Gallo e Della Pina su Rebeldia

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via BattistiIl Sindaco di Pisa, espressione delle forze politiche di centro-sinistra, ha respinto la richiesta pubblica di assegnazione diretta degli spazi di via Andrea Pisano alle numerose associazioni riunite nel “Progetto Rebeldìa”. Ad un anno di distanza dall’abbandono volontario dei locali di via Battisti, e nonostante una dimostrata disponibilità a trattare per una soluzione condivisa, Rebeldìa continua a non avere una sede. La città di Pisa continua ad essere privata di un progetto di grande valore politico e culturale, riconosciuto da molti come importante per la qualità della vita quotidiana di molti cittadini, studenti, immigrati.
Nonostante il richiamo del progetto Rebeldìa alla partecipazione dal basso, alla cittadinanza attiva, e all’autogestione degli spazi pubblici, nonostante le numerose prese di posizione di singoli cittadini e delle associazioni attive sul territorio, nonostante il successo della petizione a sostegno dell’assegnazione diretta, il Sindaco di Pisa sembra considerare tutto questo come espressione di “interessi particolari”, in contrasto con la funzione primaria rivendicata per il proprio ruolo, quella della difesa dell’ “interesse generale” della comunità cittadina.
Su questo aspetto, cioè quello del rapporto fra “interesse generale” e “interessi particolari” vale la pena fare una riflessione un po' più articolata. Innanzitutto chiedendoci cosa significhi davvero “interesse generale”. Interesse generale significa innanzitutto, noi crediamo, capacita di fornire quei beni che sono fondamentali per un benessere inteso in senso non riduttivo. E fra questi particolare importanza hanno i cosiddetti beni relazionali. Solo attraverso un forte tessuto relazionale si può ottenere un senso di realizzazione, di inclusione, di appartenenza e possono emergere valori condivisi. È la ricchezza del tessuto relazionale che caratterizza e definisce l'anima più profonda di una città. Questo significa certamente spazi pubblici di buona qualità, ma che siano spazi umani, abitati, non soltanto luoghi architettonici.
Sono tanti gli spazi di questo tipo che si possono pensare e costruire, ma non si può negare che Rebeldia negli anni passati abbia rappresentato un esempio estremamente interessante di spazio pubblico, abitato, ricco di proposte e relazioni. Spazio a disposizione di tutti, individui e associazioni, in cui poter costruire percorsi di integrazione e inclusione. Una esperienza particolarmente importante a Pisa, città caratterizzata da una significativa presenza di cittadini immigrati e da un grandissimo numero di studenti fuori sede.
In questa ottica sembrerebbe naturale anche l'assegnazione diretta. Un'amministrazione comunale che si ponesse davvero gli obiettivi delineati sopra ci sembra dovrebbe vedere le cose in un modo nuovo. Non si tratta tanto di rispondere a una richiesta di spazi da parte di una associazione o un gruppo di associazioni terze, quanto piuttosto di affidare, a un insieme di associazioni integrate nel tessuto cittadino e portatrici di una ricca e significativa esperienza, delle attività che contribuiscano alla realizzazione dei suoi obiettivi in ordine alla costruzione di spazi di relazione che migliorino la qualità della vita nella nostra città. Si tratta di attività che naturalmente andranno nel tempo monitorate e valutate.
Si tratta di un modo di operare a nostro avviso in linea con le ricche tradizioni di partecipazione democratica e di solidarietà che caratterizzano la nostra regione. Tradizioni evidenziate da una recentissima ricerca finanziata dalla RegioneToscana, condotta dal Cise (Centro italiano di studi elettorali), sotto la direzione di un docente della Luiss, Lorenzo De Sio, e pubblicata nei giorni scorsi dalla University Press di Firenze con il titolo “La politica cambia, i valori restano?”.
Secondo questa ricerca, in questi anni di cambiamenti radicali nella politica e nell’economia, rimane nella società toscana una continuità di riferimenti di valore, di richiamo alla tutela degli interessi generali, una domanda “universalistica” in sintesi, che si fonda su un substrato antico, precedente anche all’emergere della Toscana come “regione rossa”, intessuto di tradizione partecipativa, di solidarietà, di forme di cittadinanza attiva, di riferimento all’azione politica come “buongoverno” e difesa del “bene comune”.
La ricerca fa emergere come rimanga ancora oggi in Toscana una predisposizione positiva nei confronti della politica, ma come sia sempre più avvertita l’incapacità di ascolto da parte dei politici e degli amministratori locali. Il punto critico è proprio qui: una sempre più scarsa vicinanza dei politici del centro-sinistra ai cittadini, con un crescente condizionamento invece da parte delle lobby private, spesso legate agli “affari” immobiliari, con un progressivo affievolirsi del richiamo ai valori ideali. In conclusione, l’antica eredità si viene progressivamente consumando e se i partiti e le amministrazioni locali vorranno ridurre la distanza che li separa dagli elettori, dalla società, dovranno ripartire dall’identità dei valori, dalla costruzione di un processo di comunicazione tra politica e società basato su valori nuovi, attuali, ma fortemente ancorati al cuore antico della regione.
Su un altro punto la ricerca è netta: essere di sinistra o di destra in Toscana non è correlato con la ricchezza, la cultura o la religione, ma piuttosto con le modalità di valutazione della sfera politica,con l’idea del potere che ogni cittadino toscano sente da generazioni ancora dentro di sé. Anche nei confronti delle soluzioni per il Progetto Rebeldìa, a nostro parere si tratta quindi di riflettere su quale strada scegliere nel rapporto tra politica e cittadini. Per usare le parole della ricerca sulla Toscana, il bivio è tra la strada di un semplice governo “gerarchico, opaco e poco raggiungibile, oggetto di deleghe ampie e generiche”, oppure la strada di un reale buongoverno “orizzontale e partecipato, oggetto di scrutinio e input frequenti”.

Marco Della Pina
Giorgio Gallo
 
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