Gravissime le dichiarazioni di Alleanza Nazionale sull’incendio della Cittadella: un’offesa per PDF

«I pisani sono esasperati, potrebbe dimostrarlo anche l’incendio di stamani. I cittadini hanno paura, e la paura porta ad atti di razzismo e di violenza: noi vogliamo dare voce alle richieste dei cittadini stanchi della situazione». Con queste incredibili parole Alleanza Nazionale ha commentato l’incendio di ieri a Cittadella, che ha colpito un gruppo di senza fissa dimora stranieri. Parole che sembrano rappresentare la legittimazione di un presunto atto di violenza, o almeno un’attenuazione significativa della sua gravità: fra l’altro, la tesi di un attentato è tutta da accertare, perché al momento non vi sono elementi di fatto che la supportino.

Mentre leggiamo queste incredibili affermazioni, osserviamo che il Comune, con l’inizio della campagna per le amministrative, ha varato provvedimenti molto gravi, che rappresentano secondo noi un’inversione di rotta rispetto alle politiche fin qui seguite.

Agitando una presunta “emergenza sicurezza” nel quartiere Stazione, il Sindaco ha emanato un’ordinanza che impone la chiusura anticipata di un minimarket gestito da stranieri, da sempre punto di riferimento dei migranti nella zona. Nel frattempo, la Polizia Municipale ha notificato una denuncia per occupazione di suolo privato a tutte le famiglie dei campi di rumeni, dove vivono donne e bambini. Ne è seguito il solito richiamo alla legalità “a senso unico”: dove illegale è il rumeno “abusivo”, e non l’assenza (o l’insufficienza) di interventi sociali per minori e famiglie. Secondo quanto si apprende dalla stampa, infine, la Polizia Municipale vorrebbe sgomberare tutte le cosiddette “baraccopoli” di cittadini rumeni in città.

Forze politiche di schieramenti diversi, e autorità investite di una responsabilità istituzionale, agitano lo spettro dell’ordine pubblico, criminalizzando intere comunità. Del tutto fuori luogo appare, in questo quadro, la proposta di sgombero dei campi di rumeni, che avrebbe gravissime conseguenze proprio in termini di ordine pubblico: la Polizia Municipale sa benissimo che i rumeni non possono essere espulsi, e che un eventuale smantellamento dei loro campi porterebbe centinaia di persone ­ molte delle quali donne e bambini ­ alla disperata ricerca di un riparo dove dormire. Il tutto, a pochi giorni da due drammatici incendi che hanno colpito persone senza fissa dimora, e a pochi mesi dal rogo di Livorno, dove hanno trovato la morte quattro bambini di una comunità rumena.

Queste scelte vengono compiute in assenza di istituzioni democraticamente elette: in pieno periodo elettorale, a Camere sciolte e con un Sindaco dimissionario, la Polizia Municipale si assume la responsabilità di provvedimenti destinati ad avere pesanti conseguenze in termini di sicurezza, ordine pubblico e pacifica convivenza.
Per questo le associazioni Africa Insieme, Mezclar e Rebeldia hanno scritto oggi una lettera al Prefetto, chiedendo un suo autorevole intervento per fermare l’escalation, e riportare un minimo di ordine nella vita cittadina.

Associazione Africa Insieme
Associazione Mezclar
Laboratorio delle Disobbedienze - Rebeldía
 

Lettera al Prefetto

 
Pisa, 12 Febbraio 2008
 
Alla C.A. di Sig. Prefetto di Pisa
e p.c. Al sig. Questore di Pisa
Al sig. Sindaco di Pisa
Al sig. Presidente della Provincia di Pisa
 

Gentile Signor Prefetto,

apprendiamo dalla stampa locale che sarebbe in corso in questi giorni un’ampia operazione di ordine pubblico, avviata dalla Polizia Municipale ma coordinata dal Comitato per l’Ordine e la Sicurezza da Lei presieduto, e finalizzata al monitoraggio degli insediamenti di baracche e tende abitati da cittadini rumeni presenti sul territorio. Secondo quanto abbiamo appreso dalla stampa locale, le famiglie che abitano in questi insediamenti sarebbero state denunciate per invasione di terreno o edificio ex art. 633 del Codice Penale, mentre nelle prossime settimane si potrebbe procedere allo sgombero coatto di numerosi nuclei nei campi di Ponte delle Bocchette, I Passi e Aurelia.

Non le nascondiamo la nostra profonda preoccupazione per queste notizie, che speriamo essere frutto della usuale enfatizzazione dei fatti da parte della stampa. Se, infatti, quanto riportato dai giornali corrispondesse a verità, ci troveremmo di fronte ad un’operazione – ci permetta di esprimerci in modo esplicito - molto discutibile, sia sul piano dell’ordine pubblico che su quello della legalità.

