Strategia della tensione

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di Marco Bascetta

«Non è che l’inizio». La parola d’ordine che tante volte è risuonata nelle piazze, questa volta proviene, minacciosa, dalle stanze del potere. Non sono solo parole, le accompagna un formidabile dispiegamento di forze: autoblindo, poliziotti, militari, mandati a sgomberare uno dei più tranquilli e accoglienti centri socali romani, l’Horus a Montesacro.

È il primo grande spettacolo repressivo messo in scena dalla giunta Alemanno. In questo luogo improbabile spuntano, secondo le forze dell’ordine, sette bottiglie molotov e un certo numero di fumogeni», armi letali quanto le stelle filanti e i coriandoli.

C’è oggi un grande movimento in espansione, nelle scuole e nelle università, in procinto di contaminare e coinvolgere altri settori sociali, attanagliati dalla crisi e incalzati da una politica che accentua di giorno in giorno i suoi tratti autoritari.

Mentre nelle piazze cominciano a spuntare i manganelli, il provvidenziale ritrovamento dell’Horus sta lì a dimostrare che nelle file dell’opposizione sociale "altra non ve n’è" si annida la violenza si prepara lo scontro.

Al di fuori dell’assopito e soporifero sermone veltroniano, studenti e lavoratori (precari e non) starebbero marciando verso uno scontro sempre più cruento.

È un dispositivo di sconcertante banalità, ma che già in passato partiti e sindacati si sono giocati per ricondurre nel proprio cortile e all’interno del proprio ordine del discorso una conflittualità sociale che li eccedeva e li contestava. Banale ma efficace e, soprattutto, sempre impunito.

E poiché le forze della sinistra, complici della distruzione dell’università italiana, della risibile ideologia aziendalista che l’ha accompagnata e dell’ossessione securitaria che avvelena il paese, scontano l’antipatia, quando non l’ostilità, dei movimenti, potrebbero facilmente essere tentati di cogliere la palla al balzo.

I fatti accaduti ieri a Roma, pur nella loro dimensione circoscritta, hanno per questo una rilevanza di carattere nazionale, suonano come uno squillo di tromba, un segnale, un gesto esemplare.

Il sindaco Alemanno promette, nella maniera più esplicita, che la battaglia dell’Horus non sarà che la prima di una lunga guerra, contro i centri sociali, contro ogni forma di aggregazione giovanile che si voglia indipendente da quel galateo sempre più rigido, repressivo e ottuso, da quel monopolio statale, comunale e commerciale della vita collettiva che si fregia del nome di «legalità».

Una «legalità» che non spende una lira per la cultura (popolare e non), che demolisce sistematicamente i luoghi in cui la si produce e la si fruisce, che si alimenta di conformismi e rinunce, consolida privilegi e gerarchie, questi sì al di sopra di ogni legge.

Una «legalità» che procede, infine, per decreti legge e ordinanze, accecata dall’arroganza e dall’ideologia. A queste regole sono sempre di più quanto pensano che non si possa più stare. Nelle scuole, nelle università come nel mondo dei centri sociali.

 
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