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Risposta del Progetto Rebeldía al comunicato del deputato del Partito Democratico Paolo Fontanelli
Basta con le falsità e le strumentalizzazioni
L’integrazione in via Battisti è possibile: giù le mani dall’unità del Progetto Rebeldía
L'intervento del deputato del Partito Democratico, nonché ex-Sindaco di Pisa, Paolo Fontanelli pubblicato sulla Nazione di oggi, ci obbliga a prendere la parola. È un testo in cui purtroppo si aggiungono inesattezze a inesattezze, fornendo una ricostruzione della 'vicenda Rebeldia' non vera e fuorviante. Ci sentiamo in dovere di rettificare quanto scritto da Fontanelli, non tanto per un esercizio di memoria, quanto per il rispetto che sentiamo nei confronti delle migliaia di persone che hanno voluto scendere in piazza al nostro fianco nella splendida giornata del 7 giugno.
Ricordiamo al deputato Fontanelli che la soluzione di un trasferimento
dall’ex-Etruria in via Battisti fu avanzata e studiata dal Progetto
Rebeldía e che fino ad allora il Comune non si era mai preso carico
della vicenda negli anni passati assistendo passivamente ai continui
sgomberi e alle denunce che questa esperienza nata nel 2003 ha dovuto
subire.
Ricordiamo all’allora Sindaco Fontanelli che al momento della firma del
comodato d’uso gratuito per via Battisti (febbraio 2006), proprio
perchè si sarebbero dovuti realizzare degli interventi in quell’area,
lui in persona prese l’impegno di lavorare per individuare una
soluzione definitiva per il Progetto Rebeldía e di avviare
immediatamente un percorso ed un confronto in questa direzione. Era il
febbraio del 2006, ma la sua amministrazione da allora non ha fatto
nulla, venendo meno agli impregni presi.
Ricordiamo all’allora Sindaco Fontanelli che nel marzo del 2007 quando
la Cpt, proprietaria dell’area, non ci ha rinnovato il contratto di
comodato d’uso gratuito fu il Progetto Rebeldía a chiedere con forza un
incontro con l’amministrazione comunale per affrontare il problema per
tempo prima che venissero realizzati i progetti su quell’area, e per
oltre due mesi l’amministrazione non ci diede alcuna risposta ed il
primo tavolo interistituzionale si riunì solo nel mese di giugno del
2007 dopo oltre 4 mesi dalla nostra richiesta
Ricordiamo all’allora Sindaco Fontanelli che le nostre 7 proposte di
integrazione nell’area di via Battisti, elaborate da ingegneri ed
architetti di chiara fama della città di Pisa, non solo non sono mai
state prese in considerazione e valutate da nessun tavolo tecnico ma
che esse sono tutte compatibili con il progetto dell’amministrazione
comunale.
Potremmo continuare a denunciare le omissioni sul bando, i ritardi, le
riunioni fatte saltare o convocate un giorno per il giorno successivo,
come dimostrano le decine di documenti archiviati presso gli uffici
protocollo del Comune, della Provincia, dell’Università e dell’Azienda
Regionale per il Diritto allo studio.
Teniamo a precisare che fin’ora non abbiamo mai rifiutato alcuna
proposta avanzata dal Comune. L’amministrazione in più di un anno e
mezzo non ci ha mai prospettato più soluzioni, ma solo nel mese di
ottobre, dopo 8 mesi di confronti, ci ha proposto un sopralluogo in uno
stabile in via Bovio. Ad oggi non abbiamo detto un "no pregiudiziale",
come ci viene attribuito, al contrario, abbiamo anche chiesto da
diversi mesi, esattamente dal 12 novembre del 2007, chiarimenti e
informazioni per poter valutare questa proposta nel concreto,
chiarimenti che non sono mai arrivati. E sinceramente ci domandiamo
anche il perché, visto che c’era un impegno anche ad aprire un tavolo
tecnico su quell’area che presenta diverse difficoltà a partire
dall’esistenza di un progetto di recupero.
Non sappiamo quindi con questa espressione al plurale - ‘soluzioni’ - a
cosa si riferisca il deputato del PD, a meno che non si cambi la
realtà, riproponendo oggi strumentalmente i capannoni in via san Iacopo
che lo stesso tavolo interistituzionale nel mese di settembre 2007
ritenne non idonei in quanto in contrasto con le vigenti disposizioni
in materia di salute ed ambiente vista la vicinanza al depuratore.
Al contrario, se qualcuno ha avuto un atteggiamento pregiudiziale
questo è stato il Comune che non ha mai voluto, lasciando trascorrere
più di un anno e mezzo, prendere in considerazione le 7 proposte di
integrazione nell’area di via Battisti, rifiutandosi di fare qualsiasi
verifica tecnica su quell’area che prevede già nel progetto attuale dei
fini sociali.
