sfondate ma ricucite, scarpe aperte, scarpe che parlano, scarpe che puzzano, scarpe rotte per vezzo, scarpe.
Uno crede che la vita sia una questione di scelte o magari di destini. No, la vita è una questione di scarpe.
Io magari le volevo le scarpe a punta. Perché la punta, a volte, serve.
Arrivi prima, tanto per cominciare, perchè la punta di solito ti precede. E poi è lucida. Non si è mai vista una scarpa a punta opaca.
Se non hai un opinel a portata di mano, hai sempre quella punta a portata di piede. E puoi difenderti.
Io scommetto che la gente di Rebeldia ha le scarpe tonde o magari non ce l'ha e cammina con le scarpe degli altri.
Rebeldia messa sotto sfratto.
Da gente così magari, da un esercito di scarpe a punta.
E non c'è modo di pararsi. O di vincere, con gente così.
Puoi R-esistere e per questo le scarpe, quelle loro e di tutti quelli che passano lì, puzzano di polvere e di strade poco asfaltate.
Ma per loro, non E-sisti.
Rebeldia, laboratorio della disobbedienza, quella che non spacca vetrine o cassonetti, ma spacca le coscienze o diventa pietra d’inciampo; quella pietra scartata dai costruttori che è diventata per molti testata d’angolo.
Rebeldia, voci di quartiere, e le voci sono quelle di un mondo alla rovescia dove le parole se ne stanno pure loro a testa in giù e non c’è verso di tirarle fuori, ma Rebeldia sì, le tira fuori e da voce a quella parte della cittadinanza che è scomoda, che invade, che rompe le scatole ad una politica “che è solo far carriera, il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto”.
Rebeldia, mondiali Rebeldi, dove non conta chi vince o chi perde, conta esserci.
Dove si parla di fili di convivenza, e la convivenza è tra circa 30 associazioni che da anni condividono uno spazio che non è solo un luogo. Dove si fanno riunioni fino all’una di notte e non è perché nessuno ha niente da fare, ma perché si ha molto da dire e da costruire e non c’è tempo da perdere.
Rebeldia guarda il muro, quello dell’indifferenza, quello che fa dire “Non è un problema mio, non ci posso fare niente, va bene così” quell’insopportabile Amen di tutta quella gente comoda che magari sabato 13 giugno si affaccerà solo per vedere che roba è tutta quella moltitudine che passa e non scenderà “perché tanto non mi riguarda”. Guarda il muro la gente di Rebeldia e si guarda le mani e non si stanca di seguire gli aquiloni.
Io non difendo Rebeldia, io difendo tutto quello che difende Rebeldia. Tutto quello che c’è dentro e tutto quello che ci sta fuori.
Rebeldia non si sfratta.
Lungo il sentiero dei nidi di ragno c’è un esercito di Pin. Pronti a resistere.
“Perché la via d'uscita dalla catastrofe di inizio millennio, o è collettiva, o non c'è”.
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