Pisa non è Beirut PDF

no_alcolComunicato Stampa:

Pisa non è come Beirut ma il prefetto è un talebano!!!

Pisa è una città universitaria, piena di giovani. A luglio fa caldo e gli studenti, dopo aver studiato o magari per festeggiare un esame, escono a prendere una birra. Le persone fanno rumore perché sono vive: scherzano, parlano, stanno in compagnia, e una piccola parte di loro si comporta anche in modo scorretto (di arroganti è pieno il mondo). I cittadini sono esasperati, sempre pronti a indignarsi e strapparsi i capelli per qualche schiamazzo di troppo, o magari per aver trovato una lattina di birra appoggiata sul marciapiede a insultare l'architettura del loro bel portone.
Niente di nuovo, tutte le estati è la stessa storia.

E il Prefetto Basile, di concerto col Sindaco Filippeschi, come reagisce alle lamentele?
Blocca, vieta, punisce. Niente alcolici dalle 22 alle 3, vietato girare con quantità superiori alle dosi per uso personale (come con l'eroina), l'alcol può essere servito, purché chi beve lo faccia di nascosto, rinchiuso in un locale. L'ordine è ristabilito, i cittadini possono dormire. Ma a che prezzo?
Gli interessi che il prefetto difende, ancora una volta, sono quelli (per quanto legittimi) quei pochi cittadini che hanno un condizionatore, e possono passare le serate al fresco senza dover uscire di casa, mentre tutti gli altri devono adattarsi e piegarsi ad un proibizionismo che fa invidia ai capi tribù afghani. Il Prefetto in un'intervista dipinge Pisa come Beirut, ma chiunque giri per il centro si rende conto di quanto sia falso questo giudizio: nella realtà, Pisa semplicemente non è una città pericolosa.
Questa ordinanza sembra piuttosto un pretesto per privilegiare gli esercizi commerciali che dispongono
di tavoli all'aperto, che potranno alzare i prezzi.
Come se il proibizionismo, nella storia, avesse mai risolto qualche problema. Come se una legge, di fronte alla forza della realtà, fosse mai riuscita a imporsi. E infatti si vede quanto sia rispettata l'ordinanza: si spendono articoli di fuoco sulla stampa locale per denunciare il non rispetto delle regole e le centinaia di persone che, esattamente come prima dell'ordinanza, stanno sedute sulle spallette a bere birra. Ma questo è ovvio, signori. Pensavate davvero che sarebbe bastato un foglio di carta protocollata per impedire a tutte queste persone di esercitare un diritto banale e fondamentale come è quello dello svago? Ci sono mille modi di eludere un simile divieto, è solo una questione di fantasia.
Chiediamo al prefetto di ritirare il provvedimento: il giusto diritto al riposo da parte dei residenti non può essere barattato con il diritto allo svago di migliaia di persone, e questa ordinanza non risolve alcun problema mentre ne crea molti altri. E stavolta - non credevamo di dover arrivare a tanto - reclamiamo il nostro diritto a vivere pienamente ed in libertà le piazze e le strade della nostra città che devono essere un luogo di incontro e non un deserto privo di vita. Rifiutiamo la prospettiva di una città morta e silenziosa, i cui abitanti restano chiusi in casa a guardare la televisione spazzatura invece di uscire per stare con gli altri, e rilanciamo l'esigenza di spazi di aggregazione estivi, come il bell'esempio che
rappresentava il bastione San Gallo alcuni anni fa, prima che fosse chiuso.
Questo provvedimento fa scendere il grado di civiltà e di tolleranza della nostra città. Una cosa del genere infatti non esiste in nessuna delle grandi città europee, con problemi ben più significativi dei nostri:
Berlino, Parigi, Londra, Barcellona. Nemmeno a Beirut è vietato vendere alcolici!

Pisa,
27/7/2008
Laboratorio delle disobbedienze Rebeldia

 
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