L'assegnazione diretta è una procedura possibile e legittima

Pisa, 06 dicembre 2011 
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All'attenzione dei membri della Conferenza Università Territorio 

Sono oltre 9 mesi che le associazioni del Progetto Rebeldìa, benchè abbiano rispettato tutti gli impegni presi in occasione della conferenza dei servizi dello scorso gennaio, sono senza uno spazio dove poter svolgere assieme le proprie attività. È questo il punto da cui crediamo sia opportuno ripartire, ed è per questo che vi scriviamo iniziando da qui, per cercare di riflettere con voi muovendo dai dati concreti, senza pregiudiziali o barocchismi. 
Dal 2003 queste associazioni vivono insieme in città, portando avanti iniziative a cui hanno partecipato centinaia e centinaia di cittadini e cittadine. L’'importanza delle attività svolte dal Progetto Rebeldia è stata riconosciuta dalla stessa Regione Toscana. 

In questi ultimi mesi abbiamo promosso una campagna per l'’assegnazione diretta dei magazzini di proprietà comunale di via Andrea Pisano, immobili ad oggi ancora abbandonati e, come si legge sulla stampa locale, divenuti un “luogo abituale per lo spaccio”. La nostra è una proposta dettata da buon senso, nell’interesse di tutta la città. Il Progetto Rebeldía, infatti, è stato sempre un fattore di riqualificazione sociale – si pensi all'importanza della nostra presenza nella zona della stazione – e lo potrà essere sicuramente anche in via Andrea Pisano. 


Siamo un'’opportunità che speriamo sia finalmente colta. È per questo che oltre 3500 cittadini hanno firmato un appello per l’'assegnazione diretta. È per questo che oltre 80 amministratori di tutta Italia hanno chiesto al Comune di concedere uno spazio alle nostre associazioni. L'’assegnazione diretta è una procedura possibile e legittima, tanto che la stessa amministrazione comunale pisana la attua continuamente, così come del resto le amministrazioni comunali di tutta Italia, non ultima quella genovese che ha regolarizzato e dato spazi in assegnazione diretta a quattro centri sociali. Si tratta, per altro, di un provvedimento immediatamente praticabile, considerato anche che rispetto agli impegni assunti nel gennaio scorso, di tempo ne è passato fin troppo. È quindi, a nostro giudizio, inaccettabile pensare di proporre nuovi lunghi percorsi, perché di tempo per gli approfondimenti o per la verifica delle possibilità legislative ve n’è stato certamente a sufficienza. È, adesso, solo una questione di volontà politica. Ma l'’intento della politica e della buona amministrazione dovrebbe essere quello di rispondere alle istanze poste dai cittadini, di coloro che costituiscono la polis, appunto. L''’eventuale allungamento dei tempi oltre la pausa natalizia sarebbe soltanto un modo per provare ancora una volta a “sfiancare” le associazioni, come è avvenuto in questi mesi, per fortuna senza esito. 

I bandi ad hoc, che inevitabilmente diventano mostri giuridici, e il vincolare i lavori ad una variante urbanistica, il cui iter, a distanza di 9 mesi non è neanche iniziato, si sono dimostrati essere una strada ben lontana dalla trasparenza. Il recente approccio dell’'Amministrazione è stato sostenere la tesi del “così è scritto ma si farà altrimenti”, tesi che non soltanto non risolve i problemi, ma produce solo contenziosi e ambiguità. 

Crediamo che oggi occorra una parola di chiarezza da parte di tutti gli enti. L'’amministrazione comunale pochi giorni fa ha assegnato temporaneamente una parte dell’immobile di via Andrea Pisano, individuato dalla conferenza dei servizi come soluzione per le nostre attività, alla squadra dei Dragoni. La prima cosa che ci chiediamo è quali sono le intenzioni del Comune. Vorremmo infatti capire non soltanto l’''effettiva “temporaneità” della presenza in quel luogo di una magistratura del Gioco del Ponte, ma anche quali sono le reali risorse e i tempi previsti per il trasferimento della stessa ad Ospedaletto. La domanda sorge spontanea di fronte alle recenti dichiarazioni alla stampa dell’assessore allo sport Eligi in cui affermava di voler destinare quegli spazi ad attività sportive e non più, dunque, ad attività sociali. 

Su questo punto vogliamo che il Comune sia molto chiaro: lo spazio di via Andrea Pisano sarà o no adibito ad attività sociali, come era stato affermato nel gennaio scorso? Del resto, vista l’assegnazione temporanea di una parte dell'’area, è evidente che si deve ridiscutere la questione delle aree definite nella precedente conferenza dei servizi, al fine di garantire una convivenza tra le nostre attività e quelle della squadra dei Dragoni. 

Noi vorremmo che si voltasse pagina. Noi abbiamo rispettato i patti, dato piena fiducia alle istituzioni senza che la nostra fiducia sia stata però ripagata in alcun modo. Nessuno chiede privilegi, ma solo il rispetto degli impegni presi, mediante l’utilizzo di strumenti pienamente legali e già usati più volte da questa stessa amministrazione. Ricordiamo, in questa direzione, che proprio in un testo della conferenza dei servizi sul caso di via Saragat, di fronte all’esito negativo della manifestazione d'’interesse, esattamente come avvenuto per quella di via Andrea Pisano, si indicava come opzione operativa proprio l’'assegnazione diretta. Quello che chiediamo è allora che quanto scritto in conferenza dei servizi su via Saragat si applichi anche a via Andrea Pisano. 

Da ultimo, chiediamo che finiscano una buona volta le proposte fatte “ad personam” ad alcune associazioni perché si stacchino dal Progetto Rebeldía, offrendo loro altre sedi, o proponendo l’ingresso in altri cartelli, proposte puntualmente rifiutate, ma che lasciano dietro di sé un clima sempre più avvelenato. 

Crediamo che sia arrivato il momento in cui ognuno si assuma le proprie responsabilità dicendo alla città se e come vuole risolvere l'’istanza posta da una larga parte della cittadinanza affinché vengano recuperati spazi oggi abbandonati. 

In questi mesi abbiamo portato avanti con responsabilità un percorso di confronto con il Ctp, perché la nostra progettualità sia aperta al quartiere e ai suoi abitanti, un patrimonio che non può essere cancellato e ignorato. In un momento di crisi come questa l’'autogestione e il coinvolgimento del tessuto della società civile dovrebbe essere una priorità per tutti soprattutto se queste pratiche di cittadinanza attiva consentono il recupero del patrimonio pubblico, senza svenderlo ai privati. 

Vi è una soluzione a portata di mano, una soluzione percorribile da subito. Occorre scegliere se percorrere una strada che risponde al buon senso e al buon governo oppure imboccarne un’altra di dubbia utilità, politica e sociale. 

Ci auguriamo che Pisa ancora una volta risponda alla sua tradizione di città aperta e sia capace di valorizzare le sue associazioni e l’'impegno civile dei suoi cittadini. 


Progetto Rebeldia 

 
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