Appello per lo sciopero generale e generalizzato

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Tagli ai salari e alle pensioni, licenziamenti di massa nel settore pubblico e riduzione dello Stato Sociale a partire da sanità, istruzione e ricerca, aumento ulteriore della precarietà e abbattimento delle tutele dei lavoratori dipendenti pubblici e privati, ormai sempre più sfruttati.

Con l’alibi della crisi economica esplosa in tutto il mondo nel 2007 (una crisi strutturale), è questo il modo con cui chi ci governa e tutti i poteri forti che controllano larga parte del quadro politico-sindacale, vogliono ristrutturare la nostra società in termini ferocemente classisti: applicando in maniera ancora più dura del passato tutte quelle misure anti-sociali e anti-democratiche che hanno prodotto la crisi, impoverendo e condannando alla precarietà i ceti subalterni, mentre si continuano a ridurre le tasse sui redditi più alti, si favoriscono le rendita finanziarie e immobiliari, non si sanzionano le imprese che de-localizzano e licenziano.

I governi europei non smettono di invocare il dogma del risanamento dei conti pubblici. Ma i bilanci degli stati sono stati dissanguati per salvare dal tracollo banche e speculatori, che hanno innescato la crisi e che ora, dopo essere stati salvati con immense somme di denaro pubblico, sono ancora in sella a dettare legge sui mercati e a speculare come prima. Dopo la Grecia e l'Irlanda, anche l'Italia rischia di essere colpita da queste speculazioni, alle quali seguiranno gli “aiuti” (destinati di nuovo alle banche) e poi i diktat di austerità del Fondo Monetario e dell’Unione Europea, che accentueranno gli effetti della crisi e delle politiche già in atto: se cresce la disoccupazione e i salari vengono ulteriormente compressi, non si capisce chi dovrebbe acquistare la massa di merci prodotte in maniera sempre maggiore e insost enibile per l'ambiente.

In Italia i tagli al sociale e la crisi si vanno ad aggiungere ad una situazione già molto critica, dovuta ad un lungo periodo in cui il paese è cresciuto molto poco e in cui entrambi gli schieramenti politici che si sono alternati al governo, con l'appoggio o la passività della maggioranza dei sindacati succubi della “concertazione”, hanno introdotto livelli di precarietà intollerabili, ridotto progressivamente salari, pensioni e diritti dei lavoratori, hanno privatizzato e tagliato pesantemente lo Stato Sociale.

I provvedimenti sono stati molti e pesanti in ogni settore. I salari sono stati progressivamente falciati a partire dalla completa abolizione della scala mobile nel '92, e dagli accordi interconfederali del '93 che hanno introdotto l'inflazione programmata (sempre molto al di sotto di quella reale). Varie controriforme bipartisan hanno tagliato pesantemente le pensioni (passando dal sistema retributivo a quello contributivo) e allungato sempre più l'età pensionabile: ormai si andrà in pensione molto tardi e con livelli da povertà. Per compensare questa riduzione insostenibile si è cercato poi con leggi e campagne mediatiche (ultimo governo Prodi del 2006), di far investire ai lavoratori il TFR in Fondi Pensione dal rendimento dubbio e dal rischio molto elevato (come si è visto con la crisi). A partire dalla Legge Treu del '96 (primo Governo Prodi) è stata introdotta la flessibilità nel mercato del lavoro, che è stata estesa dai vari governi successivi (legge 30 del Governo Berlusconi). Il diritto di sciopero e i diritti dei lavoratori in generale sono stati progressivamente compressi, mentre nel settore privato venivano aumentati a livelli disumani i ritmi di lavoro nelle catene di montaggio. Il Trasporto pubblico è stato privatizzato e reso sempre più costoso, penalizzando i servizi ai pendolari e puntando sull'alta velocità. Sono state colpite duramente sia la Sanità che l'Istruzione e la Ricerca Pubblica, con tagli progressivi alle strutture e aumento della precarietà dei lavoratori, con ampio ricorso alle esternalizzazioni, mentre venivano aumentati i fondi alle strutture private. I servizi erogati dagli Enti Locali sono stati drasticamente ridotti con il taglio dei trasferimenti attuato da tutti i governi, mentre si è assistito ad una privatizzazione selvaggia di servizi essenziali come l'Acqua, portata avanti da amministrazioni di ogni colore politico, per arricchire i soliti noti, e a discapito di un aumento delle tariffe e di un peggioramento del servizio (altro che maggiore efficienza del privato).

È in questo quadro, segnato già da livelli di disoccupazione e precarietà molto elevati che si va inserire la crisi economica ed è in questa situazione che vanno ad agire gli ultimi provvedimenti imposti dal governo e fortemente voluti da Confindustria.

