Rebeldia risponde "Ritiri la richiesta di sequestro"

  A meno di due settimane dal corteo del Municipio dei Beni Comuni del 16 febbraio scorso, che ha visto oltre 2.000 persone sfilare per le strade della città chiedendo il ritiro della richiesta di sgombero dell’ex Colorificio Liberato, il proprietario dell’area, Carlo Junghanns, presidente di J Colors, ha preso carta e penna per scrivere agli attivisti che hanno restituito questo spazio all’uso sociale. Qui il testo della Lettera , di seguito la risposta del Progetto Rebeldia:

 

                                                                                                                                                                   Pisa, 9 Marzo 2013

Gentile Dottor Junghanns,

 

 La ringraziamo per la Sua lettera, che rendiamo volentieri pubblica, come chiede. Ci permettiamo perciò di risponderLe pubblicamente anche noi. Del resto, la pubblicità delle azioni caratterizza il Municipio dei Beni Comuni, di cui le associazioni del Progetto Rebeldía fanno parte, sin dal 13 ottobre scorso, quando centinaia di cittadini hanno sfilato a testa alta per le vie di Pisa denunciando il clamoroso e ingiustificato abbandono dell’ex Colorificio Toscano, un’area di 14.000 mq (sempre bene ricordarlo). La riapertura di questo sito ha creato consenso intorno al Municipio dei Beni Comuni in tutta Italia. La ragione è semplice: in un periodo di profonda crisi economica, sociale e politica, l’impegno collettivo di cittadini e associazioni per garantire a tutti, senza discriminazioni, la possibilità di accedere a forme di socialità, solidarietà, cultura e sport, è un segnale in controtendenza rispetto al declino che viviamo. Si tratta di attività tutte svolte senza fini di lucro e senza profitto personale: come tali esse non hanno alcuna natura patrimoniale, né egoistica (cfr. Trib. Roma, VII sez., 8 febbraio 2012).

La Sua lettera stupisce per la ricostruzione che fornisce della storia recente dell’ex Colorificio. Ci spiace, ma per noi la verità rappresenta un punto irrinunciabile. La memoria di lavoratori e sindacalisti, le cronache dei giornali del tempo e numerosi documenti ufficiali sono concordi nel restituire un’immagine diversa della gestione della fabbrica da parte della J Colors, di cui Lei è presidente. La definitiva chiusura fu una scelta unilaterale imposta a addetti e lavoratori che subirono un licenziamento, di cui alcuni soffrono ancora le conseguenze, perché disoccupati da allora. Di questo parla “Rebelpainting”, che Lei definisce “libercolo colmo di menzogne e di false notizie”, ma che invece è il risultato di una rigorosa ricerca su fonti e documenti svolta da cittadini e studiosi, fra i quali figurano professori universitari che siedono su alcune delle principali cattedre di Diritto Civile e Diritto Costituzionale del Paese. Siamo anzi noi a chiederLe su che basi scriva che, dopo la chiusura del 2009, “J Colors richiese al Comune di Pisa una nuova destinazione per l’area di via Montelungo per evitare che diventasse una rovina”, giacché l’8 novembre scorso, intervenendo in Consiglio Comunale, l’Assessore all’Urbanistica Fabrizio Cerri ha espressamente negato che tale richiesta vi sia mai stata.

Nella Sua lettera sorprende poi la rappresentazione caricaturale delle nostre attività, notissime a tutti come modello di cooperazione tra cittadini e associazioni. Lei scrive che ci (ma “noi” chi?) saremmo “accattivati la partecipazione alla [n]ostra avventura di varie associazioni ambientaliste, animaliste e quant’altro (probabilmente ignare dei [n]ostri veri scopi)”, immagine falsa e offensiva, sorprendentemente simile a quella propagandata da anni dall’Amministrazione Comunale di Pisa. Le associazioni del Progetto Rebeldía colgono l’occasione per ricordare che esse hanno piena “capacità di intendere e di volere” e che non vi è contraddizione fra le attività che svolgono e la liberazione e restituzione dell’ex Colorificio a un uso sociale. È questo il messaggio che il corteo di 2.000 persone che ha gioiosamente colorato le vie di Pisa il 16 febbraio scorso ha voluto mandare.

Se ascolterà la Sua coscienza di cittadino, si renderà conto che la richiesta di sequestro dell’immobile presentata nelle scorse settimane non mira a porre fine a un’illegittima presa di possesso, ma a una legittima restituzione all’uso sociale e pubblico di un bene irrimediabilmente abbandonato. Come sa, se sgomberato, l’ex Colorificio resterebbe vuoto per anni, perché il mercato non consente più di fare profitti mediante speculazioni edilizie che non servono a nessuno, ma sono state anzi causa tra le principali dell’attuale crisi economica (ricorda la “bolla speculativa” del 2008?). Perciò, giuristi di primissimo piano sono intervenuti in difesa del diritto alla riapertura dell’ex Colorificio, in nome dell’art. 42 della Costituzione che della proprietà privata determina “i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti”.

Abbiamo qualche dubbio che il ritorno al degrado di un’area che ospita attività sociali, sportelli per cittadini italiani e stranieri, eventi culturali e sportivi, attività per bambini e molto altro ancora, sia davvero legittima.

Perciò, Le chiediamo di riprendere in considerazione l’ipotesi da noi proposta di un comodato d’uso, che garantirebbe il Suo possesso dell’area e il diritto costituzionale a un suo uso sociale finché essa resterà abbandonata. Se prevarrà uno spirito di ascolto e collaborazione tra J Colors, il Municipio dei Beni Comuni e Amministrazione Comunale, si può ancora arrivare a una soluzione condivisa, nell'interesse di tutti.

Certi che dopo aver letto questa nostra, deciderà di ritirare la Sua richiesta di sgombero, La attendiamo presso lo spazio per vedere com’è diventato bello e vissuto dopo che lo abbiamo riaperto. Sarebbe un motivo di orgoglio, crediamo, anche per Lei.

Ex-Colorificio Liberato - Progetto Rebeldia

 
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