La Casa della donna esce dal cartello associativo della Leopolda

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Riceviamo e pubblichiamo:  
 
L’ Associazione Casa della Donna si inserisce nel dibattito in merito al Bando del Comune di Pisa per l’assegnazione della Stazione Leopolda.
Innanzitutto vogliamo precisare che la nostra associazione non ha pendenze per occupazione di immobili del Comune o di privati (vedi Bando, alla voce ‘Requisiti’), e ha, dalla sua costituzione nel 1996, una regolare convenzione con la Provincia di Pisa, proprietaria dell’immobile, per la gestione della Casa di via Galli Tassi. Pur non essendo quindi direttamente interessate dalla norma contenuta nell’art. 7 del bando riguardante i requisiti per l’accesso, ribadiamo che l’occupazione è da sempre una pratica di lotta utilizzata dai movimenti per difendere diritti fondamentali e per rispondere ad istanze democratiche essenziali di socialità e di solidarietà; essa fa parte a pieno titolo della storia dei movimenti democratici e popolari del nostro Paese e della nostra città. Siamo pertanto contrarie alla criminalizzazione dell’occupazione come tale. Nella nostra esperienza di associazione abbiamo constatato che tensioni critiche e momenti conflittuali tra istituzioni e società civile, se saputi gestire, possono aprire a nuove soluzioni ed esiti costruttivi. A questo proposito vogliamo ricordare che, quando l’8 marzo 1981, il movimento pisano delle donne occupò in modo simbolico lo stabile abbandonato di via Galli Tassi, numero 8, l’allora Presidente della Provincia, Fausta Giani Cecchini, e l’Assessora alla cultura Patrizia Dini aprirono un dialogo con le donne occupanti in seguito al quale l’Amministrazione Provinciale assunse l’impegno  di ristrutturare l’immobile -allora un rudere- e di trasformarlo in sede della Casa della Donna, come poi avvenne nel 1990.
 

Intanto, dal 1981 all’apertura della Casa, dapprima il Comune e poi la Provincia garantirono sempre uno spazio per il Centro Donna. La scelta del Comune e dell’Amministrazione Provinciale del tempo, ha corrisposto a una visione politica in cui le istituzioni riconoscono e sostengono attivamente il contributo delle associazioni alla vita cittadina.
Altro rilievo importante rispetto al bando è l’evidente contraddizione tra l’art. 3 -che indica le finalità-  e gli art. 5 e 6, che indicano gli importi del canone di affitto e degli oneri di manutenzione, che appaiono insostenibili, a nostro giudizio, per associazioni senza fini di lucro. Infatti, mentre condividiamo pienamente le finalità espresse dall’art. 3, che rispecchiano l’originale spirito di costituzione dell’Associazione Leopolda e i motivi per cui vi aderimmo, riteniamo che gli obblighi finanziari previsti imporrebbero di fatto alle associazioni aderenti attività commerciali contrarie a quanto previsto dal loro statuto di associazioni no profit, costituendo così nei fatti un attacco all’autonomia delle associazioni.

Del resto anche la politica finanziaria ha pesato in questi anni sulla gestione della Leopolda fino al punto da snaturarne in gran parte, a nostro avviso, l’impostazione originaria.

Per queste considerazioni, rimanendo invariati gli articoli che citiamo, come Associazione Casa della donna  riteniamo che non esistano le condizioni per rinnovare la nostra adesione al cartello associativo della Leopolda.
 
Associazione Casa della donna, Pisa. 21 Marzo 2012 
 
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