Il Progetto Caserme è morto (RIP).

La novità? Muore per mano della stessa amministrazione. 

Comune di Pisa, Ministero della Difesa e 
il paradigma dello spreco del patrimonio pubblico.

  
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Per comprendere il presente: la storia della Ex Caserma Curtatone Montanara.

Era il lontano 1997, quando la riforma del servizio di leva privava di scopo e funzione il distretto militare di Pisa, in via Giordano Bruno. Già da 40 anni il Demanio di Stato l'aveva assegnata all'esercito. L'area in questione comprende una consistente porzione di città in pieno centro storico, circa 12000 metri quadrati: una piazza, luogo di incontro e di aggregazione, un vero e proprio parco di verde pubblico fruibile da tutti veniva chiuso e nascosto agli occhi della gente.

A pochi anni dalla fine del servizio di leva obbligatorio la caserma Curtatone e Montanara veniva dismessa, abbandonata e lasciata al degrado. Fu allora che il poco lungimirante sindaco Fontanelli ideò e propose alla città un faraonico piano di recupero e di riqualificazione che mirava al cosiddetto 'sviluppo', cioè offriva grandi possibilità di speculazione, e nulla aveva a che vedere con il bene comune.

 

Il progetto caserme, siglato nel 2001 con un protocollo d'intesa tra Comune di Pisa, Demanio e Ministero della Difesa, prevedeva la costruzione di una nuova caserma a Ospedaletto a carico del Comune di Pisa e la conseguente dismissione delle caserme in centro le cui aree sarebbero tornate nella disponibilità dell'amministrazione che le avrebbe rifunzionalizzate. La Bechi Luserna, vicino all'Aurelia, sarebbe diventata un parcheggio scambiatore per turisti, la caserma Artale, nei pressi della Torre, un centro commerciale che avrebbe completato la riqualificazione dell'area del Santa Chiara (altra area in quasi totale dismissione) e la caserma Curtatone e Montanara, nel cuore del quartiere San Martino, avrebbe fatto da “cassa sonante” per tutta l'operazione, cioè venduta ai privati per farne case di lusso, con giardinetti ad uso esclusivo di pochi facoltosi possidenti.

Un progetto così solido che solo nel 2007, cioè dopo 6 anni, vedrà firmato un accordo di Programma per la sua attuazione e realizzazione. Viste le stime, visti i progetti e le prime spese sostenute per effettuarli, sono molte le associazioni, in prima linea il Progetto Rebeldia e il circolo cittadino di Legambiente, che già a quel tempo insorsero e criticarono sia la fattibilità dell'operazione sia la consistenza dei benefici che la città poteva trarne da una simile operazione.

Ma l'amministrazione oggi, come allora, è sorda e nonostante nel 2008 il primo cittadino non sia più Fontanelli, il neo eletto Marco Filippeschi si impegna a portare aventi questo progetto. Vengono messi in campo tutti gli strumenti tecnici, in primis quelli urbanistici che mirano a stravolgere i piani di sviluppo della città, ma, di fatto, ne bloccano in maniera forzosa le possibilità di recupero.

Qualcuno non fa i conti con la crisi che dal 2008 si abbatte sul mercato immobiliare e quello che sembrava un progetto ambizioso si trasforma in una perdente utopia.

Nel 2013 Filippeschi ripropone ostinato nel programma elettorale l'attuazione del progetto caserme, nonostante ormai sia chiaro che da una parte l'esproprio dei terreni di Ospedaletto non si farà e dall'altra non si riesce a trovare un accordo con il Ministero della Difesa sulle stime per la permuta dei Beni.

Intanto ai piani alti del governo nazionale si propone di fare una grande operazione di cassa, mettendo in vendita un'ingente fetta della patrimonio pubblico, attraverso il così detto “Federalismo Demaniale”. Nel piano, oltre alla svendita, è prevista la possibilità per gli enti locali di richiedere in concessione i beni di proprietà demaniale per ammortizzare le spese di affitto e quindi ridurre le spese di gestione dei vari uffici. Una grande opportunità per quelle amministrazioni in grado di coglierla e valorizzarla nella giusta maniera.