Nel mondo del lavoro privato sono ormai messi in discussione il contratto nazionale e i diritti fondamentali dei lavoratori, a partire dal diritto di sciopero e di malattia. Questo in conseguenza della feroce strategia di Confindustria e della Fiat di Marchionne (prima a Pomigliano e Melfi, e ora a Mirafiori), dei provvedimenti del Governo Berlusconi (Collegato lavoro e adesso Statuto dei lavori), dell'atteggiamento complice di CISL e UIL (che pur minoritarie impongono le loro decisioni a tutti i lavoratori) e delle posizioni della maggioranza delle opposizioni schierate contro Berlusconi, ma sostanzialmente allineate su posizioni confindustriali. L'annunciato Patto Sociale che dovrebbe legare i salari (già bassissimi) alla produttività, per il quale spinge Confindustria ma anche larga parte del fronte anti-berlusconiano, e al quale stanno lavorando CISL, UIL, ma anche la maggioranza CGIL - con la contrarietà di FIOM, dell'area di alternativa della CGIL e dei sindacati di base - non getterebbe le basi di nessuna ripresa, ma renderebbe ancora più poveri e precari tutti i lavoratori.

Anche il settore pubblico è sotto duro attacco con il blocco dei contratti (e quindi dei già bassi salari e delle pensioni) e con la riduzione dei diritti dei lavoratori (con gli interventi punitivi di Brunetta). La scuola e l’università pubblica hanno subito e stanno subendo, sotto il peso di fortissimi tagli ai finanziamenti e di una stretta alle assunzioni, un attacco senza precedenti. Migliaia di precari della scuola e dell’università sono senza prospettive di inserimento in ruolo o sono stati semplicemente licenziati. Il sistema degli appalti al ribasso sta determinando un impoverimento salariale e un peggioramento contrattuale di tutti i lavoratori esternalizzati. Il diritto allo studio è stato di fatto azzerato e, se il DDL Gelmini fosse approvato, verrebbe sostituito con prestiti d’onore agli studenti, con gravissimo pregiudizio per la mobilità sociale e per il livello culturale del paese. Le università rischiano seriamente di finire in mano ai privati, che sfrutteranno soldi pubblici per i loro interessi particolari e per incrementare i loro profitti, incuranti del valore della didattica e della ricerca di base.

Infine, le tensioni legate all'impoverimento e alla precarietà vengono scaricati sui migranti, lavoratori privi di diritti e sfruttati al limite dello schiavismo, che sono usati come “capro espiatorio” in tutte le situazioni di disagio sociale e che sono vessati da leggi razziste e discriminatorie che alimentano consapevolmente l’irregolarità come fonte di guadagni aggiuntivi per i datori di lavoro e arma di ricatto micidiale contro ogni rivendicazione sociale.

A Pisa, come in tante altre parti d'Italia, a partire dalla manifestazione della FIOM del 16 ottobre e dalle grandi mobilitazioni sociali che stanno attraversando l'Italia, si è costituito un coordinamento di lavoratori, studenti, docenti e ricercatori precari, delegati sindacali, esponenti di movimenti e dei partiti della sinistra di alternativa. Questo coordinamento nasce dalla consapevolezza che ad un attacco così generalizzato al lavoro e ai diritti non si può rispondere più soltanto con le singole lotte nei vari settori; lotte sicuramente necessarie, ma insufficienti a fermare questo disegno complessivo. Per tutti coloro che si oppongono a tali politiche non è più possibile delegare ad altri la difesa dei propri interessi: è possibile e necessario costruire dal basso un percorso conflittuale che sappia unire le lotte, da quelle dei precari e dei tantissimi lavoratori del settore pubblico e delle fabbriche in crisi, a quelle degli studenti e degli universitari, da quelle dei migranti a quelle per la difesa dei beni comuni come l'acqua.

Siamo impegnati a costruire un percorso di ricomposizione sociale, che sostenga tutte le iniziative di lotta sia locali che nazionali, a partire dalla manifestazione del 14 dicembre a Roma a Montecitorio in occasione del voto di sfiducia al governo, e che abbia come obiettivo cruciale lo sciopero generale e generalizzato di tutte le categorie. Lo sciopero generale è necessario in questa fase per contrastare non soltanto le politiche del Governo Berlusconi, ma anche le misure antisociali di eventuali prossimi governi (siano essi “tecnici” o di “responsabilità nazionale”), e per opporsi decisamente alla firma di Patti Sociali al ribasso sottoscritti con Confindustria.

Solo un simile percorso conflittuale può consentirci, finalmente, di riaprire la prospettiva di un cambiamento radicale del sistema economico e sociale dominante che, oltre ad essere ingiusto, ha dimostrato di essere totalmente fallimentare, incapace com'è di garantire uno sviluppo sostenibile per l'ambiente e una vita dignitosa per tutti, a partire da chi, lavorando in forme sempre più sfruttate, permette il mantenimento del sistema stesso.

Coordinamento Uniti Contro La Crisi - Pisa

 
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