Quanto negli scorsi anni era solo in incubazione adesso ha un nome e una quotidianità: emergenza razzismo.
A livello nazionale il governo basa leggi e decreti sulla percezione della paura di parte della popolazione avallando e diffondendo ulteriormente tale ingiustificata percezione, e consegnando “armi” e legittimazione non solo alle forze di polizia ma anche ai cittadini italiani, perché vengano permessi e giustificati atti di violenza e sopraffazione nei confronti dei cittadini migranti.
E’ così che poi succede che a Parma un liceale venga picchiato dalla polizia municipale, che una donna rimanga per ore nuda all’aeroporto di Ciampino, che due commercianti possano uccidere a sprangate un altro ragazzo, che sei lavoratori vengano uccisi dalla camorra. Questo dovrebbe far rabbrividire un paese civile ma se il liceale è ghanese, la donna è somala, l’altro ragazzo aveva solo le origini in Burkina-Faso, e le sei vittime erano africani, allora questo cambia i fatti, e si cerca di trovare le ragioni di queste violenze nel binomio migranti-criminalità.
E se questa è l’impronta che viene imposta dal governo, nella Pisa “democratica” non si sono certo lasciati sfuggire l’occasione di promuovere “paura” costruendo, ordinanza dopo ordinanza, una figura nemica su cui accanirsi, per distoglierci dalla incapacità istituzionale di gestire almeno localmente, forme di convivenza ed integrazione vera tra cittadini italiani e migranti.
Nascono anche da questo le numerose incursioni notturne e senza mandato nelle case di cittadini migranti che sono avvenute negli ultimi mesi, la vera e propria caccia all’”abusivo” che ogni giorno si consuma in Piazza del Duomo o in Borgo Stretto, la criminalizzazione mirata di alcune nazionalità attraverso la strumentalizzazione e distorsione di fatti, e le continue azioni di discriminazione che i migranti subiscono nell’accesso alla casa, alle cure e sul lavoro ogni giorno e da anni.
Tutto questo è ovviamente legittimato e permesso da atti provenienti da Palazzo Gambacorti
come il pacchetto sicurezza dell’anno scorso, lo sposalizio della legge anti-semaforo o dell’ordinanza anti-borsone che tanto alletta l’amministrazione comunale. L’unico bersaglio di questo impianto securitario sono i cittadini migranti che ne pagano le conseguenze in termini di razzismo, sfruttamento e precarietà. E così come in Italia anche a Pisa si dichiara “allarme immigrati” e non si cerca in alcun modo di arrestare quei fenomeni che fomentano atteggiamenti xenofobi e discriminatori nei confronti di persone che a Pisa vivono, lavorano e studiano, o che qui vengono a costruire un futuro diverso da quello scritto per loro dall’occidente e fatto di povertà, guerre e mancanza dei diritti naturali di un essere umano come la libertà di scegliere e di avere la possibilità di cambiare la propria situazione.
Viene da chiedersi quale legalità e in memoria di quale sicurezza vengano emesse questo tipo di ordinanze dall’amministrazione comunale, non sarà per caso solo la sicurezza del cittadino che vota e quindi italiano o la legalità cercata solo nelle fasce più deboli e marginali della cittadinanza.
Possiamo chiedercelo ma siamo sicuri non avremo risposte del perché gli imprenditori che sfruttano i migranti nelle fabbriche o nei campi non vengano mai definiti criminali, o il perché chi non affitta la casa ai migranti non viene mai sanzionato per discriminazione.
Anche su questo esistono leggi ben chiare che addirittura affondano le radici nella nostra Costituzione, ma che regolarmente vengono ignorate e non applicate.
La volontà dell’amministrazione è chiara, e per dichiarazione stessa del sindaco Filippeschi procederà fino all’approvazione delle ordinanze, non ascoltando le istanze che arrivano dalla componente migrante della popolazione pisana e da un pezzo significativo della città , non tenendo affatto di conto della sicurezza prima di tutto dei diritti dei cittadini migranti. Chissà cosa avrebbe fatto il Comune di Pisa invece, se a suo tempo, avesse cercato di difendere e garantire il diritto di voto dei migranti.
Laboratorio delle disobbedienze Rebeldìa
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