Filippeschi come Alemanno. Stop agli sgomberi: non sono la soluzione.

Si avvicina la campagna elettorale, tornano gli sgomberi dei campi rom. A un anno di distanza dalle prossime elezioni amministrative, il Sindaco uscente pensa di fare il pieno dei consensi agitando il “problema rom”, indicando facili capri espiatori da allontanare e cacciare.
Un modo comodo per deviare l’attenzione dai veri problemi di questa città.

Questa volta, le vittime designate sono gli abitanti di una piccola comunità di origine rumena: dodici persone in tutto, di cui cinque minori, che da giorni cercano un luogo in cui ripararsi. Sgomberati dal palazzo “dei Frati Bigi”, hanno trovato rifugio sotto il Ponte delle Bocchette: da allora la Polizia Municipale non ha dato tregua, e quasi ogni giorno si susseguono sgomberi e intimazioni di allontanamento.

L’ultimo intervento in ordine di tempo è quello di ieri, Giovedì. Ben quattro pattuglie  e altri mezzi si sono presentati nel pomeriggio, ordinando l’immediata “liberazione” dell’area. Nessun assistente sociale è stato mobilitato, e alle famiglie non è stata proposta alcuna soluzione alternativa: eppure, la presenza di donne e bambini obbligherebbe il Comune a un intervento sociale di emergenza, come prevedono precise norme internazionali.

La Polizia Municipale ha sequestrato tende e materassi: uomini, donne e bambini sono stati costretti a dormire all’aria aperta, senza alcun riparo per la notte e in condizioni di estremo pericolo. Persino il rilascio di un verbale di sequestro, obbligatorio per legge, è diventato oggetto di faticosa trattativa: sulle prime, infatti, i vigili si sono rifiutati di fornire il verbale; i nostri volontari, contattati al telefono dagli stessi rom, hanno chiesto di poter parlare con il responsabile delle operazioni, ma senza successo. Al telefono si udivano le voci dei capifamiglia che chiedevano insistentemente il verbale, che solo alla fine di numerose richieste è stato consegnato alle famiglie.
Tutto questo accade mentre la pratica degli sgomberi è duramente criticata dagli organismi nazionali e internazionali di tutela dei diritti umani. Una recente sentenza del Consiglio di Stato ha annullato le ordinanze del Governo Berlusconi che dichiaravano lo “stato di emergenza”, e che autorizzavano gli sgomberi nelle grandi città. Amnesty International e Consiglio d’Europa da tempo denunciano l’operato di amministrazioni, come quella di Roma, che allontanano i rom senza fornire soluzioni adeguate. A Pisa, per molti aspetti, si fa peggio, perché le soluzioni alternative non sono “inadeguate”, semplicemente non ci sono: i rom vengono sgomberati e basta.

In un quadro del genere, è tutta da discutere l’affermazione contenuta in comunicato di queste ore, firmato dal principale partito di maggioranza della città, secondo cui Pisa sarebbe “all’avanguardia” nelle politiche sociali. Il programma “Città Sottili”, citato nel comunicato, è stato ufficialmente chiuso due anni fa, e gli interventi della Polizia Municipale sono ormai l’unica politica perseguita da questa amministrazione. Come associazioni, torniamo a chiedere che il Comune si inserisca nel percorso delineato dalla Regione Toscana, che prevede la sospensione di tutti gli sgomberi sul territorio e l’avvio di una politica fondata sull’accoglienza e sulla tutela dei diritti.

Africa Insieme - Laboratorio delle disobbedienze Rebeldia

 
< Prec.   Pros. >
Joomla SEF URLs by Artio