Di Spazi e Beni Comuni: come la forma non cambia la sostanza

E’ attualmente in discussione all’interno del Consiglio Comunale una proposta di regolamento sulla collaborazione e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni proposto dall’amministrazione comunale. Come associazione studentesca che vive ed attraversa questa città abbiamo partecipato a diversi percorsi di riqualificazione diretta di benispazi urbani abbandonati, e vogliamo pertanto portare alcune osservazioni in merito al regolamento.

Non possiamo non partire dal ruolo della scuola e dell’università, espressamente presenti in questo regolamento, in particolare art. 17:  pur condividendo la necessità di collegare il discorso dei beni comuni alla formazione e all’istruzione non condividiamo che il canale privilegiato per il coinvolgimento degli studenti sia attraverso forme di sfruttamento del lavoro volontario. Ad oggi assistiamo quotidianamente a fenomeni di sfruttamento, attraverso l’utilizzo inappropriato dell’alternanza scuola lavoro (come previsto dalla Buona Scuola) e vediamo in questo regolamento gli stessi elementi critici che ispirano l’attuale riforma sulla scuola e l’operato politico di chi amministra questa città.

 

Il comma 3  del suddetto articolo prevede che le azioni di cura e rigenerazione dei beni comuni  da parte degli studenti siano ricompensate con crediti formativi (CFU), avallando una prassi per cui il lavoro volontario ha un valore formativo che va “istituzionalmente” riconosciuto, dimenticando le tante associazioni che vivono sul territorio e quotidianamente si impegnano con politiche dal basso. Individuiamo da anni la necessità di mettere a disposizione risorse per sostenere quelle iniziative che arricchiscono il panorama culturale della città e creano un’alternativa al momento assente: per risorse intendiamo principalmente spazi e la possibilità di poterne fruire in maniera realmente democratica. Chiediamo infatti da anni alle amministrazioni dei due più grandi organi di potere di Pisa, il Comune e l’Università, che ognuno con i propri strumenti (come un adeguato regolamento spazi nel caso universitario) metta a disposizione quegli spazi spesso vuoti ed abbandonati a loro stessi per far vivere, confrontarsi e lavorare, quelle realtà che operano sul territorio e lottano quotidianamente per la loro sopravvivenza.

Un altro aspetto critico che rinveniamo nel regolamente è infatti la mancanza di una gestione realmente condivisa ed inclusiva dei Beni Comuni: da una parte all’amministrazione (attraverso la Giunta Comunale) viene dato potere decisionale completo sull’individuazione di questi beni e sull’approvazione dei progetti e degli interventi, dall’altra i CTP vengono eletti a luogo privilegiato di discussione e confronto tra Comune e Cittadinanza (art. 10 comma 6, art. 11 comma 5 e 6 e art. 23) dimenticando il ruolo svolto dalle associazioni nella città di Pisa.

Come abbiamo già detto, infatti, in una realtà come quella pisana in cui la componente cittadina è profondamente divisa tra chi resta e chi transita (come i molti studenti che vengono a vivere a Pisa per motivi formativi), è impensabile intavolare una discussione che metta al centro i beni comuni senza un confronto reale con quelle associazioni che portano da anni avanti un ragionamento sulla città, provando a conciliare le esigenze di tutti e mettendo al centro spazi ed iniziative che vanno al di là del quartiere di appartenenza o della categoria sociale, economica o etnica dell’individuo.

Nel regolamento è infatti prevista la possibilità di partecipare alla rigenerazione e cura dei beni comuni anche con la semplice e generica qualifica di “cittadino attivo”, prevedendo la possibilità di partecipazione di privati di natura imprenditoriali, i quali avrebbero maggiori possibilità di rendere attrattivo il loro interesse per il bene comune individuato anche con ritorni economici, dimenticando il principale ruolo sociale e politico che dovrebbero avere questi beni.

Crediamo come Sinistra Per… che i beni comuni possano essere principalmente valorizzati ed utilizzati sostenendo l’associazionismo che per natura si occupa di questi temi, mettendo a disposizione della cittadinanza tutta contributi e risorse, senza marchingegni burocratici spesso escludenti. Non dimentichiamo infatti che a quelle realtà che hanno messo finora in campo reali progetti di riqualificazione e valorizzazione a costo zero degli spazi abbandonati di questa città è stato risposto con sgomberi o azioni di repressione, sottolineando una volontà politica di chiusura da questa stessa amministrazione. Volontà che speriamo possa cambiare per assicurare in prospettiva un’idea di cittadinanza a Pisa che sia realmente consapevole ed inclusiva.

 

Pisa, 3 Maggio 2017

 

 
Pros. >
Joomla SEF URLs by Artio