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Il protocollo d´intesa proposto dall´assessora Ciccone a Comune, Provincia, Università e DSU nell´ambito delle politiche giovanili è partito col piede sbagliato.
Il Progetto Rebeldía ha criticato molti aspetti di questa operazione poco trasparente, inefficace e priva di qualsiasi forma di partecipazione; nell'interesse, sia della città, sia delle proprie attività, in un clima che si fa sempre più pesante, intimidatorio.
C´è un motivo.
Il metodo del "nulla di sostanza" teorizzato dall´assessora Ciccone si
sta pericolosamente trasformando in concretezza, sperperando denaro
pubblico in un protocollo scellerato, ambiguo e poco comprensibile.
L'avvento della Ciccone ha comportato un profondo cambio di linea della giunta stessa nei confronti del Progetto Rebeldía.
Infatti, se il sindaco di Pisa Marco Filippeschi aveva confermato durante una seduta del tavolo interistituzionale l'impegno della giunta a individuare una soluzione definitiva e non transitoria che garantisse l'unità delle associazioni e la continuità delle iniziative, oggi la Ciccone decide unilateralmente di interrompere quel dialogo, di escludere le associazioni da qualsiasi trattativa e di tentare di dividerle.
Questo è un chiaro attacco politico: Maria Paola Ciccone vuole costringerci a partecipare a un bando a prescindere da quello che il bando offre e per farlo ci minaccia indirettamente sui giornali. Abbia almeno il coraggio di dire con chi ce l'ha quando parla del fatto che non ci saranno corsie preferenziali: parla forse della Leopolda?
Maria Paola Ciccone vuole chiudere una palestra d'arrampicata che conta centinaia di tesserati UISP, vuole chiudere un'area che ospita decine di iniziative, dai concerti ai benefit di altre associazioni cittadine di varia natura, vuole chiudere un sala prove teatrali e un palco dove vari gruppi e anche alcune scuole pubbliche pisane hanno potuto realizzare i loro spettacoli senza costi per le scuole stesse, vuole chiudere uno spazio dove decine di comunità di cittadini stranieri hanno potuto trovare un luogo di incontro per i loro eventi, e la lista potrebbe continuare a lungo.
Una realtà come quella rappresentata dalla rete di associazioni del Progetto Rebeldía evidentemente dà fastidio a una giunta che non tollera alcuna interferenza nel suo operato nè alcuna critica, che evidentemente concepisce la partecipazione solo sotto forma di campagne pubblicitarie mirate a propagandare i propri progetti ai propri cittadini, che convoca le associazioni solo per informarle e mai per ascoltarle e decidere insieme come individuare le soluzioni ai problemi.
Non si tratta di assumersi le responsabilità di essersi autoesclusi, ad escluderci dalla trattativa è stata Maria Paola Ciccone. Si tratta bensì di muoversi con decisione in una direzione che fa della partecipazione e della trasparenza i principi cardine.
A proposito: perché l´assessora Ciccone non chiarisce i tempi e le modalità della pubblicazione per l´assegnazione del bando della Leopolda? Vuole piuttosto avere l'esclusiva autorità decisionale su chi può, o non può, partecipare?
Il Progetto Rebeldía non ha paura di un bando pubblico, ma non vuole regalare alle Ferrovie soldi pubblici.
Il Progetto Rebeldía non si lamenta con le istituzioni, ma è a loro disposizione per costruire una città più vivibile e partecipata.
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