Teniamo a ribadire, per evitare qualsiasi strumentalizzazione,
l’assoluta compatibilità delle nostre proposte con il progetto attuale
a testimonianza della nostra volontà, che confermiamo anche oggi, di
dialogo e di non impedimento dei lavori. Si tratta quindi di una
questione di volontà politica da parte del Comune e non di un problema
tecnico, e per questo rilanciamo il confronto sull’idea di una nostra
integrazione nel progetto di riorganizzazione urbanistica, come
ulteriore elemento di riqualificazione sociale.
Allo stesso tempo, come da più di un anno diciamo: qualsiasi proposta
che mira o prevede uno smembramento delle associazioni del Progetto
Rebeldía e di tutte le attività che vi si svolgono è per noi
inaccettabile, in quanto l’unità di culture ed esperienze diverse è per
noi un valore irrinunciabile, che le stesse istituzioni hanno
riconosciuto.
Siamo convinti che occorra uscire da un approccio emergenziale al
problema, e così anche da una politica del transitorio e dei due tempi
proposta dal Comune e ribadita dal deputato Fontanelli in quanto
l’individuazione di una sede stabile e definitiva era uno degli impegni
che le istituzioni avevano già assunto nei nostri confronti al momento
del trasloco dall’Ex-Etruria nel febbraio del 2006.
Non siamo disposti ad accettare degli ultimatum in quanto siamo
convinti che la sola strada che può garantire di trovare una soluzione
adeguata sia quella di un confronto serio e concreto.
Fino ad ora le istituzioni hanno fatto solo una cosa: mettere la testa
sotto la sabbia, andando avanti a testa bassa sul loro progetto facendo
finta che in quell’area non esistesse nulla, come dimostra anche la
recente intervista del neosindaco Filippeschi, rilasciata il primo
maggio sul Tirreno di Pisa.
L’unico atto concreto che abbiamo visto è la lettera di ingiunzione in
cui si intima l’immediata liberazione dell’area di via Battisti da
parte della CPT, invocando anche l’intervento delle forze dell’ordine.
Di fronte a questo atto ingiustificato abbiamo ricevuto come risposta
l’assoluto silenzio dell’amministrazione comunale. Chi è che non vuole
allora il confronto? Si può dialogare sotto minaccia?
Questa scelta politica oggi si rileva del tutto sbagliata, questa arroganza sta solo mettendo in difficoltà la città.
Sabato 7 giugno migliaia di persone sono scese in piazza per difendere
il Progetto Rebeldía, per chiederne la permanenza ed integrazione
nell’area di via Battisti. Il deputato Fontanelli fa finta oggi che
tutto ciò non sia avvenuto e che queste migliaia di persone che vivono
ed abitano a Pisa non esistano.
Interventi come quello del deputato Fontanelli servono solo e
volutamente a creare un clima di scontro e mirano a far degenerare il
confronto politico. Rispediamo al mittente queste strumentalizzazioni e
chiediamo solo un po’ di onestà e di rispetto per quelle migliaia di
persone che sono scese in piazza sabato scorso.
La partecipazione, la democrazia, il prendere parte alle scelte di
trasformazione di una città sono una ricchezza e noi siamo questo: se a
qualcuno ciò dà fastidio lo dica chiaramente.
Un’ultima osservazione. Crediamo che titolare un intervento: "Centro di
permanenza temporanea e caso Rebeldia mettono a rischio due progetti
strategici per il futuro di Pisa", mettendo insieme e sullo stesso
piano la morte con la vita, sia non solo quanto meno di cattivo gusto
ma denoti anche una concezione della politica che non merita alcun
commento, tanta è la sua brutalità.
Progetto Rebeldía: Acklab - Africa Insieme - Babilon-mediateca -
CiboliberoKC - Chicco di senape - Ciclofficina - Cinemaltrove –
Cinematic - Distretto di Economia Solidale - El Comedor Estudiantil
Giordano Liva - Emergency Pisa - Equilibri Precari - Fratelli dell'Uomo - Gruppo d'Acquisto
Solidale Pisano - LIPU-Pisa - Ingegneria Senza Frontiere - Caffetteria
Critica Machu Picchu - Mezclar-Ambulatorio migranti - ¡Mosquito!-
Osservatorio Antiproibizionista - Laboratorio delle disobbedienze
Rebeldía - Rebeldía Media Crew - Rebeltheater - Scacchi Insorgenti -
Gruppo TNT Lavoro non lavoro - Trinacria Gio Family - Underground Pisa
Da www.paolofontanelli.it
Centro di permanenza temporanea e ''caso Rebeldia'' mettono a rischio due progetti strategici per il futuro di Pisa
La caserma Bechi Luserna, dove il Governo vorrebbe allestire la nuova
struttura per immigrati irregolari, sarà la nuova porta d'ingresso
turistica della città. E negli ex capannoni Enel di via Battisti
sorgerà il nuovo terminal dei bus, in collegamento con la stazione.
