| Altri provvedimenti si abbattono su Rebeldia |
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L'obiettivo dell'occupazione, in questo caso, era puramente simbolico: si trattava di fare un breve incontro con i giornalisti per informare la citta' sul recente sgombero. Tuttavia, sebbene l'intento pacifico fosse dichiarato, la Questura, in quel momento diretta dal questore Eugenio Introcaso, intervenne con una violenza assolutamente ingiustificata. Gli agenti della DIGOS, capeggiati da Gianluca Greco, si introdussero pistole alla mano nello stabile per sgomberarlo immediatamente e impedire la conferenza stampa, bloccando i giornalisti che cercavano di entrare e distribuendo schiaffi e spinte a chi stava stava riprendendo la scena con le telecamere.
Questi fatti, insieme alle altre politiche repressive e anti-sociali applicate dalla questura di Introcaso, sono documentati nell'inchiesta "Il caso Pisa - Un'inchiesta sull'ordine pubblico nella nostra città", che gia' all'epoca venne diffuso da Rebeldia fra le istituzioni e la societa' civile.
Di fronte a tutto questo l'universita', che ha riconosciuto il ruolo del progetto Rebeldia affidandogli lo spazio dell'ex-Etruria nel 2004, deve adesso esprimersi su quanto avvenuto poco tempo prima in uno spazio di sua proprieta', e deve rispondere della scelta fatta allora di chiedere lo sgombero. Per questo chiediamo al mondo universitario di prendere parola per affermare che l'Universita' di Pisa e' ancora luogo di confronto, sperimentazione e democrazia. Il Caso Pisa (Un'inchiesta sull'ordine pubblico nella nostra città (2002-2003))
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Altri provvedimenti si abbattono su Rebeldia. Dopo i 16 decreti di condanna penale per l'occupazione dello stabile dell'ex-ASNU di proprieta' dell'Universita' avvenuta nel 2003, da pochi giorni sono stati notificati altri 17 decreti di condanna, che prevedono multe da 3.000 a 6.000 euro per ciascun manifestante.