Memoria del Progetto Rebeldía

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a sostegno dell'assegnazione diretta degli spazi di via Andrea Pisano

Pisa, 30 dicembre 2011

In seguito a quanto stabilito nell'incontro del 9 dicembre scorso tra una delegazione del Progetto Rebeldía e l'Amministrazione comunale di Pisa, proponiamo qui di seguito una nostra memoria a sostegno dell'immediata praticabilità giuridico-amministrativa dell'assegnazione diretta degli spazi di via Andrea Pisano, preceduta da una breve ricostruzione dello stato della questione.

Stato della questione:
Le associazioni del Progetto Rebeldía hanno lasciato gli spazi di via Cesare Battisti il 28 febbraio 2011, secondo quanto previsto dal patto siglato con l'Amministrazione comunale, ratificato dalla Conferenza dei Servizi del 26 gennaio scorso, che prevedeva altresì l'ingresso e l'avvio delle attività negli immobili di via Andrea Pisano entro l'estate. Al contrario, mentre l'area di via Cesare Battisti è stata liberata e ospita oggi il cantiere della cosiddetta “Sesta Porta”, le associazioni restano ancora senza uno spazio per svolgere unitariamente le loro attività sociali – attività la cui rilevanza è stata riconosciuta non solo dalla cittadinanza pisana in numerose occasioni, ma anche dallo stesso sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, mentre la Regione Toscana le ha definite «in piena sintonia con i suoi principi».

È cosa ben nota che l'individuazione degli spazi di via Andrea Pisano, un'area di proprietà comunale ad oggi in gran parte abbandonata, è avvenuta nell'ambito delle trattative tra il Progetto Rebeldía e l'Amministrazione comunale, finalizzate alla liberazione dell'area di via Cesare Battisti. Ed è altresì cosa nota che le associazioni del Progetto Rebeldía, in seguito all'accordo stipulato in Conferenza dei Servizi, hanno sviluppato intorno agli spazi di via Andrea Pisano una progettazione partecipata per il recupero di locali che diventerebbero così un importante fattore di socialità, integrazione e riqualificazione nella città di Pisa.

Con le sue associazioni, le numerose comunità migranti, il più diffuso tessuto associativo con il quale da sempre collabora, tantissimi studenti e in generale centinaia di cittadini pisani, che per anni ne hanno frequentato gli spazi, il Progetto Rebeldía rappresenta un'esperienza di convivenza e discussione che contribuisce a rendere la nostra città un posto migliore in cui vivere. Per questo, restituire a Pisa il Progetto Rebeldía attraverso un'assegnazione diretta degli immobili di via Andrea Pisano appare quanto mai urgente, anche alla luce del riconoscimento concreto che esperienze analoghe alla nostra hanno ottenuto e continuano ad ottenere in altre città italiane.
Del resto, lo stesso sindaco Filippeschi, durante l'incontro con una delegazione del Progetto Rebeldía del 9 dicembre scorso, si è impegnato a dare una risposta definitiva sulla richiesta di assegnazione diretta nell'incontro del 4 gennaio prossimo.

Come chiarisce oltre ogni ragionevole dubbio la memoria allegata, non esiste infatti alcun ostacolo giuridico e/o amministrativo all’immediata assegnazione diretta degli spazi di via Andrea Pisano alle associazioni del Progetto Rebeldía. Consentirci di tornare a operare a pieno regime significa oggi dare anche una concreta risposta alla crisi economica che colpisce il nostro Paese. A indicare tale via sono stati gli 80 amministratori di tutta Italia, che nel novembre scorso hanno auspicato con forza una rapida soluzione della vicenda del Progetto Rebeldía, portando a sostegno la propria esperienza diretta di assegnazioni a realtà sociali, fonte di crescita culturale nelle rispettive città.
Né sarebbe giusto che l'Amministrazione comunale pisana ignorasse la straordinaria mobilitazione che esiste in città in favore del Progetto Rebeldía, una mobilitazione che vede una partecipazione trasversale di migliaia di cittadini che abitano, lavorano e frequentano Pisa. In oltre 3.500 hanno sottoscritto una petizione per chiedere l'assegnazione diretta dello spazio di via Andrea Pisano al Progetto Rebeldía.

