La Leopolda che Pisa merita.

Nei giorni scorsi molte associazioni del Progetto Rebeldia hanno preso parola (venendo bellamente ignorate dalla carta stampata cittadina) sulla vicenda del bando per l'assegnazione della ex Stazione Leopolda.
E' giunto il momento che tutto il Progetto Rebeldía nel suo complesso esprima una posizione pubblica su questo passaggio cosi importante nella vita della nostra città.
Secondo le finalità originarie con cui era stata restituita alla città la Stazione Leopolda quale "casa delle associazioni" (cfr l’art 3. del bando), quello spazio dovrebbe essere a disposizione, appunto, delle associazioni. Uno spazio dove organizzare attività di tutti i tipi per tutti quei soggetti, associazioni, collettivi, gruppi più o meno formali, che arricchiscono la vita culturale della nostra Pisa. La città di Pisa infatti è ricchissima di esperienze simili e di numerose realtà associative che non hanno luoghi e spazi adeguati in cui operare, svolgere le proprie attività, comunicarle all’esterno.
Negli anni pero' quello spazio è diventato sempre meno la "casa delle associazioni" e sempre di più la "vetrina delle aziende", l'attuale bando ci pare vada ulteriormente in questa direzione, istituzionalizzando una fallimentare pratica di gestione che già nella consuetudine di questi anni, anche grazie alle troppe proroghe, ha proteso in questo senso, rappresentando in maniera chiara un modello di rapporto sbagliato e dannoso tra potere politico e città viva e vissuta che non ci convince.

Non è un caso che diverse e importanti associazioni stiano abbandonando il cartello della Leopolda proprio in questi giorni.

In particolare i punti critici del bando a nostro avviso sono:

- il controllo della programmazione delle attività da parte della Giunta comunale, come passo necessario per confermare il contributo pubblico e determinante per la stessa assegnazione del bando; è evidente il rischio di un'ingerenza della politica che comporta clientelismo e sudditanza, ovvero la cancellazione di qualsiasi forma di autonomia e autogestione.

- la non idoneità alla partecipazione al bando per quelle realtà associative che abbiano "pendenze di occupazioni senza titolo in immobili di proprietà del Comune di Pisa o di privati", escludendo così molte realtà cittadine che, avendo fatto ricorso all'occupazione al fine di riqualificare spazi abbandonati, hanno concretamente contribuito a ravvivare la socialità e la solidarietà locali;

- l'elevato onere economico che viene richiesto alle associazioni di volontariato, impossibile da sostenere da parte di associazioni senza fini di lucro e la relativa concessione che ne derivera di promuovere attività a carattere commerciale, cioè con fini di lucro.

- i requisiti di partecipazione al bando fortemente restrittivi per le realtà associative (l'aggregazione deve essere composta da 40 soggetti ognuno dei quali deve aver sede a Pisa e svolgere attività da almeno due anni) (art.7). Verrebbero, ad esempio, automaticamente escluse associazioni che per loro natura hanno un'unica sede nazionale, pur svolgendo da anni attività a Pisa.
Per garantire che la Stazione Leopolda possa essere realmente uno spazio liberamente attraversato e reso vivo dalle moltissime associazioni solidali, dai collettivi e da tutto quel tessuto cittadino fatto di soggetti, formali e non, che vuole partecipare alla vita culturale della città, il bando per la sua assegnazione dovrebbe essere rivisto sui punti critici che abbiamo appena elencato.
Solo così la Stazione Leopolda può divenire un centro fondamentale di espressione e di partecipazione alla vita cittadina e al volontariato locale.
Chiediamo anche a tutte le associazioni e realtà di varia natura che fanno quotidianamente la ricchezza culturale di questa città di proseguire la campagna di pressione per avere un'assegnazione più equa, pubblica, universalistica, per affermare la giustizia sociale legittimata in primis dalla nostra Costituzione.

Perchè la Leopolda possa essere lo spazio che Pisa che merita.


Progetto Rebeldia

 
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