Le tonnare di Pisa

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In varie parti del Mediterraneo per la pesca del tonno si usavano le"tonnare", un crudele sistema di reti che serviva a catturare più pesci possibile: all'uscita dei pescherecci, il branco veniva spinto verso la tonnara in cui i pesci rimanevano impigliati, e iniziava la mattanza.
Ci domandiamo se l'Amministrazione comunale di Pisa, per bocca dell'assessore Serfogli, si sia ispirata a questo metodo nell'avanzare la proposta innalzare una rete a Tirrenia per catturare i migranti in fuga dalla Polizia Municipale.
Non potendo più emanare ordinanze direttamente discriminatorie come il decreto anti-borsoni, dopo il divieto del Consiglio di Stato, questa Giunta prova a costruire trappole per venditori ambulanti sul modello delle tonnare. Applicare questo sistema a esseri umani è un atto gravissimo, che non rispetta i diritti umani ed ha una chiara matrice razzista. Non è questo che si attende la città di Pisa, almeno quella parte che riesce ancora a ragionare in termini non riducibili al mero interesse di bottega, o alla caccia al voto in vista delle elezioni del 2013.

Il solo scopo di queste misure è spaventare e perseguitare in misura sempre maggiore alcune categorie di migranti, per la maggior parte senegalesi. A soli 4 mesi di distanza dalla strage di Firenze, con un gravissimo episodio di aggressione avvenuto il 3 Marzo a danno di rifugiati somali sempre nel capoluogo toscano, e dopo che tanti, a cominciare dal Presidente della Regione Rossi, proseguendo con numerose associazioni e personalità, hanno lanciato un monito contro i pericoli di un certo linguaggio e di quegli atteggiamenti messi in atto da parte dei politici che rafforzano l'idea che i migranti non sono uomini a pieno titolo (ma anzi sub-umani, animali, "tonni" in questo caso), ecco che a Pisa si ripropone una pratica barbara come
quella di inseguire le persone e catturarle con una rete.
L'Amministrazione pisana, del resto, sembra avere opinioni differenti sulle reti, a seconda delle convenienze: ricordiamo tutti l'assessore al sociale Ciccone incatenata ad un trattore per protestare contro le reti che circondavano quello che minacciava di trasformarsi in un CIE a Coltano. Eppure, la stessa Giunta oggi si dichiara pronta a costruire barriere in tutto e per tutto uguali, solo perché rispondono agli interessi di quella parte di città a cui non si dice mai di no,
la stessa che, per mano di qualcuno, portò alla devastazione dell'ex ospedale di Calambrone per evitare che vi si accogliessero profughi. Il timore allora era per il danno all'immagine turistica che ne sarebbe derivato al litorale: non vorremmo essere tra quei turisti che rischiano quest'estate di passeggiare in piazza Belvedere a Tirrenia, mentre in una rete a fianco a loro restano impigliati migranti come se si trattasse di "tonni".
Ci domandiamo quando tornerà una politica inclusiva e realmente solidale in questa città, che non sia più dettata da poteri forti e commercianti, ma si faccia invece portavoce di un modello all'altezza dei nostri tempi di crisi e sofferenza, rispettando i diritti di tutti, nel segno di una società davvero umana in cui si cooperi pacificamente fra tutti coloro che abitano e vivono il territorio, siano essi migranti o meno? Altrimenti, non resterà quello che è sempre necessario fare dove vi sono reti che pretendono di dividere uomini: tagliarle.

Laboratorio delle disobbedienze- Rebeldia 
 
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