Regolamento spazi universitari: La chiusura dell'Universita' PDF

L'approvazione all'unanimità del regolamento sulla concessione degli spazi universitari sancisce la definitiva chiusura dell'Università alla città, con l'aggravante -a nostro avviso- dell'approvazione da parte anche della componente studentesca, sia in CDA che in Senato accademico. Il suddetto regolamento impone infatti, per l'utilizzo delle strutture universitarie da parte di associazioni non studentesche, il pagamento di esose tariffe, con l’aggravante di non fare alcuna distinzione neppure tra associazioni senza fini di lucro e imprese commerciali.

Tra gli esempi più eclatanti ricordiamo la richiesta di 2.000 euro per l'utilizzo del polo Carmignani per una sola giornata. Questo regolamento costituisce la formalizzazione della chiusura dell'università alle tematiche di interesse cittadino e a tutti i contributi culturali che ne possono derivare. Si consolida così l'idea di un'università intesa come luogo privato, staccato dalla città, che l'amministrazione centrale può gestire a proprio piacimento: un'amministrazione che, invece di tagliare sprechi e privilegi basati su rapporti baronali, vuole risanare i propri bilanci in rosso facendo cassa anche sulle associazioni che reclamano il loro diritto di accedere a un luogo pubblico che ogni cittadino ha il diritto di utilizzare. Negli anni passati abbiamo assistito a tentativi di censura e chiusura degli spazi universitari, come nel caso dell'Apartheid Week organizzata dal gruppo pisano del BDS quest'anno, o il dibattito sul G8 di Genova l'anno scorso, poiche' "temi sensibili" non potevano essere trattati dentro l'Universita'. Rifiutiamo totalmente questa impostazione, che riteniamo inaccettabile: l'Universita' e' invece il luogo per elezione per affrontare tali questioni: terreno di incontro e confronto, e non può arroccarsi nella sua torre d’avorio sorda a cio' che accade nel mondo attorno a se'.

Invece di tentare di valorizzarlo, si decide di ignorare il fatto, per nulla scontato, che i deboli e sottili legami tra la città e l'università sono costituiti in gran parte da quelle associazioni, studentesche non per statuto ma di fatto, per la loro composizione. Al contrario, si propone una gestione degli spazi universitari totalmente chiusa su sé stessa, con un forte sapore autoreferenziale.

Del tutto assurda è infine la discrezionalità lasciata al solo rettore, non si sa in base a quale criterio, di concedere a titolo gratuito gli spazi dell'ateneo, neanche ne fosse il proprietario.

Da anni Rebeldia conduce una battaglia contro questa modalita' di gestione degli spazi, e al contrario cerca ed ha sempre cercato di liberarli e renderli il piu' possibili disponibili per tutti. La sua storia nasce proprio dalla riqualificazione e liberazione di spazi abbandonati dall'Universita', per i quali sono ancora in corso procedimenti penali, su cui nessuna voce si e' alzata dall'ambito universitario per rivendicare l'importanza di quei percorsi. Anzi.

Rilanciamo pertanto un'idea di università realmente pubblica, libera e organica alla città, che sia spazio di dibattito e confronto tra tutte le componenti accademiche e cittadine, che dia il suo contributo alla formazione di una cultura realmente critica e diffusa a tutta la comunità.

Lanciamo un appello a tutte le associazioni cittadine, studentesche e non, perché facciano sentire all'Università la propria contrarietà a questo regolamento. Invitiamo inoltre le liste studentesche a ritirare il prima possibile il loro appoggio a questo regolamento, rompendo ogni forma di complicità con qualsiasi documento che limiti la possibilità di fruire l'Università, da parte di tutti.

Laboratorio delle disobbedienze Rebeldia

 
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