Memoria del Progetto Rebeldía |
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a sostegno dell'assegnazione diretta degli spazi di via Andrea Pisano
Stato della questione: È cosa ben nota che l'individuazione degli spazi di via Andrea Pisano, un'area di proprietà comunale ad oggi in gran parte abbandonata, è avvenuta nell'ambito delle trattative tra il Progetto Rebeldía e l'Amministrazione comunale, finalizzate alla liberazione dell'area di via Cesare Battisti. Ed è altresì cosa nota che le associazioni del Progetto Rebeldía, in seguito all'accordo stipulato in Conferenza dei Servizi, hanno sviluppato intorno agli spazi di via Andrea Pisano una progettazione partecipata per il recupero di locali che diventerebbero così un importante fattore di socialità, integrazione e riqualificazione nella città di Pisa.
Con le sue associazioni, le
numerose comunità migranti, il più diffuso tessuto associativo con il
quale da sempre collabora, tantissimi studenti e in generale centinaia
di cittadini pisani, che per anni ne hanno frequentato gli spazi, il
Progetto Rebeldía rappresenta un'esperienza di convivenza e discussione
che contribuisce a rendere la nostra città un posto migliore in cui
vivere. Per questo, restituire a Pisa il Progetto Rebeldía attraverso
un'assegnazione diretta degli immobili di via Andrea Pisano appare
quanto mai urgente, anche alla luce del riconoscimento concreto che
esperienze analoghe alla nostra hanno ottenuto e continuano ad ottenere
in altre città italiane.
Come
chiarisce oltre ogni ragionevole dubbio la memoria allegata, non esiste
infatti alcun ostacolo giuridico e/o amministrativo all’immediata
assegnazione diretta degli spazi di via Andrea Pisano alle associazioni
del Progetto Rebeldía. Consentirci di tornare a operare a pieno regime
significa oggi dare anche una concreta risposta alla crisi economica che
colpisce il nostro Paese. A indicare tale via sono stati gli 80
amministratori di tutta Italia, che nel novembre scorso hanno auspicato
con forza una rapida soluzione della vicenda del Progetto Rebeldía,
portando a sostegno la propria esperienza diretta di assegnazioni a
realtà sociali, fonte di crescita culturale nelle rispettive città. La nostra domanda è quindi semplice: l'Amministrazione comunale intende rispettare gli impegni assunti in Conferenza dei Servizi? La via maestra non può che passare dalla traduzione sul piano dei fatti del riconoscimento pubblico del valore sociale delle attività svolte dalle associazioni del Progetto Rebeldía attraverso l'assegnazione diretta degli spazi di via Andrea Pisano. Ribadiamo una volta di più come questa strada ad oggi sia ormai l'unica soluzione che sia garanzia di trasparenza e correttezza. Ci attendiamo che nell'incontro del 4 gennaio prossimo il sindaco Filippeschi rispetterà fino in fondo gli impegni assunti ormai un anno fa di fronte alla città, restituendole il Progetto Rebeldía nel solco della tradizione di impegno sociale e vitalità democratica che da sempre contraddistingue Pisa. Per favorire ulteriormente il confronto e un esito positivo della vicenda, proponiamo qui di seguito un ulteriore contributo sull'immediata praticabilità dell'assegnazione diretta.
Sull'immediata praticabilità dell'assegnazione diretta:
Le associazioni ritengono che nulla osti a che il Comune di
Pisa provveda a concedere ad esse, attraverso il loro soggetto
giuridico, lo stabile in questione nelle forme della cosiddetta
assegnazione diretta, per vari ordini di ragioni. In primo luogo, si
ritiene che costituisca una funzione ed uno scopo ineludibile
dell'Amministrazione locale il perseguire l'obiettivo di garantire
l'integrazione sociale e culturale, lo sviluppo di spazi di discussione e
di incontro fra coloro che vivono il territorio pisano, la diffusione
di valori quali la tolleranza e la non discriminazione, con specifica
attenzione alla fattiva partecipazione delle giovani generazioni alla
vita civile della città. In questo senso, peraltro, si esprime in modo
assai chiaro la giunta comunale del Comune di Genova, nella recente
delibera del 25 novembre 2011 (all. 1), che procede appunto ad assegnare
degli spazi comunali a gruppi di associazioni. Quell'Amministrazione
esplicitamente rivendica la volontà di porre “al centro delle sue
scelte il tema dei diritti e dell'accoglienza nel tessuto cittadino come
determinanti per la qualità della vita di tutti”; sottolinea inoltre:
“in tale contesto il tema delle nuove generazioni ha una propria
specificità che richiede attenzione, dialogo, sensibilità e azioni
concrete volte ad investire sui giovani per favorire processi di
cittadinanza attiva e di inclusione riconoscendo le differenti forme e
dimensioni in cui questi si organizzano ed operano. Pertanto si rende
opportuno favorire e sostenere lo sviluppo di processi legati alla
socializzazione, alla diffusione di saperi e valori anche finalizzati
all'inclusione e alla coesione sociale, impegni presenti anche tra i