La nostra domanda è quindi semplice: l'Amministrazione comunale intende rispettare gli impegni assunti in Conferenza dei Servizi? La via maestra non può che passare dalla traduzione sul piano dei fatti del riconoscimento pubblico del valore sociale delle attività svolte dalle associazioni del Progetto Rebeldía attraverso l'assegnazione diretta degli spazi di via Andrea Pisano. Ribadiamo una volta di più come questa strada ad oggi sia ormai l'unica soluzione che sia garanzia di trasparenza e correttezza.

Ci attendiamo che nell'incontro del 4 gennaio prossimo il sindaco Filippeschi rispetterà fino in fondo gli impegni assunti ormai un anno fa di fronte alla città, restituendole il Progetto Rebeldía nel solco della tradizione di impegno sociale e vitalità democratica che da sempre contraddistingue Pisa.

Per favorire ulteriormente il confronto e un esito positivo della vicenda, proponiamo qui di seguito un ulteriore contributo sull'immediata praticabilità dell'assegnazione diretta.

Sull'immediata praticabilità dell'assegnazione diretta:
Le associazioni raccolte nel Progetto Rebeldía, in attesa dell'incontro con l'Amministrazione comunale fissato per il 4 gennaio 2012, avente ad oggetto la richiesta avanzata dalle stesse associazioni di assegnazione diretta dello stabile di via Andrea Pisano, intendono osservare quanto segue.

Le associazioni ritengono che nulla osti a che il Comune di Pisa provveda a concedere ad esse, attraverso il loro soggetto giuridico, lo stabile in questione nelle forme della cosiddetta assegnazione diretta, per vari ordini di ragioni. In primo luogo, si ritiene che costituisca una funzione ed uno scopo ineludibile dell'Amministrazione locale il perseguire l'obiettivo di garantire l'integrazione sociale e culturale, lo sviluppo di spazi di discussione e di incontro fra coloro che vivono il territorio pisano, la diffusione di valori quali la tolleranza e la non discriminazione, con specifica attenzione alla fattiva partecipazione delle giovani generazioni alla vita civile della città. In questo senso, peraltro, si esprime in modo assai chiaro la giunta comunale del Comune di Genova, nella recente delibera del 25 novembre 2011 (all. 1), che procede appunto ad assegnare degli spazi comunali a gruppi di associazioni. Quell'Amministrazione esplicitamente rivendica la volontà di porre “al centro delle sue scelte il tema dei diritti e dell'accoglienza nel tessuto cittadino come determinanti per la qualità della vita di tutti”; sottolinea inoltre: “in tale contesto il tema delle nuove generazioni ha una propria specificità che richiede attenzione, dialogo, sensibilità e azioni concrete volte ad investire sui giovani per favorire processi di cittadinanza attiva e di inclusione riconoscendo le differenti forme e dimensioni in cui questi si organizzano ed operano. Pertanto si rende opportuno favorire e sostenere lo sviluppo di processi legati alla socializzazione, alla diffusione di saperi e valori anche finalizzati all'inclusione e alla coesione sociale, impegni presenti anche tra i compiti istituzionali del Comune di Genova”. Appare chiaro come quindi l'ente locale possa, ed anzi debba, agire nel senso di perseguire le finalità appena ricordate utilizzando a tal fine le proprie risorse anche mediante procedura di assegnazione diretta, così come fatto dal Comune di Genova (all. 1-2) e da varie altre amministrazioni (Roma, Venezia, Alessandria, Bologna, Massa, Falconara Marittima ecc.) i cui atti sono messi a disposizione unitamente alle presenti osservazioni (all. 3-6).
Ciò determina evidenti conseguenze di natura tecnica.

