
Segnaliamo la raccolta di firme on-line per l'Appello Antirazzista e chiediamo a tutti di firmare per esprimere il proprio appoggio (clicca qui)
Guarda il video della manifestazione antirazzista del 22-11-2008
Un «netto mutamento di clima». Una «brusca inversione di tendenza» per una città da sempre solidale con gli immigrati e i Rom. Usano parole misurate ma pesanti, i firmatari dell’«appello antirazzista pisano». E non si tratta di persone qualunque. In calce all’appello, che esprime «profondo disagio e disaccordo» con le recenti scelte dell’amministrazione, si leggono firme prestigiose: dallo storico Adriano Prosperi, della Scuola Normale, a Michele Luzzati, voce autorevole della comunità ebraica; dal teologo Don Roberto Filippini alla medievista Chiara Frugoni (la cui biografia di S. Francesco ha ispirato i lavori di Dario Fo), fino allo scrittore Luca Ricci, autore per Einaudi del premiato libro L’amore e altre forme d’odio. Assieme a loro, tra gli altri, la rappresentante dei Rom Marinela Nicolin.
Cosa ha spinto queste persone a prendere carta e penna? Nell’appello si
parla di «misure vessatorie nei confronti di persone provenienti da
altri paesi». E si citano in particolare due provvedimenti: la
cosiddetta “ordinanza antiborsoni”, annunciata dal Sindaco ma non
ancora emanata, e gli sgomberi dei campi Rom.
L’«ordinanza antiborsoni» consentirebbe alla Polizia Municipale di
multare chiunque sosti con valige, fagotti e borse di grosse dimensioni
in prossimità di monumenti storici: il riferimento è ai “borsoni” dei
venditori ambulanti stranieri. Gli sgomberi dei campi Rom rappresentano
– secondo i firmatari dell’appello – una vera e propria svolta rispetto
al passato: la precedente amministrazione, infatti, aveva promosso un
programma di accoglienza e inserimento abitativo, denominato “Città
Sottili”. Grazie a Città Sottili, agli abitanti dei «campi nomadi»
erano state assegnate delle vere e proprie case: e a beneficiare di
quel programma si erano trovati anche i familiari dei bambini morti nel
rogo di Livorno avvenuto nell’Agosto del 2007.
L’ordinanza anti-borsoni e gli sgomberi fanno parte di un programma più
ampio, un vero e proprio “Patto per la Sicurezza” (simile a quelli di
Roma e Milano) che la Giunta vorrebbe stipulare con la Prefettura e la
Questura. Su questo “patto” il Sindaco ha avuto il via libera dal
consiglio comunale, con i voti sia della maggioranza (PD, IdV,
Socialisti e Liste Civiche), sia dell’opposizione di centro destra.
I firmatari dell’appello criticano però la stessa filosofia di questi
provvedimenti: «Gli immigrati senza permesso di soggiorno, i Rom e i
venditori ambulanti stranieri», scrivono, «non rappresentano un
pericolo, per una città che ha sempre operato per l’accoglienza e
l’integrazione». E la legalità invocata dall’amministrazione comunale,
aggiungono, «va difesa a partire dai diritti civili e sociali di tutti».
Affermazioni che sembrano riecheggiare le recenti parole del Presidente
della Repubblica, in difesa del valore positivo dell’immigrazione.
Anche in quel caso c’era stata una convergenza con le autorità
ecclesiastiche, come il presidente del consiglio pontificio Iustitia et
Pax, il Cardinale Renato Martino, che aveva lodato con grande
soddisfazione le frasi di Napolitano. Ma allora si trattava di una
reazione alle proposte legislative della Lega, non all’operato di
un’amministrazione di centrosinistra.
Il clima di razzismo e di intolleranza diffuso in tutto il paese,
concludono i firmatari dell’appello, «rischia di penetrare anche a
Pisa». Una politica «alta», a loro parere, «deve essere in grado di
opporsi all’avanzata di falsi stereotipi». Un compito non facile in
questi tempi.
Il testo dell'appello pisano contro il razzismo
Il netto mutamento di clima che si registra a Pisa da alcuni mesi a
questa parte suscita preoccupazioni e inquietudini diffuse. Nella
nostra città, come nel resto del paese, la politica sembra cedere oggi
a facili tentazioni securitarie, all'ansia di ordine pubblico, inteso
peraltro nella sua accezione più riduttiva, quella di mero intervento
repressivo. Si tratta di scelte che, in tutta Italia, hanno prodotto un
terreno favorevole a inaccettabili episodi di violenza a danno di
persone straniere, come raccontano quotidianamente gli organi di
informazione. Chi vive a Pisa avverte tutta la novità di un simile
cambiamento di clima. Una svolta che rappresenta una brusca inversione
di tendenza per una città che, in anni recenti, si è spesso proposta ed
è stata percepita a livello nazionale come un laboratorio di
sperimentazione sociale, un luogo dove le istituzioni si riconoscevano
in istanze di dialogo e di integrazione. Oggi tutto questo scompare,
per ragioni che sembrano rispondere soprattutto alle opportunità del
momento, alla ricerca di un facile consenso politico, attraverso
risposte ferme a un presunto 'allarme sicurezza' (pure smentito da
tutti i dati ufficiali a disposizione).
