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In queste settimane molto si discute del futuro del Progetto Rebeldía e della sua collocazione in città spesso in modo improprio, per questo abbiamo deciso di inviare una lettera aperta a tutta la città per spiegarvi chi siamo.
Il Progetto Rebeldía è uno spazio in cui operano numerose realtà : comunità straniere, associazioni di solidarietà ai migranti, reti e gruppi di acquisto per il commercio equo e solidale, gruppi sportivi e culturali, realtà ambientaliste e del volontariato, le sezioni locali di associazioni come Emergency, la LIPU.
Qui sono attivi servizi, gratuiti e gestiti interamente da volontari:
lo sportello legale e la scuola di italiano per stranieri; vi sono la
palestra di arrampicata sportiva, il cineforum, la biblioteca, l'area
concerti, l'osservatorio antiproibizionista. Si tratta di uno spazio
interamente autogestito e autoorganizzato, un vero e proprio
laboratorio di pratiche sociali in cui le idee hanno la possibilità di
tradursi in realtà.
Qui le associazioni non si limitano ad avere una sede e a promuovere la
propria attività l'una accanto all'altra, ma collaborano tra loro:
oggi negli spazi di via Battisti può succedere che una studentessa
senegalese della scuola di italiano acquisti le verdure del Gruppo
d'Acquisto Solidale, mentre suo figlio impara ad arrampicare nella
palestra; oppure che i meccanici della Ciclofficina si lavino le mani
con l'acqua calda, grazie al pannello solare costruito da Ingegneria
Senza Frontiere.
Ciò è possibile solo grazie ad uno spazio fisico unitario, vissuto
quotidianamente, multifunzionale e sempre aperto, in cui in ogni
momento e con le proprie forme i singoli e le associazioni liberamente
promuovono incontri, iniziative, socialità e cultura. Si tratta
insomma di uno spazio pubblico dove cooperano culture diverse: fattore
tanto più importante in un periodo di crisi della rappresentanza
politica.
Il Progetto Rebeldía non è quindi solo una rete di 28 associazioni, ma
è diventato in città uno spazio pubblico ed includente per decine di
attività , un luogo di incontro e produzione politica e culturale per
centinaia di uomini e donne di ogni età e provenienza, un luogo
prezioso in una società che divide, esclude e mette in concorrenza. Il
Progetto Rebeldía è, nel suo insieme unitario, una pratica di
cittadinanza fondata sulla cultura della pace e della solidarietà
contro quella della guerra e della sopraffazione, di riconoscimento e
valorizzazione delle diversità contro ogni forma di razzismo e
discriminazione: un embrione di un'altra città possibile.
Per queste ragioni chi pensa o dichiara di voler smembrare l'unità
Progetto Rebeldía o dividerne le attività dalle sedi non ha capito, o
non vuol capire e riconoscere, la natura di questa esperienza. La zona
della Stazione, dove ha sede il Progetto, è oggetto di profondi
mutamenti: la crescita del fenomeno migratorio (che proprio qui ha il
suo punto di maggior aggregazione), il progressivo invecchiamento della
popolazione residente, le trasformazioni urbanistiche.
Tutto ciò fa di questo quartiere un luogo di conflitti e di tensioni:
che tendono a tradursi, qui come altrove, nelle ansie per la
'sicurezza' e nella paura del diverso. Con la sua attività quotidiana
il Progetto Rebeldía prova ogni giorno a contrastare questa tendenza,
ricostruendo legami sociali, forme di convivenza e di partecipazione
concrete, restituendo al quartiere uno spazio comune dove conoscersi e
cooperare. Per queste ragioni non siamo contrari ad un piano di
riorganizzazione urbanistica dell'area di via Battisti, ma chiedamo di
esservi integrati in quanto fattore di riqualificazione sociale reale,
come la stessa Comunità Europea ha riconosciuto includendo le nostre
attività nell'ambito del progetto INTI.
La riqualificazione dell'area della stazione deve essere sia
urbanistica che sociale: non solo un terminal degli autobus e una
riorganizzazione dei trasporti, ma anche giardini, spazi verdi, luoghi
di ritrovo e produzione culturale. Per questo siamo convinti che la
nostra presenza in quell'area è compatibile con il piano del Comune, lo
diciamo da anni, lo abbiamo dimostrato con progetti elaborati da
tecnici e professionisti, ed ancora una volta lo ripetiamo: è una
questione di volontà . La natura del Progetto Rebeldía è stata sempre
quella di promuovere in forme autogestite la riqualificazione della
città , restituendo a tutti coloro che vi abitano edifici e aree verdi
lasciate colpevolmente all'abbandono ed al degrado: l'area della
Cittadella; lo stabile ex-Asnu, la ex-Guidotti, l'ex-Etruria, le decine
di case sfitte in via Corridoni, l'ex-edificio delle Poste vicino alla
Stazione, la stessa via Battisti, l'area verde in via Nino Bixio, il
Bastione Sangallo.
In tutti questi anni abbiamo ripulito centinaia di metri delle mura di
questa città : non ci si può certo imputare di non aver a cuore questi
temi. Oggi c'è il rischio concreto che il Comune provi a cancellare
questa esperienza. All' amministrazione comunale chiediamo di non
continuare ad ignorare questi bisogni e approvare l'integrazione del
Progetto Rebeldía nell'area in cui ha attualmente sede, affinchè queste
attività possano proseguire e svilupparsi nella stessa area per il
grande valore che rivestono.
Il Progetto Rebeldía vive e lavora nel quartiere della stazione, e qui
vogliamo essere integrati, perchè pensiamo di essere un fattore di
coesione fondamentale in un contesto sociale desertificato, in una zona
di frontiera. Diverse migliaia di persone il 7 giugno hanno condiviso
queste richieste e questi bisogni scendendo in piazza con noi, ci
auguriamo che questo sia il primo passo comune per continuare a far
vivere queste esperienza ed invitiamo tutti a sostenerci.
Pisa, 2 Luglio 2008
Progetto Rebeldía
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