Il Distretto 42: un'opportunità per la città

Nel febbraio del 2014 finalmente avviene una prima svolta: il Municipio dei Beni Comuni riapre alla città l'ex Distretto Militare e lo ribattezza “Distretto 42”, numero civico, ma anche articolo 42 della Costituzione che impone che la proprietà, sia pubblica che privata, sia tutelata solo se svolge una funzione sociale.

A Pisa, però la speculazione e gli interessi privati sono più forti di qualsiasi interesse pubblico: non importa che centinaia di persone, abitanti del quartiere e non entrino nel Parco Andrea Gallo, con gli occhi stupiti alla scoperta di quel paradiso verde nascosto per oltre 57 anni alla vista del quartiere. Non interessano i progetti di servizi socialmente utili che subito animano quelle mura da 20 anni abbandonate. Basterebbe un gesto: che il Comune di Pisa ritiri la firma dal protocollo d'intesa, quello che, dopo aver arrancato dal 2001 è ormai fermo da 7 anni, e proprio in virtù del federalismo demaniale gli 8000 metri quadrati di Parco e i 4000 metri quadrati di edifici tornerebbero nella piena disponibilità dei cittadini pisani. Ma la logica della speculazione vince, grazie all'uso spropositato delle forze dell'ordine, che giungono dopo breve tempo a reprimere tale esperienza: il Distretto 42 viene nuovamente e forzosamente chiuso. Ma le radici del bene comune sono state piantate e sono forti e ben salde.

Ad un anno di distanza da quel momento, siamo a Gennaio 2015, centinaia di cittadini si ritrovano nelle piazze e nelle sedi delle associazioni del quartiere per progettare insieme un futuro comune per quel luogo: ne nasce un vero e proprio progetto (con tanto di tavole e progetti tecnici) a costo zero per la pubblica amministrazione di rimessa in essere di un luogo abbandonato.

Sono oltre 500 le firme dei singoli cittadini che sottoscrivono la mozione popolare che verrà poi discussa in Consiglio Comunale, e oltre 70 le sigle associative che sottoscrivono la richiesta al Comune di Pisa di abdicare al progetto caserme, che tutti ormai sanno essere defunto, e riaprire il distretto. Ma i movimenti dal basso non smuovono l'arroganza del potere e il consiglio comunale a maggioranza Partito Democratico boccia senza appello la mozione popolare.

Primo perché il progetto caserme è ancora vivo, così afferma pubblicamente il sindaco Marco Filippeschi e poi, avendo vinto le elezioni qualsiasi cosa al di fuori della volontà del mandato va repressa.


Un'amministrazione che smentisce se stessa: come sperare di farla franca con la cittadinanza.

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I fatti recenti però smentiscono l'orientamento dell'amministrazione, anzi è l'amministrazione stessa che smentisce se stessa. A breve infatti verrà discussa la variante di monitoraggio del piano urbanistico. Le previsioni fatte nel 2008 sono scadute. Cosa vuol dire ? Che se più di un lustro fa avevi previsto un certo sviluppo urbanistico e ad oggi ancora non l'hai attuato, devi fartene una ragione. Dovresti capire cosa è successo e cambiare direzione, direbbe il buon senso. E non solo il buon senso: gli stessi accordi presi anni fa sanciscono come comportarsi in caso di insuccesso.

L'amministrazione dovrebbe ammettere il fallimento del Progetto Caserme. Ammettiamolo pubblicamente per semplice onestà intellettuale.

Negli aggiornamenti del piano urbanistico sono esplicite due cose: la prima è che nella zona di Ospedaletto non è più prevista alcuna caserma, la seconda che la caserma Bechi Luserna resta di fatto una caserma, ovvero non è più previsto alcun parcheggio; in effetti è l'unica delle 3 caserme rimasta attiva, concentrando le attività anche dell' Artale

E l'ex distretto militare? E la Caserma Artale? Che fine fanno?