compiti istituzionali del Comune di Genova”. Appare chiaro come quindi
l'ente locale possa, ed anzi debba, agire nel senso di perseguire le
finalità appena ricordate utilizzando a tal fine le proprie risorse
anche mediante procedura di assegnazione diretta, così come fatto dal
Comune di Genova (all. 1-2) e da varie altre amministrazioni (Roma,
Venezia, Alessandria, Bologna, Massa, Falconara Marittima ecc.) i cui
atti sono messi a disposizione unitamente alle presenti osservazioni
(all. 3-6). L'utilizzo di un bene nella disponibilità dell'amministrazione ai fini individuati differisce in modo sostanziale rispetto ad un eventuale utilizzo a favore di privati per scopi, ad esempio, di natura commerciale: nel secondo caso si avvantaggia in primo luogo un privato soggetto, che solo indirettamente trasferisce il beneficio ricevuto alla collettività, attraverso il servizio offerto; nel primo caso, invece, non vi è soluzione di continuità nella caratterizzazione pubblica e comune del bene in oggetto, che non viene assegnato ad un soggetto privato che ne beneficerà personalmente, bensì ad una collettività ampia e mobile che al suo interno racchiude, nella sua capacità di essere esponenziale di una multiforme realtà cittadina e finanche nazionale, la comunità stessa della quale fa parte. Il bene pubblico rimane, quindi, pubblico, ed il fine istituzionale dell'ente viene perseguito dall'ente anche con la mediazione dell'associazionismo cittadino. Appare, del resto, che nella città di Pisa questa Amministrazione, come la precedente, abbia proceduto regolarmente ad assegnazioni dirette di spazi comunali, senza peraltro mai ricorrere a procedure di evidenza pubblica. Così stando le cose, vengono meno, o devono essere letti alla luce del carattere pubblico della assegnazione di cui si discute, i noti principi restrittivi che la legge, nazionale e sovranazionale, pone a tutela della arbitrarietà delle scelte delle amministrazioni: nel caso che ci occupa, infatti, l'amministrazione non favorisce soggetti determinati disponendo delle proprie risorse, bensì valorizza le proprie risorse utilizzandole per il perseguimento di una sua funzione, attraverso la mediazione gratuita e priva di finalità di lucro della cittadinanza. In secondo luogo, preme comunque rilevare che la rigorosa applicazione dei principi di trasparenza, imparzialità e buon andamento della Pubblica Amministrazione di cui all'art. 97 della Costituzione, così come specificati nella legislazione vigente, non determina nessun ostacolo all'assegnazione di cui si diceva, e questa scelta appare del tutto non censurabile sotto il profilo giuridico. Innanzitutto, per quanto attiene alla trasparenza ed imparzialità: posto che lo strumento dell'assegnazione diretta è di per sé una procedura che si può perseguire in quanto prevede il rispetto di tali principi, nel caso specifico il Comune di Pisa ha già proceduto a bandire una procedura per manifestazione di interesse avente ad oggetto l'immobile in questione; ha cioè espresso la volontà di destinare il bene a determinati scopi, sociali, culturali e così via, attraverso la sua messa a disposizione dell'associazionismo cittadino. Nel farlo, l'Amministrazione ha indicato precisi principi, criteri e requisiti ai quali attenersi nella scelta dell'associazione destinataria, nell'esercizio della propria discrezionalità amministrativa. All'esito della manifestazione di interesse, nessun soggetto nel territorio pisano ha dimostrato di avere i requisiti per ottenere l'uso del bene, né risulta che coloro che sono stati giudicati inidonei abbiano proceduto ad impugnare la decisione dell'Amministrazione relativa alla loro esclusione. Da ciò deriva che il Comune di Pisa ha compiutamente adempiuto agli obblighi di trasparenza ed imparzialità, ponendo in essere una procedura ad evidenza pubblica che ha consentito a tutti i soggetti legittimati di intervenire per beneficiare del bene in questione; nessuna censura potrà mai essere mossa all'Amministrazione sotto questo profilo. Ciò posto, certamente non potrà pensarsi che l'attuazione della volontà istituzionale dell'ente di assegnare quel bene all'associazionismo possa essere preclusa dalla mancanza di un soggetto “titolato” all'uso; ovviamente, infatti, l'aver esperito una manifestazione d'interesse e il procedimento conseguente senza esiti non può mai avere effetti preclusivi sulle future scelte dell'Amministrazione. Semmai, potrà invece aprire nuove strade nelle modalità di assegnazione del bene medesimo: avendo infatti garantito la trasparenza e l'imparzialità attraverso la procedura pubblica, una futura assegnazione dietro richiesta da parte di ulteriori soggetti non potrà essere tacciata di parzialità, proprio perché il risultato della recentissima manifestazione d'interesse ha dimostrato che nessun altro soggetto esiste che possa rispondere alle condizioni che l'Amministrazione ha ritenuto indispensabili per l'assegnazione medesima.