Non spetta a noi decidere se la costruzione di povere baracche ai margini del fiume, allestite per difendersi dal freddo e per dare un qualche riparo a uomini, donne e bambini, integri la fattispecie di cui all’art. 633 del Codice Penale: se la questione dovesse essere affrontata in un Tribunale, ci adopereremmo senz’altro per fornire a queste persone una congrua assistenza legale, avvalendoci dei nostri professionisti di fiducia (si intende, con il consenso degli interessati). Non possiamo tuttavia fare a meno di notare il modo singolarmente unilaterale con cui si è parlato di legalità: come se l’unico problema fosse l’occupazione abusiva di un terreno, e non la drammatica condizione in cui sono costretti a vivere questi nuclei.

Nella nostra pluriennale attività di volontariato, abbiamo lavorato molto per assistere queste famiglie, maturando una competenza che ci è riconosciuta anche a livello istituzionale (la stessa conferenza dei Prefetti della Toscana, nel suo ultimo rapporto su L’immigrazione in Toscana nel 2007, cita positivamente il nostro lavoro). Abbiamo spesso accompagnato queste persone nella ricerca del lavoro e della casa, nelle pratiche per la residenza anagrafica o per l’assistenza sanitaria, nella stipula di contratti di assunzione o nell’accesso alla scuola per i bambini. Abbiamo constatato, nel corso di questi accompagnamenti, numerose violazioni dei diritti previsti dalle vigenti normative, che abbiamo puntualmente denunciato in varie sedi, anche istituzionali.

In particolare, il 25 Maggio 2007 si è tenuta un’audizione della Prima Commissione Consiliare Permanente del Consiglio Comunale di Pisa, organizzata come visita dei commissari ai campi dei cittadini Rom e rumeni. In quell’occasione, abbiamo segnalato ai consiglieri presenti la violazione del diritto alla residenza anagrafica. Abbiamo infatti avuto modo di notare che l’Ufficio Anagrafe del Comune, su proposta della Polizia Municipale, non concede la residenza anagrafica ai cittadini rumeni che, pur in possesso dei requisiti previsti dall’art. 7 del decreto legislativo 30/2007 in materia di circolazione e soggiorno dei cittadini comunitari, non dispongono di alloggi, ma abitano in baracche, tende e abitazioni precarie. Abbiamo segnalato che questa prassi è in palese contrasto con la normativa vigente: la residenza, infatti, deriva direttamente dal diritto alla libera circolazione in qualsiasi parte del territorio dello Stato, sancito dall’art. 16 della Costituzione Italiana. L’iscrizione all’Anagrafe della Popolazione Residente costituisce in questo quadro un diritto soggettivo che l’amministrazione ha l’obbligo di riconoscere, qualora il cittadino ne avanzi pretesa, indipendentemente dalla natura del luogo di dimora. È quanto prevedono la normativa in vigore, una giurisprudenza ormai consolidata e persino due circolari esplicative del Ministero dell’Interno (circolare MIACEL n. 8 del 29 maggio 1995 e circolare 15 gennaio 1997, n. 2). Ci preme precisare che all’audizione era presente anche una rappresentanza della Polizia Municipale, che ha confermato quanto da noi sostenuto in merito alla prassi seguita nel rilascio della residenza anagrafica. La questione è stata tra l’altro denunciata anche in un comunicato uscito sulla stampa locale (Guerra sulle cifre degli ospiti degli accampamenti abusivi, ieri il sopralluogo della prima commissione consiliare, in «La Nazione», cronaca di Pisa, 26 Maggio 2007, pag. XI), ed era/è di pubblico dominio. Ci chiediamo allora perché la Prefettura non abbia sollevato una questione di legalità a proposito del comportamento della Polizia Municipale e dell’Ufficio Anagrafe del Comune, tanto più che tale comportamento incide pesantemente sui diritti delle persone: senza residenza, infatti, non è possibile accedere ai servizi sociali, all’assistenza sanitaria e alla piena integrazione nel territorio.

Abbiamo spesso accompagnato queste persone nella ricerca di un lavoro. Molti datori di lavoro si rifiutano di procedere all’assunzione dei rumeni, se questi non esibiscono il permesso di soggiorno: cosa impossibile, perché come noto si tratta di cittadini comunitari. Anche quando riusciamo a convincere i datori di lavoro su questo punto, viene spesso sollevato il problema “senza residenza non è possibile procedere all’assunzione”. La normativa vigente, però, prevede l’iter esattamente contrario: il cittadino europeo che intenda lavorare deve prima stipulare il contratto – previa richiesta di nulla-osta se previsto per la specifica mansione -, e successivamente chiedere la residenza. La mancata applicazione di queste disposizioni genera il ben noto circolo vizioso “senza lavoro niente residenza / senza residenza niente lavoro”. Anche questo fenomeno è di pubblico dominio, perché riportato più volte dalla stampa locale (cfr. per es. “Senza documenti è impossibile cercare un lavoro fisso”, in «La Nazione», cronaca di Pisa, 8 Agosto 2007, pag. 3). Ci chiediamo allora perché un simile atteggiamento, lesivo del diritto alla parità di trattamento dei cittadini comunitari previsto dalle normative nazionali ed europee, non sia stato oggetto di attenzione da parte di Codesta Prefettura.

