Trattativa: Gli ultimatum non servono, chiediamo un confronto vero per individuare una soluzione PDF

Accogliamo con soddisfazione il comunicato del comune che quanto meno ci riconosce un ruolo positivo per l’integrazione e la coesione sociale e finalmente rompe un silenzio di quasi tre mesi.
Riteniamo però doverose alcune precisazioni affinché realmente ci possa essere un confronto chiaro e trasparente.

In primo luogo teniamo a precisare che fin’ora non abbiamo mai rifiutato alcuna proposta avanzata dal Comune. L’amministrazione in un anno non ci ha mai prospettato più soluzioni, ma  solo nel mese di ottobre, dopo 8 mesi di confronti, ci ha proposto un sopralluogo in uno stabile in via Bovio. Ad oggi non abbiamo detto un "no pregiudiziale", come ci attribuisce Giorgio Piccioni, al contrario, abbiamo anche chiesto da diversi mesi chiarimenti e informazioni per poter valutare  questa proposta nel concreto, chiarimenti che non sono mai arrivati. E sinceramente ci domandiamo anche il perché, visto che c’era un impegno anche ad aprire un tavolo tecnico su quell’area che presenta diverse difficoltà a partire dall’esistenza di un progetto di recupero.
Non sappiamo quindi con questa espressione al plurale - ‘soluzioni’ - a cosa si riferisca il Comune, a meno che non si cambi la realtà, riproponendo oggi strumentalmente i capannoni in via san Iacopo che lo stesso tavolo interistituzionale nel mese di settembre ritenne non idonei in quanto in contrasto con le vigenti disposizioni in materia di salute ed ambiente vista la vicinanza al depuratore.
Al contrario, se qualcuno ha avuto un atteggiamento pregiudiziale questo è stato il Comune che non ha mai voluto, lasciando trascorrere un intero anno, prendere in considerazione le 7 proposte di integrazione nell’area di via Battisti elaborate da architetti ed ingegneri che collaborano con noi, rifiutandosi di fare qualsiasi verifica tecnica su quell’area che prevede già nel progetto attuale dei fini sociali.
Teniamo a ribadire, per evitare qualsiasi strumentalizzazione, l’assoluta compatibilità delle nostre proposte con il progetto attuale a testimonianza della nostra volontà, che ribadiamo anche oggi, di dialogo e di non impedimento dei lavori. Si tratta quindi di una questione di volontà politica da parte del Comune e non di un problema tecnico, e per questo rilanciamo il confronto sull’idea di una nostra integrazione nel progetto di riorganizzazione urbanistica, come ulteriore elemento di riqualificazione sociale.
Allo stesso tempo, come da più di un anno diciamo: qualsiasi proposta che mira o prevede uno smembramento delle associazioni del Progetto Rebeldía e di tutte le attività che vi si svolgono è per noi inaccettabile, in quanto l’unità di culture ed esperienze diverse è per noi un valore irrinunciabile, che le stesse istituzioni hanno riconosciuto.
Siamo convinti che occorra uscire da un approccio emergenziale al problema, e così anche da una politica del transitorio e dei due tempi proposta dal Comune nel suo comunicato, in quanto l’individuazione di una sede stabile e definitiva era uno degli impegni che già si erano prese tutte le istituzioni nei nostri confronti al momento del nostro trasloco dall’Ex-Etruria nel febbraio del 2006.
Non siamo disposti ad accettare degli ultimatum in quanto siamo convinti che la sola strada che può garantire di trovare una soluzione adeguata sia quella di un confronto serio e concreto.
Crediamo, quindi che sia un atto di buon senso agire in modo tale che  il dialogo possa proseguire e in questo senso intervenire sulla convenzione, ancora non stipulata, con lo studio vincitore della progettazione tenendo conto della realtà che nei fatti esiste in via Battisti. Pensiamo che ciò serva come elemento di tutela per tutti i soggetti coinvolti e come premessa per garantire spazi e strumenti per proseguire il dialogo con la prossima amministrazione. Allo stesso tempo occorre confrontarsi fin da subito seriamente sui tempi necessari, cosa che avevamo chiesto oltre tre mesi fa senza alcuna risposta, per individuare una soluzione che permetta nei fatti sia di realizzare le opere previste dal piano comunale sia di individuare e mettere a disposizione una sede che garantisca la continuità, la stabilità, l’unità ed il radicamento territoriale delle attività del Progetto Rebeldía.

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