L'utilizzo di un bene nella disponibilità dell'amministrazione ai fini individuati differisce in modo sostanziale rispetto ad un eventuale utilizzo a favore di privati per scopi, ad esempio, di natura commerciale: nel secondo caso si avvantaggia in primo luogo un privato soggetto, che solo indirettamente trasferisce il beneficio ricevuto alla collettività, attraverso il servizio offerto; nel primo caso, invece, non vi è soluzione di continuità nella caratterizzazione pubblica e comune del bene in oggetto, che non viene assegnato ad un soggetto privato che ne beneficerà personalmente, bensì ad una collettività ampia e mobile che al suo interno racchiude, nella sua capacità di essere esponenziale di una multiforme realtà cittadina e finanche nazionale, la comunità stessa della quale fa parte. Il bene pubblico rimane, quindi, pubblico, ed il fine istituzionale dell'ente viene perseguito dall'ente anche con la mediazione dell'associazionismo cittadino. Appare, del resto, che nella città di Pisa questa Amministrazione, come la precedente, abbia proceduto regolarmente ad assegnazioni dirette di spazi comunali, senza peraltro mai ricorrere a procedure di evidenza pubblica. Così stando le cose, vengono meno, o devono essere letti alla luce del carattere pubblico della assegnazione di cui si discute, i noti principi restrittivi che la legge, nazionale e sovranazionale, pone a tutela della arbitrarietà delle scelte delle amministrazioni: nel caso che ci occupa, infatti, l'amministrazione non favorisce soggetti determinati disponendo delle proprie risorse, bensì valorizza le proprie risorse utilizzandole per il perseguimento di una sua funzione, attraverso la mediazione gratuita e priva di finalità di lucro della cittadinanza. In secondo luogo, preme comunque rilevare che la rigorosa applicazione dei principi di trasparenza, imparzialità e buon andamento della Pubblica Amministrazione di cui all'art. 97 della Costituzione, così come specificati nella legislazione vigente, non determina nessun ostacolo all'assegnazione di cui si diceva, e questa scelta appare del tutto non censurabile sotto il profilo giuridico.

Innanzitutto, per quanto attiene alla trasparenza ed imparzialità: posto che lo strumento dell'assegnazione diretta è di per sé una procedura che si può perseguire in quanto prevede il rispetto di tali principi, nel caso specifico il Comune di Pisa ha già proceduto a bandire una procedura per manifestazione di interesse avente ad oggetto l'immobile in questione; ha cioè espresso la volontà di destinare il bene a determinati scopi, sociali, culturali e così via, attraverso la sua messa a disposizione dell'associazionismo cittadino. Nel farlo, l'Amministrazione ha indicato precisi principi, criteri e requisiti ai quali attenersi nella scelta dell'associazione destinataria, nell'esercizio della propria discrezionalità amministrativa.

All'esito della manifestazione di interesse, nessun soggetto nel territorio pisano ha dimostrato di avere i requisiti per ottenere l'uso del bene, né risulta che coloro che sono stati giudicati inidonei abbiano proceduto ad impugnare la decisione dell'Amministrazione relativa alla loro esclusione. Da ciò deriva che il Comune di Pisa ha compiutamente adempiuto agli obblighi di trasparenza ed imparzialità, ponendo in essere una procedura ad evidenza pubblica che ha consentito a tutti i soggetti legittimati di intervenire per beneficiare del bene in questione; nessuna censura potrà mai essere mossa all'Amministrazione sotto questo profilo. Ciò posto, certamente non potrà pensarsi che l'attuazione della volontà istituzionale dell'ente di assegnare quel bene all'associazionismo possa essere preclusa dalla mancanza di un soggetto “titolato” all'uso; ovviamente, infatti, l'aver esperito una manifestazione d'interesse e il procedimento conseguente senza esiti non può mai avere effetti preclusivi sulle future scelte dell'Amministrazione. Semmai, potrà invece aprire nuove strade nelle modalità di assegnazione del bene medesimo: avendo infatti garantito la trasparenza e l'imparzialità attraverso la procedura pubblica, una futura assegnazione dietro richiesta da parte di ulteriori soggetti non potrà essere tacciata di parzialità, proprio perché il risultato della recentissima manifestazione d'interesse ha dimostrato che nessun altro soggetto esiste che possa rispondere alle condizioni che l'Amministrazione ha ritenuto indispensabili per l'assegnazione medesima.