Conferma di
quanto detto si rinviene, peraltro, ragionando per analogia, nella
legislazione vigente e nella conseguente giurisprudenza in tema di opere
pubbliche, laddove l'art. 57 del d.lgs. n. 163/2006 prevede che le
stazioni appaltanti possano aggiudicare contratti pubblici mediante
procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara
qualora, in esito all’esperimento di una procedura aperta o ristretta,
non sia stata presentata nessuna offerta, o nessuna offerta appropriata,
o nessuna candidatura. Allo stesso modo, il Consiglio di Stato (sez. V,
25 febbraio 2009, n. 1128) stabilisce che in caso di gara deserta per
assenza di offerte appropriate, l'amministrazione giustamente può
procedere a trattativa privata senza la preventiva pubblicazione di un
bando. In sostanza, il principio appare chiaro: una volta garantita la
libera concorrenza, la fase successiva si informa ad una maggiore
discrezionalità, nell'ottica di raggiungere lo scopo prefissato
dall'Amministrazione, ovvero la valorizzazione del bene in oggetto. Non a
caso, infatti, il medesimo articolo 56 citato precisa che le condizioni
dell'originario bando non dovranno essere eccessivamente modificate
(sebbene non si richieda una assoluta identità), a dimostrazione del
fatto che la previa procedura pubblica andata deserta potrà legittimare
una scelta “diretta” nei limiti di ciò che era stato in sostanza messo a
disposizione della collettività con il bando medesimo, offrendo
copertura alla procedura più snella entro detti limiti. Tale procedura è
già stata ritenuta pienamente legittima dalla stessa Amministrazione
comunale, che nel verbale della Conferenza dei Servizi del 26 gennaio
2011, prevedeva l'assegnazione diretta dell'immobile di proprietà di
RFI sito in via Saragat, «essendo già state esperite una Manifestazione
d'interesse e il procedimento conseguente», permettendo così «alle
associazioni che attualmente svolgono attività in via Battisti n. 51 di
avere una soluzione immediatamente assegnabile e praticabili, svolti i
lavori d'adeguamento e messa in sicurezza, per dare continuità alle loro
attività», benché le stesse associazioni del Progetto Rebeldía non
avessero partecipato alla previa manifestazione di interesse riguardante
l'immobile in oggetto. Le medesime conclusioni debbono trarsi sotto la lente del principio di buon andamento della Pubblica amministrazione, con le sue specificazioni di vario tipo, a partire dalla necessità di non depauperare il patrimonio dell'ente al fine di non incorrere nella fattispecie del danno erariale, nelle sue multiformi caratterizzazioni. Sotto questo profilo, deve osservarsi quanto segue.
In
primo luogo, è noto come il bene immobile in questione sia stato
oggetto di una Conferenza dei Servizi (26 gennaio 2011) che ne ha
previsto l'utilizzo proprio alle finalità che le attività delle
associazioni del Progetto Rebeldía realizzano; in quell'occasione
quattro enti, Comune di Pisa, Provincia di Pisa, Università di Pisa e
ARDSU, hanno convenuto di sostenere economicamente la ricordata
utilizzazione del bene, attraverso lo stanziamento di € 15.000 annuali
ciascuno le ultime tre e la messa a disposizione dell'immobile da parte
del Comune. Sono evidenti le implicazioni di tutto ciò; La situazione è così evidente che l'ipotetico danno erariale sembrerebbe, paradossalmente, possibile in caso di mancata assegnazione e quindi della mancata attuazione del protocollo, e non già il contrario. Allo stesso modo deve concludersi laddove si voglia prendere in considerazione il cosiddetto danno all'immagine dell'Ente: di nuovo, il destinare un bene inutilizzato alla collettività rappresentata da associazioni così multiformi e variegate, con una valorizzazione del bene stesso nel perseguire una finalità istituzionale, costituisce un'operazione del tutto priva di profili di censura; il contrario è da dirsi per il mantenere un bene inutilizzato e improduttivo, rinunciando ad attività di natura sociale e culturale e finanziamenti. D'altra parte è noto che molte delle attività che le associazioni interessate portano avanti vanno a riempire, seppure in parte, le lacune che le amministrazioni comunali lasciano aperte, per carenze di fondi o strumenti, secondo il principio di collaborazione e sussidiarietà stabilito dall'Unione Europea e recepito dalla Costituzione italiana; si pensi ad esempio a tutte quelle attinenti alla mediazione sociale, all'integrazione culturale, al sostegno alla scolarizzazione, all'accesso gratuito allo sport e simili, che si inserirebbero appunto a pieno titolo nelle finalità che l'ente persegue nella propria azione amministrativa.
In conclusione, appare
possibile, nel rispetto delle normative comunali e della legislazione
nazionale, procedere immediatamente ad un' “assegnazione diretta” del
bene in questione al Progetto Rebeldía; potrà utilizzarsi tale strumento
giuridico, prendendo ad esempio spunto dalle molte altre
amministrazioni che si sono risolte in tal senso, senza temere, a parere
delle associazioni, censure di legittimità o di merito. |
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