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Il protocollo d´intesa proposto dall´assessora Ciccone a Comune, Provincia, Università e DSU nell´ambito delle politiche giovanili è un pasticcio di vecchia politica.
Il Progetto Rebeldía ha criticato molti aspetti di questa operazione poco trasparente, inefficace e priva di qualsiasi forma di partecipazione; nell'interesse, sia della città, sia delle proprie attività, in un clima che si fa sempre più pesante, intimidatorio.
C´è un motivo.
Il metodo del "nulla di sostanza" teorizzato dall´assessora Ciccone si
sta pericolosamente trasformando in concretezza, sperperando denaro
pubblico in un protocollo scellerato, ambiguo e poco comprensibile.
Dato che l'assessore Ciccone ha invitato più volte il Progetto Rebeldia
in Comune per tenerlo informato di questo protocollo le critiche che
poniamo sono fondate e riguardano proprio l'approccio vetusto e
inefficace di chi l'ha pensato.
Siamo sempre stati a favore di un dialogo pubblico e trasparente: per
questo è giusto che l'opinione pubblica sia informata dell'operazione
che sta dietro a questo invito.
Ora però i nostri 4 Enti hanno deciso di investire una somma pari a
360.000 euro (15.000 euro l'anno ognuno, per 6 anni), per l'affitto di
uno spazio da trovare sul mercato immobiliare, dove fare tutte queste
cose. In realtà gli Enti sanno perfettamente dove andranno questi
soldi: nel protocollo non viene detto esplicitamente, ma lo spazio è
già stato individuato in una palazzina in via Saragat, di proprietà
delle Ferrovie dello Stato. Si tratta di una struttura che ci era stata
segnalata come una possibile soluzione per Rebeldía, riscontrando un
nostro interesse, ma sulla quale il Comune non ha mai inteso fare una
progettazione seria e partecipata.
Nel luogo oggetto del protocollo, per espresso divieto, non si potranno
svolgere attività di spettacolo pubblico e si dovrà pagare un affitto.
È previsto a proposito un bando che funziona come una asta al rialzo:
in pratica, l'associazione (o il gruppo di associazioni) che offre di
più ha buone probabilità di vincere.
Si tratta di una maniera bizzarra di intendere il sociale, in cui si
confonde il volontariato con un centro erogatore di servizi, il terzo
settore con l'impresa. Fa effetto che proprio Enti come il Comune o la
Provincia di Pisa rivelino questa concezione burocratica e miope delle
«attività socio-culturali studentesche e giovanili».
Ma ci sono anche altri punti che non convincono. Proviamo ad elencarli, convinti di dare un contributo utile alla discussione:
- nel protocollo gli Enti sostengono di non avere propri spazi da
impiegare e per questo devono ricorrere al mercato immobiliare:
affermazione che non è supportata da alcuna relazione o studio al
riguardo, segno di una mancanza di progettazione e utilizzo delle
risorse interne;
- si vuole offrire uno spazio per le attività sociali alla città, ma a
breve termine: dopo 6 anni dovrebbe tornare al proprietario, con buona
pace dei 360.000 euro presi dai contribuenti;
- nel protocollo gli amministratori investono soldi pubblici per uno
spazio ancora da individuare, mentre sanno che si parla di via Saragat:
perché allora non avviare una trattativa con le Ferrovie invece di
buttare soldi per un affitto con un'operazione poco trasparente?
- si considerano le attività sociali come se fossero una merce da
stoccare in un magazzino qualsiasi: manca una qualunque considerazione
complessiva della zona in cui si va a operare, senza la minima
progettualità urbanistica sui bisogni e i caratteri del quartiere;
- si arriva al paradosso di imporre una 'scatola chiusa', pretendendo
l'attività sociale senza momenti di socialità; si parla di cultura ma
la si amputa della musica, del teatro, dei cineforum, dei dibattiti,
dello sport e di qualsiasi attività di carattere pubblico: cose di cui
la città ha un gran bisogno (si veda il dibattito sulla 'movida' nel
centro storico);
- l'Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario e
l'Università stornano fondi destinati alle borse di studio e alle
attività degli studenti, mentre sarebbero altri i capitoli della spesa
universitaria da alleggerire in un momento di difficoltà economica
(indennità di carica, spese di rappresentanza, ecc.).
Aggiungiamo una considerazione generale che riteniamo importante in
questa sede. Pisa è una città d’arte e come tale dovrebbe valorizzare
la cultura in ogni sua forma. La musica è forse la forma d’arte più
popolare: sicuramente la cultura musicale è parte integrante della
Cultura con la C maiuscola. L’atteggiamento di attacco e chiusura
rispetto al mondo della musica è quindi contrario ad una politica di
sostegno e incentivazione della cultura stessa, fatto questo che
risulta particolarmente incomprensibile quando sia messo in atto da
un’Amministrazione che si trova, appunto, a gestire una città d’arte.
Per questi motivi riteniamo che il protocollo d'intesa tra il Comune,
la Provincia, l'Università e il Dsu sia l'espressione di un approccio
poco adatto ad affrontare le questioni relative ad attività sociali e
giovanili.
Il Progetto Rebeldía non ha paura di un bando pubblico, ma non vuole regalare alle Ferrovie soldi pubblici.
Il Progetto Rebeldía non si lamenta con le istituzioni, ma è a loro
disposizione per costruire una città più vivibile e partecipata.
Progetto Rebeldía
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