MayDay008: il primo maggio precario che travolge i confini del futuro! PDF

La precarietà picchia duro, nel lavoro e nella vita. Non è “sfiga”. Non è cosa passeggera. Non è un problema sociale tra gli altri ne’ un titolo di un giornale. Non è semplicemente la perversa proliferazione di contratti atipici ne’ un dazio che le giovani generazioni sono costrette a pagare per entrare nel mercato del lavoro.
È il modo contemporaneo di produrre la ricchezza, di sfruttare il lavoro, di asservire ogni stilla della nostra vita al profitto delle imprese. La precarizzazione è la crisi della rappresentanza politica e sindacale del lavoro e nel sociale, e segna un punto sulla linea del tempo rispetto al quale non si può tornare indietro. È il punto da cui è necessario ripensare e sperimentare nuove forme e strategie di lotta; contro lo sfruttamento, le gerarchie e le povertà. Una lotta che parli chiaro e a voce alta, perché ricca di tutto ciò che la precarizzazione nega e riduce al silenzio.

Il lavoro migrante rivela in particolare i segreti della precarizzazione. Il controllo dei confini produce gerarchie spesso razziste tra regolari e irregolari, tra buoni e cattivi, criminalizzati dalle retoriche della guerra e della sicurezza che servono solo a non parlare di coloro che di lavoro muoiono, senza nessuna sicurezza. La specificità dei migranti è vivere una doppia precarietà. Dentro e fuori i luoghi di lavoro il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro li ricatta, i Cpt e le espulsioni li minacciano costantemente. La loro condizione riguarda però tutto il lavoro, è una leva fondamentale della precarizzazione perché alimenta la frammentazione, perché riduce gli spazi di libertà e le possibilità di lotta.
La vita dei lavoratori vale meno del loro prodotto, del costo di un'assunzione regolare e di un corso di formazione professionale; le imprese negli ultimi quindici anni hanno raddoppiato i loro profitti, mentre i salari reali sono rimasti fermi e sono anzi diminuiti con contratti a termine, fantasma, ‘atipici’. Si denuncia ovunque l'emergenza sicurezza, ma di che sicurezza si parla quando, per guadagnarsi da vivere, si rischia la vita?
Ci sono dei responsabili di questo bollettino di guerra quotidiano: il "pacchetto Treu" e la "legge 30", le forze che invocano ed ottengono quotidianamente più produttività, più competitività, più profitti, che impongono sempre più flessibilità, precarietà, ritmi e orari lavorativi insostenibili; che negano l’esercizio dei più elementari diritti sindacali., a cominciare dalla stessa contrattazione collettiva con lo scopo di isolare ed indebolire i lavoratori per ricattarli sul salario e sulla stabilità del posto di lavoro.
VOGLIAMO REDDITO, SALARI E DIRITTI 
A PISA LA MAYDAY PASSA PER LA RIAPPROPRIAZIONE DEGLI SPAZI
Per la secondo volta in poco più di un mese ci riprendiamo il Bastione San Gallo, lo ripuliamo e lo restituiamo alla città.
l Bastione San Gallo per intere generazioni è stato un luogo di socialità, di aggregazione, di spettacoli e di incontro: da anni invece è una discarica a cielo aperto, dove l’immondizia e le siringhe la fanno da padrone.
In questi mesi sui quotidiani cittadini si discute di degrado e di sicurezza della città, di grandi opere e di riqualificazione urbanistica con i progetti del Santa Chiara e delle caserme, nel frattempo però spazi sempre più grandi della città rimangono inutilizzati e abbandonati In una città in cui è fortissimo il bisogno di spazi sociali, di spazi verdi, perché un simile patrimonio che è di tutti non solo non viene utilizzando, ma si lascia marcire?
A noi piace pensare e costruire un’altra città. Vogliamo pensare ad una Pisa  con una casa per tutti, dotata di spazi pubblici non commerciali, ricca di verde pubblico, liberata dalle auto private, con strutture sociali e culturali aperte a tutti i cittadini.
Per queste ragioni abbiamo deciso di organizzare una giornata di iniziative in occasione del primo maggio al Bastione San Gallo.
IL BASTIONE SAN GALLO
Il Bastione Sangallo o Cittadella Nuova, oggi più comunemente Giardino Scotto è un'antica fortezza di Pisa.
Chiamata "nuova" per distinguerla dalla Cittadella più vecchia e rivolta al mare, essa si trova all'estremo opposto della cinta muraria pisana, in Lungarno Fibonacci, sulla riva meridionale del fiume Arno, tra il Ponte della Vittoria e quello della Fortezza.
Quando, nel 1406, i Fiorentini conquistarono Pisa, il circuito delle mura medievali fu potenziato con la costruzione di un grande baluardo quadrangolare, la Cittadella Vecchia, in prossimità del Ponte a Mare. Pochi anni dopo, nel 1440, il sistema difensivo pisano fu ulteriormente potenziato con la realizzazione di una seconda piazzaforte, la Cittadella Nuova, collocata sul lato opposto della città. Dopo la seconda conquista di Pisa nel 1509, il progetto del sistema di fortificazioni fu affidato prima ad Antonio e poi a Giuliano da Sangallo. Nel 1512 la Fortezza Nuova, grande bastione verso l'Arno che ampliava la "Cittadella Nuova", fu terminata.
In questa nuova ristrutturazione si tenne conto delle nuove armi che utilizzavano la polvere da sparo. Si tratta di uno dei primi esempi in Italia.
Al centro dei bastioni della fortificazione della Cittadella Nuova, si trova oggi un ampio giardino realizzato agli inizi del XIX dall'architetto Giovanni Caluri per l'armatore livornese Domenico Scotto.
La famiglia Scotto, dopo aver acquistato nel 1798 la fortezza, che Pietro Leopoldo di Lorena aveva messo in vendita, diede infatti avvio ai lavori per la costruzione di un palazzo corredato da un ampio spazio verde. Il Giardino ospitava nel Settecento le riunioni della Colonia Alfea (l'Arcadia pisana) e il gigantesco platano che troneggia in mezzo al giardino fu piantato in occasione di uno spettacolo teatrale di Carlo Goldoni.
Negli anni trenta del secolo scorso l'area diventa giardino pubblico comunale ed è usata per mostre, rappresentazioni teatrali, concerti e come cinema all'aperto durante il periodo estivo, ruolo che ha mantenuto fino ai giorni nostri.
 
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