In un quadro che, dopo i recenti, gravissimi episodi di violenza a
sfondo razziale di Milano e di Castelvolturno, rischia di configurarsi
nei termini di un’inedita emergenza nazionale, si impone come
necessario un appello al senso civico di tutti gli abitanti della città
di Pisa, al di là delle specifiche appartenenze politiche, affinché
venga ribadito con forza e nei fatti quanto previsto dall’articolo 3
della Costituzione italiana, che afferma il principio di pari dignità
sociale e di uguaglianza davanti alla legge «senza distinzione di
sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di
condizioni personali e sociali».
Negli ultimi anni la presenza dei lavoratori stranieri in Italia ha
raggiunto i livelli dei paesi europei con una più lunga storia di
immigrazione. Sono gli italiani di domani, che oggi chiedono solo di
poter vivere con lavoro e dignità, di vedere riconosciuto il loro
status di 'esseri umani'. È una sfida contro il razzismo che riguarda
il futuro delle nostre città e del paese, il futuro di tutti. Mentre
dall'altro lato dell'oceano un afro-americano accede alla massima
carica dello Stato più influente del mondo, in Italia una quota elevata
della popolazione non può essere rappresentata, perché priva del
diritto di voto. Il 'paese reale' rivela una distanza drammatica dal
'paese legale'.
In una città 'aperta' come Pisa, da sempre arricchita dall'arrivo degli
studenti da fuori, l'amministrazione locale, entro le sue competenze,
deve essere pronta a raccogliere l’odierna sfida dell’integrazione con
capacità, intelligenza e spirito propositivo. Da essa molti cittadini
si attendono che dia un effettivo contributo alla rimozione degli
ostacoli che condizionano la vita degli stranieri in Italia, e non il
contrario. Continuare a ricorrere a misure vessatorie nei confronti di
persone provenienti da altri paesi, quali appaiono la recente proposta
di proibire i ‘borsoni’ degli ambulanti che lavorano nella zona del
Duomo, o quella di allontanare i Rom dai campi cosiddetti ‘abusivi’,
non è degno in una città che vanta tradizioni di apertura e di
tolleranza verso stranieri spesso costretti a fuggire dai propri luoghi
di origine: dall’accoglienza offerta agli esuli dalle dittature
militari in Grecia e in Cile negli anni settanta, alla costruzione di
percorsi di integrazione con le famiglie Rom immigrate negli anni
novanta a causa delle guerre nella ex-Jugoslavia. Pisa non deve
disperdere il proprio patrimonio di impegno per una società aperta e
solidale, che veda nelle differenze una ricchezza e non una minaccia.
Per queste ragioni, per il profondo disagio e disaccordo provocato dal
tentativo di colpire i più deboli in modo indiscriminato, per non dover
più assistere a una quotidiana e incomprensibile caccia all’uomo da
parte delle forze di polizia locale, si è reso inevitabile sollevare
una voce contro i germi di un razzismo strisciante che rischia di
penetrare anche a Pisa. Una politica alta deve essere in grado di
opporsi all’avanzata di falsi stereotipi. Gli immigrati senza permesso
di soggiorno, i Rom che abitano nelle baracche e nei campi alla
periferia urbana, i venditori ambulanti stranieri non rappresentano un
pericolo, per una città che ha sempre operato – in modo corale – per
l’accoglienza e l’integrazione. La stessa legalità, di continuo
invocata nel dibattito pubblico di questi mesi, non è un principio
neutro. Perché sia democratica occorre che venga difesa a partire dai
diritti civili e sociali di tutti.
Primi firmatari:
Adriano Prosperi, docente Scuola Normale Superiore
Chiara Frugoni, storica
don Roberto Filippini, teologo, diocesi di Pisa
Michele Luzzati, docente universitario Storia Medievale, Università di Pisa
Luca Ricci, scrittore
Marinela Nicolin, rappresentante Federazione Rom e Sinti Pisa
Giorgio Gallo, Università di Pisa, corso di laurea in Scienze della Pace
Paola Bora, docente universitaria Filosofia, Pisa
Barbara del Bravo, medico, Pisa
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