Incontro tra il Sindaco e il Progetto Rebeldia

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Lo sgombero non ci sarà.
Doveroso ora un percorso delle istituzioni sull'ex-Asnu.
Il giudizio di Rebeldía sull'incontro di ieri con il sindaco

"Rebeldía, trovato l'accordo su via Saragat": così titola, in modo fuorviante, il Tirreno di oggi, lasciando pensare a un'intesa tra Comune e Rebeldía. Ma così non è: ecco come sono andate davvero le cose.
un momento 
dell'incontroIl 23 Luglio il sindaco Marco Filippeschi è venuto a Rebeldia con gli assessori Cerri e Ciccone, per parlare della nostra situazione. La novità è che il Comune ha chiuso un protocollo d'intesa con Rfi per Via Saragat, anche se al momento non ci sono stati forniti ulteriori
dettagli. Si tratta di un protocollo che riguarda esclusivamente Comune e Ferrovie: al Progetto Rebeldía non sono stati mostrati documenti, né tantomeno li ha sottoscritti; aspettiamo un prossimo tavolo tecnico per vedere e discutere le carte. Affermare però che l'area di Via Saragat è stata adattata alle esigenze delle associazioni è un'affermazione priva di fondamento. Le associazioni hanno fatto presente che su quella soluzione dal 2008 pongono problemi tecnici sostanziali: primo fra tutti la mancanza di spazi per ospitare tutte le 31 realtà che fanno parte del Progetto Rebeldía. Sulle domande concrete si attende ancora risposta.

Purtroppo, ci è stato spiegato, per la Sesta Porta sono stati firmati dei contratti che obbligano la consegna dei locali all'Istituto Nazionale di Vulcanologia per il 2013, data oltre la quale scatteranno pesanti penali.
Al riguardo, come cittadini, aldilà della specifica vicenda di Rebeldía, non possiamo che esprimere sconcerto per l'aver stipulato questo tipo di contratti, visto che di imprevisti quando si apre un cantiere ve ne sono molteplici che possono ritardare la conclusione dei lavori, e a Pisa non mancano al riguardano esempi recenti e particolarmente gravi. In ogni caso, è in ragione di questo "falso allarme" che il sindaco e gli assessori hanno apertamente assicurato che, anche in caso di sentenza di sfratto, lo sgombero dalla sede attuale non ci sarà, come auspicato dai candidati a Rettore.

La soluzione ex ASNU è secondo noi la migliore da tutti i punti di vista, e questo è stato riconosciuto da molti (anche l'On. Fontanelli sul suo blog afferma che sarebbe la soluzione meno dispendiosa per la comunità): dal punto di vista economico, garantisce l'investimento su pubblico anziché su privato; dal punto di vista strutturale, è una soluzione già pronta uso; dal punto di vista sociale, Rebeldía potrebbe fornire gratuitamente servizi agli studenti integrandoli con quelli universitari, biblioteca, arrampicata sportiva, corsi gratuiti di italiano per stranieri, ecc.

Esistono comunque i tempi per fare sì che la recente apertura dei candidati a rettore sulla questione ex ASNU (le elezioni di Ateneo sono a settembre) possa produrre dei risultati positivi per un effettivo coinvolgimento dell'Università nelle questioni cittadine.
Tanto più che la sede di via Saragat, così come è, non sarebbe disponibile prima del 30 ottobre per i lavori di bonifica esterna e la liberazione dell'area da parte delle Ferrovie.

Crediamo che la risposta alla questione Rebeldía si trovi in un rinnovato rapporto con l'Università. Ci sembra assolutamente forzoso e fuoriluogo, oltre che privo di stile, l'intervento di Pasquali, entrato duramente in una campagna elettorale con un attacco alla posizione dei candidati a Rettore, in cui sostiene di essersi occupato della vicenda Rebeldía negli anni passati: in 4 anni di trattativa mai una volta abbiamo incontrato il rettore o saputo cosa pensasse della vicenda. L'attuale amministrazione universitaria si è sistematicamente sottratta al dibattito pubblico, disinteressandosi delle vicende cittadine. L'apertura dei candidati a rettore è assolutamente un fatto nuovo e positivo, che va sostenuto e non distrutto per interessi o ripicche personali.

Riteniamo quindi che sia giusto da parte dell'amministrazione sondare a fondo l'ipotesi ex ASNU e rendersi disponibili ad un incontro pubblico con i candidati rettori, la provincia e gli altri esponenti della Cut. È necessario costruire un fronte allargato di intesa, per fare sì che si concretizzi una soluzione vantaggiosa per l'intera città, a bassi costi e altissimi ricavi sociali. Ci sono i tempi e le condizioni per non sprecare un'occasione unica per la città di Pisa, che avvicinerebbe le istituzioni per il bene di tutti. Crediamo ne valga la pena.

Intanto annunciamo sin d'ora un presidio pubblico a partire dalle ore 9:00 davanti al tribunale di Pisa in occasione dell'udienza di martedì 27 luglio per la scadenza del comodato d'uso.

 
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