Nel piano urbanistico in valutazione al momento non lo dicono esplicitamente, ma l'accordo di programma sul Progetto Caserme (allegati  alla Delibera di C.C. n. 58 del 22/07/2008) lo spiega. Qui si legge infatti

Salvaguardie: La nuova destinazione per l’ex Distretto Militare è ammessa solo previa realizzazione della nuova struttura militare in Ospedaletto e conseguente trasferimento in essa delle funzioni militari presenti nella Caserma Artale e nella Caserma Bechi – Luserna.

E' chiaro a tutti il significato del termine “Salvaguardia”? In questo caso è quel cavillo che gli amministratori sono costretti per legge a mettere all'interno dei propri atti e che tutela i cittadini da eventuali errori. Errori di previsione, errori di strategia, forse poca competenza nel portare avanti eventuali progetti, ma di fatto con le previsioni attuali di una nuova caserma non se ne parla, né è possibile la dismissione della Bechi Luserna, anche se a noi piacerebbe.

Quale resta dunque la previsione urbanistica sul distretto dal momento che la variante "per residenza ordinaria, speciale, turistico-ricettiva" decade per amore della logica e della tanto sventolata legalità di questa amministrazione?

Semplice. Si torna quindi alla scheda urbanistica vigente che prevede: "Recupero area ex Distretto per servizi pubblici ed abitazioni speciali."

Ad oggi il Ministero della Difesa, che negli ultimi 15 anni si è nascosto dietro al protocollo d'intesa per sfuggire alle pressanti richieste del Demanio di Stato di restituire il bene perché inutilizzato, ha ignorato le esplicite richieste delle associazioni di utilizzare il bene, ed ha rigettato la richiesta di concessione del Comune di Pisa.

Il progetto caserme, quello per cui, come diceva il Sindaco Filippeschi, è stato nuovamente votato nel 2013, è ufficialmente morto.

E' la nuova occasione per il Comune di Pisa per richiedere il bene a titolo gratuito e restituirlo alla cittadinanza tutta. E' l'opportunità per migliaia di cittadini di veder realizzato un progetto partecipato e con funzioni sociali importanti che realmente rispondono ai bisogni dei cittadini.

Nonostante sia il momento ormai, che il Ministero della difesa restituisca l'area in via Giordano Bruno al Demanio, l'Assessora all'urbanistica Ylenia Zambito continua a dichiarare in commissione urbanistica, che lei e il Sindaco Filippeschi continuano a incontrare il Ministero della difesa per portare avanti il Progetto Caserme.

Continuano incontri clandestini com'è d'uso fare in questa amministrazione senza che la cittadinanza sia edotta di come procedono.

Ma su quale mandato? Questa è la domanda. Non c' é più alcun mandato elettorale; se questo era l'alibi fino ad oggi, ora non esiste. E non si capisce più su quali basi e contenuti si basino gli incontri.

Chiediamo con ancora maggiore forza che il Comune di Pisa richieda con urgenza tramite il federalismo demaniale il trasferimento del Distretto 42 bene a titolo gratuito affinché questa area e il Parco Andrea Gallo, da quasi due anni tornato nell'abbandono a seguito di uno sgombero politico contro quella esperienza di rigenerazione urbana, sia restituito alla cittadinanza tutta. Così nei fatti verrebbe rispetta e prenderebbe subito corpo la variante del piano urbanistico “ a servizi pubblici e abitazioni speciali” previsione ampiamente declinata nel progetto partecipato presentato e consegnato dal Municipio dei Beni Comuni ma elaborato con centinaia di cittadini e cittadine del quartiere e non, che invece nello scorso marzo la maggioranza che amministra questa città ha invece bocciato continuando a sostenere la speculazione e l'abbandono.

I tempi per realizzare un progetto dal basso, partecipato e autogestito che riapra il Distretto 42 sono ancora più maturi, e questa amministrazione non vi si può più opporre.

 

Pisa, 9 dicembre 2015,

 

Municipio dei Beni Comuni

 

 

 

 

 
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