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Stamattina alle otto, a Pisa come in tutta Italia, migliaia di datori
di lavoro hanno partecipato al cosiddetto "click day", l'appuntamento
per inviare online le domande di assunzione di lavoratori stranieri non
comunitari. Si tratta del sistema con cui molte famiglie assumono colf
e "badanti" straniere, e che consente anche alle imprese di assumere
lavoratori migranti.
La procedura è quella prevista dal "decreto flussi" varato dal Governo, che autorizza l'ingresso di una quota massima di 98.080 stranieri in tutta Italia: i datori di lavoro interessati possono inviare la domanda, attraverso la procedura online; le richieste vengono accolte fino all'esaurimento della quota. Ciò significa che, per aggiudicarsi uno dei posti disponibili, bisogna fare la domanda prima degli altri. Tutta la procedura si basa cioè sulla velocità di invio della domanda: di qui l'ansia di migliaia di persone, incollate ai loro computer sin dalle sette di stamattina, in attesa che si aprissero i terminali del Ministero incaricati di ricevere le richieste.
Come noto, stamattina il "click day" era riservato ai lavoratori di determinate nazionalità, tra le quali figurano quelle di maggiore immigrazione in Italia: Marocco, Tunisia, Albania, Moldavia, Ucraina, Senegal ecc. Era, nelle previsioni della vigilia, il giorno di maggior afflusso di domande: quello più "pericoloso", dove era più probabile il congestionamento del sistema. Per fortuna, quest'anno il sistema sembra aver funzionato meglio degli anni precedenti. Se nel 2007 (il precedente "click day") i computer sono rimasti bloccati per diverse ore, stamani le cose sono andate decisamente meglio. Allo sportello di Africa Insieme tutte le domande sono pervenute al sistema entro il primo minuto e mezzo. Non si conosce ancora il numero di domande relativo alla provincia di Pisa. Nel 2007 furono circa 4.700: quest'anno il numero potrebbe essere inferiore, ma sempre nell'ordine di diverse migliaia. Africa Insieme ha inviato le domande di più di 80 datori di lavoro, e ha fornito assistenza a venti persone che hanno deciso di mandare in proprio la richiesta.
Restano i problemi di questa procedura, che di fatto affida il rilascio di un permesso di soggiorno a fattori casuali, quali il funzionamento del sistema informatico o la velocità dei computer. Così come resta la contraddizione fondamentale: la legge prevede che un datore di lavoro assuma un lavoratore che si trova ancora al paese di origine. Ma nessuno sarebbe disponibile ad assumere, per esempio, un domestico o una "badante", chiamando una persona che abita a migliaia di chilometri di distanza. E' evidente che molti degli stranieri "chiamati" sono in realtà già in Italia, e lavorano al nero come irregolari. Come sempre, una regolarizzazione di lavoratori senza permesso di soggiorno rappresenterebbe una procedura più trasparente, e più realistica.
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