Conferma di quanto detto si rinviene, peraltro, ragionando per analogia, nella legislazione vigente e nella conseguente giurisprudenza in tema di opere pubbliche, laddove l'art. 57 del d.lgs. n. 163/2006 prevede che le stazioni appaltanti possano aggiudicare contratti pubblici mediante procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara qualora, in esito all’esperimento di una procedura aperta o ristretta, non sia stata presentata nessuna offerta, o nessuna offerta appropriata, o nessuna candidatura. Allo stesso modo, il Consiglio di Stato (sez. V, 25 febbraio 2009, n. 1128) stabilisce che in caso di gara deserta per assenza di offerte appropriate, l'amministrazione giustamente può procedere a trattativa privata senza la preventiva pubblicazione di un bando. In sostanza, il principio appare chiaro: una volta garantita la libera concorrenza, la fase successiva si informa ad una maggiore discrezionalità, nell'ottica di raggiungere lo scopo prefissato dall'Amministrazione, ovvero la valorizzazione del bene in oggetto. Non a caso, infatti, il medesimo articolo 56 citato precisa che le condizioni dell'originario bando non dovranno essere eccessivamente modificate (sebbene non si richieda una assoluta identità), a dimostrazione del fatto che la previa procedura pubblica andata deserta potrà legittimare una scelta “diretta” nei limiti di ciò che era stato in sostanza messo a disposizione della collettività con il bando medesimo, offrendo copertura alla procedura più snella entro detti limiti. Tale procedura è già stata ritenuta pienamente legittima dalla stessa Amministrazione comunale, che nel verbale della Conferenza dei Servizi del 26 gennaio 2011, prevedeva l'assegnazione diretta dell'immobile di proprietà di RFI sito in via Saragat, «essendo già state esperite una Manifestazione d'interesse e il procedimento conseguente», permettendo così «alle associazioni che attualmente svolgono attività in via Battisti n. 51 di avere una soluzione immediatamente assegnabile e praticabili, svolti i lavori d'adeguamento e messa in sicurezza, per dare continuità alle loro attività», benché le stesse associazioni del Progetto Rebeldía non avessero partecipato alla previa manifestazione di interesse riguardante l'immobile in oggetto.
Le associazioni del Progetto Rebeldía ritengono di essere in possesso di tutti i requisiti richiesti dall'Amministrazione per l'utilizzo del locale in via Andrea Pisano, a differenza, è a questo punto lecito ritenere, di altre associazioni presenti nel territorio pisano. Nulla osta, quindi, a che divengano beneficiarie dell'immobile.

Le medesime conclusioni debbono trarsi sotto la lente del principio di buon andamento della Pubblica amministrazione, con le sue specificazioni di vario tipo, a partire dalla necessità di non depauperare il patrimonio dell'ente al fine di non incorrere nella fattispecie del danno erariale, nelle sue multiformi caratterizzazioni. Sotto questo profilo, deve osservarsi quanto segue.