Registriamo infine un diffuso fenomeno di discriminazione nell’accesso all’alloggio: cittadini stranieri – e rumeni in particolare – non riescono a trovare casa, anche quando possano dimostrare di pagare l’affitto, perché è diffusa la pratica di non affittare a stranieri. Siamo in presenza, qui, di una palese violazione degli artt. 43 e 44 del Testo Unico sull’Immigrazione (decreto legislativo 286/98), più volte riportata sulle cronache locali (cfr. per es. Caritas: i poveri? Non sono solo immigrati, in «Il Tirreno», cronaca di Pisa, 7 Settembre 2007, pag. 1; Integrazione e problemi: gli immigrati pagano 500 euro l’anno in più per l’affitto, in «La Nazione», cronaca di Pisa, 24 Agosto 2007, pag. 13), e su cui però non si è registrato alcun intervento da parte delle autorità.

In materia di assistenza sanitaria ai cittadini rumeni privi di residenza anagrafica non vengono prestate le cure urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, previste dal Testo Unico sull’Immigrazione (art. 35 comma 3). Il trattamento deteriore del cittadino comunitario rispetto al cittadino extracomunitario si pone in aperto contrasto con l’art. 1, comma 2, del Testo Unico sull’immigrazione, che impone l’estensione ai cittadini comunitari delle disposizioni di cui allo stesso Testo unico, relative ai cittadini extracomunitari, qualora più favorevoli. Ma anche su questo non si è registrato alcun intervento da parte delle autorità.

Proprio mentre si precludono di fatto, ai cittadini rumeni delle cosiddette “baraccopoli”, le condizioni per l’accesso alla casa, al lavoro e ad una piena integrazione, si penalizzano le stesse persone per aver costruito povere baracche sulle rive del fiume. Non ci pare, questa, un’azione mirante al ripristino della legalità.

All’incontro con la delegazione governativa della Romania, tenutosi presso la Prefettura il 24 Settembre 2007 (di cui alla lettera Prefettura di Pisa-UTG prot. nr. 1528/6.1 Gab., Pisa 19 Settembre 2007), era stato convenuto che gli interventi sulle cosiddette “baraccopoli” avrebbero dovuto essere concordati in opportune sedi politiche, magari anche con la partecipazione e la consultazione dei diretti interessati (i cittadini rumeni) e delle associazioni locali di volontariato. Era stato anche convenuto, vista la tragedia che aveva colpito un gruppo di Rom rumeni a Livorno, con l’incendio delle loro baracche e la morte di quattro bambini, di predisporre interventi di natura non repressiva, ma inclusiva e sociale, al fine di evitare situazioni pericolose di emarginazione. Ci sembra dunque improprio, dopo quegli impegni presi di fronte ad una delegazione governativa, riportare la gestione del problema al Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, con sgomberi, allontanamenti e denunce.
Tanto più che la pratica degli sgomberi, senza un qualche intervento di natura sociale che consenta alle persone di procurarsi una sistemazione alternativa, è stata duramente sanzionata dalle autorità internazionali presenti alla Conferenza Europea sulle Popolazioni Rom del 22-23 Gennaio scorso, che ha visto la partecipazione anche del Signor Prefetto di Pisa.

Non ci pare inoltre un buon servizio all’ordine pubblico di questa città un’operazione di sgombero dei campi. Lei sa benissimo che i cittadini rumeni, in quanto comunitari, non possono essere allontanati se non in circostanze molto particolari, in ogni caso relative al comportamento delle singole persone. Le espulsioni collettive, vietate da tutte le Convenzioni Internazionali sui diritti umani, sono tanto più illegittime nel caso di cittadini comunitari, che hanno diritto alla libera circolazione.
Non essendo dunque queste persone espellibili, è più che evidente che lo sgombero generalizzato di tutti i campi – come ipotizzato in questi giorni sulla stampa locale –prefigurerebbe una situazione drammatica anche dal punto di vista dell’ordine pubblico, con centinaia di persone in cerca di una qualche sistemazione nella città. Non ci pare un buon servizio per la sicurezza di uomini, donne e bambini, né all’ordine e alla pacifica convivenza collettiva.

Infine, un intervento del genere ci apparirebbe grave anche per il periodo in cui verrebbe effettuato. Siamo in una fase pre-elettorale, in cui vengono a decadere sia le Camere, sia il Governo centrale, sia gli organi politici del Comune (Sindaco, Giunta e Consiglio). Saremo in assenza, in questo periodo, di istituzioni democraticamente elette e responsabili di fronte ai cittadini delle scelte politiche di governo del territorio. Si vuole procedere ad un’operazione di sgombero di tutti i campi, senza il parere di istituzioni democraticamente elette? La Prefettura, e il Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica si assumerebbero la responsabilità di queste scelte, e delle possibili conseguenze che potrebbero provocare?

Confidiamo che le notizie riportate sulla stampa locale non corrispondano a verità, e ci auguriamo che Lei, Signor Prefetto, voglia fare chiarezza su queste vicende. Per questo Le chiediamo un incontro con le nostre associazioni, al fine di avere gli opportuni chiarimenti.

Certi di un suo cortese riscontro, Le inviamo i nostri cordiali saluti.

 
Associazione Africa Insieme
Laboratorio Disobbedienze “Rebeldia”
Associazione Mezclar 
 
 
 
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