| Processo Cosenza: appello alla mobilitazione |
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Adesioni al 16-01-2008 ::
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Erano passati pochi giorni dalla manifestazione di un milione di persone
contro la guerra in Iraq che aveva concluso il Forum Sociale Europeo di Firenze,
una delle più importanti esperienze di partecipazione democratica realizzate nel
nostro paese.
La notte del 15 novembre 2002 venti persone che erano state fra gli
organizzatori di quel Forum furono arrestate dai reparti speciali dei ROS e dei
GOM. Ad altri cinque furono notificati gli arresti domiciliari. Quarantatre
persone finirono indagate nel filone di inchiesta. Le irruzioni di uomini armati
fino ai denti e con il volto coperto terrorizzarono molte famiglie a Cosenza,
Napoli e Taranto.
Tredici persone furono rinviate a giudizio, accusate di aver voluto
“sovvertire violentemente l’ordine economico costituito nello stato” per essere
stati fra gli animatori delle grandi manifestazioni di popolo in occasione del
vertice OCSE di Napoli e del G8 di Genova nel 2001.
Quel processo, iniziato il 2 dicembre 2004 presso la Corte di Assise di
Cosenza, è alle sue battute finali. La requisitoria del Pubblico Ministero è
prevista per il 23 gennaio, e poco dopo sarà emessa la sentenza.
Solo un mese fa il Tribunale di Genova ha comminato più di un secolo di
carcere a ventiquattro manifestanti. Sono stati inflitti fino a 11 anni di
carcere utilizzando reati da codice di guerra come l’accusa di "devastazione e
saccheggio".
Al contrario, nessuno ha pagato per le inaudite violenze compiute dalle
forze dell’ordine sui manifestanti a Genova, giudicate da Amnesty International
la più grave violazione dei diritti umani in Europa dal dopoguerra.
Nessuno dei dirigenti responsabili ha dovuto rendere conto degli errori ed
orrori commessi: al contrario, sono stati tutti promossi. I processi per la
macelleria della Diaz e le torture a Bolzaneto si avviano alla prescrizione per
decorrenza dei termini. L’omicidio di Carlo Giuliani è stato archiviato senza un
processo. Il Parlamento ha respinto la richiesta di istituzione di una
Commissione di Inchiesta. Al contrario, gli imputati di Cosenza rischiano pene
severissime.
Ancora una volta c’è bisogno di difendere la dignità calpestata del nostro
paese e le garanzie democratiche nel sessantesimo della Costituzione. Una
volta ancora bisogna pretendere verità e giustizia sui fatti di Genova, e
difendere il diritto a costruire un “un altro mondo possibile”.
Il nostro paese è pieno di lotte, vertenze nazionali e locali, resistenze e
proposte per i diritti umani, sociali, civili, politici, ambientali, per la
difesa dei beni comuni, contro la guerra e il riarmo. L’attivismo civile e la
mobilitazione sociale dovrebbero essere considerati una risorsa di questo
paese.
Al contrario, questi conflitti finiscono sotto processo e tante persone
rischiano di vedersi rovinata la vita per il loro impegno sociale. Crediamo sia
necessario allargare la riflessione, la solidarietà e l’iniziativa unitaria di
fronte ai segnali di una deriva securitaria e repressiva contro ogni forma di
diversità e di dissenso.
Agli imputati di Cosenza viene contestato di essere protagonisti attivi del
movimento altermondialista e delle lotte per il cambiamento, attività che viene
quindi considerata sovversiva e cospirativa.
Questo processo riguarda perciò fino in fondo tutti coloro che credono
doveroso impegnarsi per una società e un pianeta più giusti e che vogliono per
tutti e per tutte il diritto ad agire, ad opporsi, a praticare e vivere
alternative. E’ tempo di tornare a Cosenza da ogni parte d’Italia, come facemmo
il 23 novembre del 2002 protestando insieme a tutta la città.
Costruiamo insieme una nuova grande manifestazione a Cosenza sabato 2
febbraio
per liberare chi è sotto processo da accuse inaccettabili.
Difendiamo il diritto a voler cambiare il mondo
Le adesioni collettive e individuali vanno inviate a:
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Contatto stampa: 334.3051746 www.cosenza2febbraio.org
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