Rom: sgomberiamo il campo dai pregiudizi

Alla Regione Toscana
All'Assessore Salvatore Allocca
Al Presidente della Società della Salute-
Area Pisana
Ai Sindaci dell'Area Pisana
Al Presidente della Provincia di Pisa
Al Prefetto di Pisa
Alle organizzazioni del Terzo Settore
Alle associazioni di volontariato
Agli organi di stampa
 
Pisa, 25 giugno 2012
 
Oggetto: Documento conclusivo del convegno "Rom, sgomberiamo il campo dai pregiudizi": verso una nuova politica sociale
 
Nei giorni 23 e 24 Giugno 2012 si è tenuto, nei locali dell’Università di Pisa, il convegno “Rom, sgomberiamo il campo dai pregiudizi”, promosso da Africa Insieme, Laboratorio Rebeldía e Arciragazzi in collaborazione con Amnesty International. La situazione dei rom e dei sinti nel territorio dell’area pisana è stata discussa a partire dal rapporto del 2011 “Tolleranza zero contro i rom” elaborato da Amnesty International, e dalla campagna contro gli sgomberi forzati promossa dalla stessa Amnesty.
Il convegno ha visto la partecipazione di operatori sociali, giornalisti, docenti universitari, medici, esponenti del mondo del volontariato e dell’associazionismo, nonché rappresentanti delle comunità rom dei principali campi di Pisa. I lavori sono stati aperti da Fernando Chironda, di Amnesty International Italia, che ha presentato le campagne della stessa Amnesty contro gli sgomberi forzati in Italia; e da Antonio Ardolino, di ControCampo, che ha illustrato la situazione dei rom e dei sinti a Roma.
Dal convegno è uscita anzitutto l’unanime condanna della pratica degli sgomberi forzati, che anche a Pisa negli ultimi anni sono cresciuti in maniera esponenziale: secondo i dati forniti dalle associazioni locali, nel periodo compreso tra maggio 2009 e dicembre 2011 – dunque nell’arco di 32 mesi – sono stati effettuati, nel solo Comune di Pisa, 25 interventi di sgombero, dei quali 14 con abbattimento di baracche e l’appoggio di ruspe. Significa in media uno sgombero ogni 39 giorni.
La diffusione di questa pratica rappresenta in primo luogo una violazione di diritti umani fondamentali sanciti a livello internazionale: gli sgomberi infatti interrompono percorsi di scolarizzazione dei minori e di inserimento lavorativo per gli adulti, aggravando le condizioni di marginalità sociale delle comunità rom.
Per di più gli sgomberi vengono di norma eseguiti, a Pisa, senza fornire alcuna soluzione abitativa alternativa. Il costo umano e sociale di queste operazioni è altissimo, e lo è anche il costo economico: si pensi che il Comune ha impiegato per gli allontanamenti degli ultimi due anni e mezzo oltre 140mila euro.
Per queste ragioni dal convegno è emersa la richiesta una immediata inversione di tendenza, con la sospensione di tutti gli sgomberi sul territorio. In particolare, si è posta con forza l'esigenza che l’amministrazione comunale riesamini la situazione del campo della Bigattiera: un insediamento cresciuto nel tempo non per nuovi arrivi di rom sul territorio, ma in seguito agli sfratti disposti con la chiusura del programma "Città Sottili". Si tratta dunque del risultato delle politiche sociali messe in opera negli ultimi anni dalla Giunta comunale di Pisa, dalla chiusura di "Città Sottili" in avanti.
Oggi è necessario riesaminare attentamente quella situazione, senza procedere a sgomberi e a soluzioni frettolose ed emergenziali: si ricorda, tra l’altro, che sono disponibili risorse stanziate dalla Regione Toscana con Delibera n. 1009 del 21-11-2011, per il valore di 400.000 euro, proprio per affrontare situazioni di questo genere, ossia per predisporre alternative che portino all'interruzione della pratica degli sgomberi eseguiti senza offrire concrete soluzione alternative. Non risultano invece ad oggi azioni di integrazione messe in atto sul territorio pisano con i fondi stanziati dalla Regione.
Da questo punto di vista, al fine di evitare inutili tensioni, e in attesa di definire un percorso condiviso con le famiglie che abitano nel campo della Bigattiera, occorre porre fine quanto prima agli interventi di sospensione dell’acqua e dell’energia elettrica.
Al tempo stesso, per superare una logica emergenziale, appare indispensabile procedere all'apertura di un tavolo di confronto con la Regione Toscana, e in particolare con la “cabina di regia” regionale che raccoglie tutti gli enti locali del territorio. Al fine di garantire un risultato positivo e realmente costruttivo, è necessario che il confronto non sia limitato ai soggetti istituzionali, ma si estenda ai destinatari delle politiche (i rom e i sinti), e agli operatori e alle associazioni da anni attive su questi temi.
Infine, dal convegno sono emerse numerose criticità nei criteri di gestione delle “casette minime” di Coltano: l’esempio della famiglia con minori sfrattata nel febbraio scorso, perché alcuni suoi membri erano imputati in un procedimento penale ancora in corso, rappresenta una evidente violazione di principi costituzionali. Secondo la costituzione, infatti, la responsabilità penale è sempre personale, e l’imputato è innocente fino a prova contraria. È necessario che il Comune di Pisa, nei suoi regolamenti, rispetti questi principi e cessi di adottare "norme speciali" (durata dei contratti, nesso automatico tra mancato pagamento delle utenze e sfratto, violazione del principio di presunzione di innocenza).
 
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