Progetti noti a tutti da anni ...
Ci sono due notizie di questi giorni che ritengo necessario commentare.
La prima riguarda l’ipotesi di collocare in due siti pisani un nuovo
centro di permanenza temporanea per i clandestini. Si tratterebbe della
caserma Bechi Luserna sull’ Aurelia e di un ex deposito carburanti in
Barbaricina. E’ evidente che si tratta di due ipotesi insostenibili
perché inserite in un contesto di tipo residenziale e perché
interessate a utilizzazioni diverse. In particolare la Bechi Luserna è
oggetto centrale dell’intesa programmatica fra il Comune, il Ministero
della Difesa e il Demanio dello Stato per il recupero e la
valorizzazione delle caserme che sono nella città in cambio della
costruzione di una nuova caserma a Ospedaletto. La centralità deriva
dall’idea di fare lì la nuova porta d’ingresso del turismo con la
realizzazione del punto di arrivo e di sosta di tutti i mezzi dei
turisti e del punto di partenza per i percorsi di fruizione culturale e
turistica di Pisa. Se salta questa previsione salta tutto l’accordo e
il danno per la città e il suo futuro sarebbe gravissimo così come
sarebbe grave per l’esercito italiano che perderebbe una concreta e
rilevante opportunità per la sua modernizzazione in termini di
strutture e di operatività. Del resto i comandi militari hanno sempre
sostenuto che per spostare le attività e le funzioni in essere nella
Bechi Lucerna occorreva una soluzione alternativa pronta e credibile.
Per questo è difficile capire da quale fonte e per quali ragioni si
avanzino oggi ipotesi così balzane. Speriamo che qualcuno chiarisca al
più presto.
La seconda notizia riguarda la manifestazione in difesa di Rebeldia.
Credo che su questa vicenda si stia tentando di inserire una serie di
forzature che non rispondono alla realtà dei fatti e ciò non è
accettabile. Mi riferisco all’uso di parole come "sfratto" o volontà di
"cancellare" Rebeldia. Allora mi sembra opportuno ricordare i passaggi
che hanno portato alla situazione attuale. Fu il Comune a proporre a
Rebeldia, riconoscendo la funzione positiva di quella esperienza di
aggregazione giovanile, l’uso temporaneo dei capannoni ex-Enel in via
Battisti, acquistati dal CPT, per trovare uno sbocco alla situazione di
incertezza che si era creata con l’avvio dei lavori di ristrutturazione
dei locali dell’Università nei pressi di Ingegneria. I capannoni allora
erano vuoti in attesa dell’approvazione del progetto per la
realizzazione del terminal dei bus, in collegamento con la stazione
ferroviaria, che rappresenta un passo fondamentale in direzione del
decongestionamento del traffico urbano e del rilancio del trasporto
pubblico. I rappresentanti di Rebeldia sapevano benissimo che quella
proposta di utilizzazione era subordinata e condizionata ai tempi di
approvazione del progetto e di avvio dei lavori. Non mi sembra oggi una
buona cosa far finta di non sapere, proprio quando può partire un
intervento fondamentale per potenziare un servizio pubblico importante
come il trasporto e con esso si apre anche la strada al recupero e alla
fruizione delle mura medievali nel quartiere di Sant'Antonio.
Inoltre bisogna ricordare, anche per ragioni di onestà intellettuale,
che negli incontri con i rappresentanti di Rebeldia è stato più volte
evidenziato che, nel caso in cui il Comune decidesse di investire nella
realizzazione di nuovi spazi di aggregazione sociale o culturale, la
loro assegnazione dovrebbe necessariamente avvenire attraverso un bando
pubblico. E su questo, almeno nelle riunioni, c’è stata sempre
condivisione. Anche questo punto evidenzia la forzatura di certe parole
d’ordine usate in questi giorni. Sarebbe utile allora ripartire da un
confronto costruttivo che muovendo dalla straordinarietà della
situazione si proponga di trovare soluzioni alternative. Il Comune
aveva proposto delle ipotesi che, sebbene transitorie, potevano aprire
la strada a nuovi progetti di spazi da dedicare all’aggregazione
sociale e culturale e in grado di produrre riqualificazione urbana
(penso a via Bovio lato mura). Purtroppo finora Rebeldia si è arroccata
nell’idea di mantenere l’attuale collocazione. Idea che contrasta con
la partenza, urgente anche per ragioni di finanziamento,
dell’intervento in via Battisti. Mi auguro che con l’incontro dei
prossimi giorni fra la nuova amministrazione e Rebeldia si trovi un po’
di ragionevolezza e credo che le tante componenti politiche e sociali
della sinistra pisana potrebbero dare un contributo costruttivo
attraverso una discussione volta a risolvere i problemi della città e
delle sue priorità con proposte concrete e realizzabili.
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