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Il 24 giugno la questione della collocazione delle attività del Progetto Rebeldía ha finalmente fatto un passo in avanti, con la prima riunione tra i tecnici di ognuna delle realtà presenti al tavolo interistituzionale. Pur rilevando un evidente ritardo nella convocazione del tavolo tecnico rispetto alle nostre ripetute sollecitazioni che durano da più di un anno e mezzo, abbiamo partecipato a questo incontro con spirito costruttivo e propositivo, disposti non solo a vagliare tutte le possibili soluzioni ma a dare il nostro contributo grazie ad alcuni professionisti e tecnici che con noi collaborano. Ad oggi rimangono molti forti le distanze tra noi e l'amministrazione comunale in merito alla nostra proposta di integrazione nell'area di via Battisti.
Il tempo che si è volutamente lasciato trascorrere da parte della
precedente amministrazione nel discutere le nostre 7 proposte di
integrazione al fine di far andare avanti i passaggi burocratici del
progetto, oggi viene utilizzato come scudo per non discutere di quale
vera riqualificazione l'area della stazione ha oggi bisogno. Dobbiamo
respingere l'accusa, da parte del Comune (in particolare l'assessore
Cerri), di "non rispettare i patti": infatti è vero il contrario.
Sapevamo bene del progetto di riorganizzazione urbanistica previsto
per l'area di via Battisti, ma è altrettanto vero che insieme
all'accordo su via Battisti, la precedente amministrazione si era
impegnata a trovare nel frattempo una soluzione "stabile e definitiva'
per le attività del Progetto Rebeldía.
L'assessore Cerri non può non ricordare questo "particolare" essendo
stato uno dei protagonisti di quell'accordo. L'attuale indisponibilità
al dialogo ed il trincerarsi dietro un iter procedurale di fatto
rischia ad oggi di danneggiare sia il Progetto Rebeldía che la città e
non può essere utilizzato come giustificazione per proseguire come se
nulla fosse. Infatti la questione del Progetto Rebeldía in via Battisti
e la nostra permanenza in quell' area riguardano la possibilità per
tutta la città per la prima volta di coniugare riqualificazione
sociale e riqualificazione urbanistica in una zona di frontiera in cui
uomini e donne di ogni parte del mondo vivono.
Siamo convinti che questa occasione di sperimentare un modello di
urbanistica partecipata non debba essere sprecata e che l'attuale
progetto comunale non soddisfi le esigenze sociali del quartiere della
stazione.
Non intendiamo arroccarci solo sulle nostre proposte siamo ovviamente
più che disponibili a valutare altre soluzioni; tuttavia al riguardo
registriamo ancora una volta che le nostre richieste di chiarimenti
sull'ipotesi di trasferimento in Via Bovio, poste nel novembre del
2007, sono rimaste inevase: attendiamo ancora e speriamo che queste
informazioni arrivino. Registriamo con favore che dopo più di 18 mesi
si sia preso l'impegno per un incontro con le Ferrovie dello Stato
(10-11 luglio); ci auguriamo che questo sia il primo passaggio per una
seria e proficua verifica della nostra integrazione nell'area della
stazione. Da parte nostra lavoreremo assiduamente al tavolo tecnico, il
cui lavoro considereremo concluso solo con la valutazione in termini di
tempi, costi, fattibilità , congruità urbanistica e rispondenza alle
esigenze per tutte le possibili soluzioni, al fine poi di vagliarle in
sede politica nel tavolo interistituzionale: un lavoro lungo, che ci
auguriamo venga fatto fino in fondo senza pregiudizi o accelerazioni
strumentali ed improvvise che per noi sarebbero ingiustificate ed
ingiustificabili.Ribadiamo che salvaguardare realmente il Progetto
Rebeldía significa individuare una soluzione di carattere definitivo e
non transitorio, che garantisca l'unità fisica di tutto il Progetto
Rebeldía e dell'insieme delle attività , sia delle associazioni che ne
fanno parte sia di quelle che in queste anni abbiamo ospitato, nonchè
la continuità e il radicamento territoriale di una esperienza che in
questi anni ha riqualificato decine di aree abbandonate di questa
città.
Progetto Rebeldía .
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