In primo luogo, è noto come il bene immobile in questione sia stato oggetto di una Conferenza dei Servizi (26 gennaio 2011) che ne ha previsto l'utilizzo proprio alle finalità che le attività delle associazioni del Progetto Rebeldía realizzano; in quell'occasione quattro enti, Comune di Pisa, Provincia di Pisa, Università di Pisa e ARDSU, hanno convenuto di sostenere economicamente la ricordata utilizzazione del bene, attraverso lo stanziamento di € 15.000 annuali ciascuno le ultime tre e la messa a disposizione dell'immobile da parte del Comune. Sono evidenti le implicazioni di tutto ciò;
il Comune di Pisa è di fronte ad un'alternativa: lasciare un immobile nel totale abbandono e degrado, o quantomeno nell'inutilizzo pressoché totale, oppure metterlo a valore anche attraverso l'attuazione del protocollo concordato con gli altri tre enti. Nel primo caso il Comune avrebbe un progressivo depauperamento del patrimonio, costituito o dalle spese di manutenzione o dalla diminuzione di valore del bene stesso. Nel secondo, oltre a realizzare una finalità istituzionale dell'ente, otterrebbe un progressivo recupero e valorizzazione di un immobile a costo pari a zero per il Comune, che si limiterebbe a scomputare il canone di affitto agevolato per le associazioni senza fini di lucro così, come previsto nella procedura per manifestazione di interesse. In altre parole, l'assegnazione nei termini indicati non solo è garanzia di una riqualificazione di un immobile di proprietà comunale, ma  costituisce altresì l'unica strada per accedere ad un finanziamento di 45.000,00 euro annui per la durata di 5 anni.

La situazione è così evidente che l'ipotetico danno erariale sembrerebbe, paradossalmente, possibile in caso di mancata assegnazione e quindi della mancata attuazione del protocollo, e non già il contrario. Allo stesso modo deve concludersi laddove si voglia prendere in considerazione il cosiddetto danno all'immagine dell'Ente: di nuovo, il destinare un bene inutilizzato alla collettività rappresentata da associazioni così multiformi e variegate, con una valorizzazione del bene stesso nel perseguire una finalità istituzionale, costituisce un'operazione del tutto priva di profili di censura; il contrario è da dirsi per il mantenere un bene inutilizzato e improduttivo, rinunciando ad attività di natura sociale e culturale e finanziamenti. D'altra parte è noto che molte delle attività che le associazioni interessate portano avanti vanno a riempire, seppure in parte, le lacune che le amministrazioni comunali lasciano aperte, per carenze di fondi o strumenti, secondo il principio di collaborazione e sussidiarietà stabilito dall'Unione Europea e recepito dalla Costituzione italiana; si pensi ad esempio a tutte quelle attinenti alla mediazione sociale, all'integrazione culturale, al sostegno alla scolarizzazione, all'accesso gratuito allo sport e simili, che si inserirebbero appunto a pieno titolo nelle finalità che l'ente persegue nella propria azione amministrativa.

In conclusione, appare possibile, nel rispetto delle normative comunali e della legislazione nazionale, procedere immediatamente ad un' “assegnazione diretta” del bene in questione al Progetto Rebeldía; potrà utilizzarsi tale strumento giuridico, prendendo ad esempio spunto dalle molte altre amministrazioni che si sono risolte in tal senso, senza temere, a parere delle associazioni, censure di legittimità o di merito.

Le associazioni del Progetto Rebeldía:
Acklab Pisa | Africa Insieme |Biblioteca Babil | BDS Pisa | Cabron | Chicco di senape | CiboLibero KC | Ciclofficina Pisa | CinemAltrove | Distretto di Economia Solidale | El Comedor Estudiantil Giordano Liva | Emergency Pisa | Equilibri Precari | Fratelli dell'Uomo | Futbol Rebelde | Greenpeace Gruppo Locale Pisa | Gruppo d'Acquisto Solidale Pisano | Ingegneria Senza Frontiere | Klub Epikurus | LIPU Pisa | Caffetteria Critica Machu Picchu | Mezclar - Ambulatorio Migrante | ¡Mosquito! | Osservatorio Antiproibizionista | Laboratorio delle disobbedienze Rebeldía | Rebeldía Media Crew | Rebeltheater | 31k32 | Scacchi Insorgenti | Gruppo TNT - Lavoro non lavoro | Un Ponte Per...

 
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