Come un brutto romanzo, ovvero l'affaire Leopolda

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LA GIUNTA COMUNALE DI PISA E LA LORO "STORIELLA" DI DEMOCRAZIA 

La biblioteca Babil ha appreso la notizia della pubblicazione del bando sulla Leopolda. È stato come arrivare al capitolo tanto atteso di un romanzo che, fino a questo punto, aveva esasperato i toni della suspance: dopo innumerevoli incantesimi - leggi proroghe - i nostri eroi sono giunti al traguardo del bando, la sfida principale, proprio come accade nei romanzi d'avventura.

Ma giunti a questo punto hanno scambiato la sfida per un duello: gli eroi contro la città, i giusti contro gli "illegittimi", quegli stessi "giusti" che a colpi di sodalizi politici e "pozioni" burocratiche hanno estratto una "super" arma contro la quale non resterà in piedi nessuno.

Il finale di questo brutto romanzo sarebbe già scritto, con un vincitore già prefissato, non fosse che uno spazio pubblico destinato ad attività sociali per tutti ne merita uno diverso: un finale "aperto". 

Sono diversi infatti i punti che contestiamo fermamente di questo bando: primo, il controllo e la supervisione politica della programmazione delle attività da parte della Giunta comunale, come passo necessario per confermare il contributo pubblico, nonché determinante per la stessa assegnazione del bando. Riteniamo evidente il rischio di un'ingerenza della politica che comporta clientelismo e sudditanza, ovvero la cancellazione di qualsiasi forma di autogestione.

La questione dell'esclusione dalla partecipazione al bando per le associazioni che abbiano pendenze di occupazioni è per noi inaccettabile da ogni punto di vista: si viene a cancellare con un requisito senza precedenti la storia democratica e della critica sociale di questo paese, che dalle occupazioni delle terre nel dopoguerra a quelle delle fabbriche o delle case, ha sempre lottato per l'allargamento dei diritti democratici anche attraverso lo strumento delle occupazioni. 

Giusto ieri 800 operai della Fincantieri di La Spezia hanno occupato la loro fabbrica, e nel nostro stesso territorio ci sono 60 lavoratori, ai Cantieri Navali, che difendono da mesi il loro luogo di lavoro. Cosa succederebbe se la logica introdotta nel bando per la Leopolda venisse estesa anche a questi ambiti?

Respingiamo inoltre l'elevato onere economico che viene richiesto alle associazioni di volontariato e la concessione (ma possiamo parlare di costrizione) che ne deriverebbe di promuovere attività a carattere commerciale: il bando è davvero rivolto alle entità no profit?

Tornando poi all'analogia con il brutto romanzo, anche in questo bando non mancano i colpi bassi e le scorrettezze. Infatti ci chiediamo: chi può partecipare al bando? La risposta dell'amministrazione è chiara: 40 associazioni formate da più di 2 anni da reperire nei 20 giorni di apertura del bando. Questo significa un bando ritagliato per l'attuale comitato gestore della Leopolda.

Crediamo che il bando della Leopolda sia solo un tassello di un tentativo più ampio di ridefinire i rapporti tra Enti locali e associazioni nella nostra città: non si intendono più mantenere rapporti tra entità complementari che collaborano nel rispetto reciproco, ma si vuole imporre la subordinazione e la supervisione dall'alto del tessuto associativo, attraverso vincoli economici e il controllo politico di ogni singola attività. Il tutto sotto la maschera di una logica legalitaria e garantista, che però nulla ha di legale o garantista.

Biblioteca Babil
 
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