CONTRO I RICATTI LAVORO E DIRITTI !

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Appello del Coordinamento Uniti contro la Crisi Pisa allo SCIOPERO GENERALE del 6 maggio

Generalizzare lo sciopero del 6 maggio significa opporsi decisamente sia al governo che a Confindustria, sia al modello Marchionne che al modello Colaninno. Significa reagire alla ristrutturazione sociale che, con l’alibi della crisi, viene imposta al paese, sia in termini autoritari che concertativi, con l'appoggio di CISL e UIL e di larga parte della cosiddetta opposizione parlamentare e l’assenza di un reale ed efficace contrasto da parte della maggioranza CGIL. Significa respingere l’aumento dello sfruttamento che passa attraverso l’estensione della giornata lavorativa e dei ritmi di lavoro, la continua riduzione dei salari e dei diritti sociali, il ricorso strutturale e ricattatorio alla precarietà. Significa invertire la rotta rispetto alle delocalizzazioni, alla cassa integrazione e ai licenziamenti di massa nel pubblico e nel privato. Significa difendere e allargare gli spazi di democrazia e di conflittualità nei luoghi di lavoro e nella società, garantendo a tutti il diritto di sciopero. Significa dire no ai tagli imposti dal governo e pretesi dalle regole del nuovo Patto di Stabilità Europeo, allo smantellamento della scuola e dell’università pubblica, alla privatizzazione dei beni comuni, alla distruzione ambientale. 

Generalizzare lo sciopero del 6 maggio significa chiedere coerenza ai sindacati che affermano di volersi contrapporre alle politiche del governo e di Confindustria, rifiutando la firma di accordi al ribasso. Significa opporsi ad ogni ipotesi neoconcertativa veicolata da nuovi modelli contrattuali e da nuovi patti sociali che, invocando il senso di responsabilità dei lavoratori, snaturano il Contratto Nazionale di Lavoro, riducono ulteriormente diritti e salari dei lavoratori, comprimono la democrazia sui posti di lavoro.

Generalizzare lo sciopero del 6 maggio significa far avanzare la ricomposizione sociale dei soggetti colpiti dalle politiche di crisi, a partire dalle diverse lotte sociali in corso nel paese. Significa denunciare le contrapposizioni artificiali prodotte dalle imprese e dal governo tra i lavoratori, precari e non, interni ed esternalizzati, nativi e migranti, così come tra le generazioni o tra i territori. Significa ricreare lo spazio per una forte opposizione politica nel paese, necessaria a invertire i rapporti di forza e costruire finalmente, dopo decenni di sostanziale convergenza tra centro-destra e centro-sinistra, una proposta credibile di alternativa.

Generalizzare lo sciopero significa, infine, produrre forme di conflitto molteplici e all’altezza della fase, che producano il blocco reale del paese e non solo lo svuotamento dei luoghi di lavoro. Forte di simili pratiche, lo sciopero generale può e deve diventare un'ulteriore tappa di un percorso che tenga aperta la conflittualità e la rivendicazione sociale su obiettivi concreti ed avanzati, come:
 
  • la difesa e l’estensione del contratto collettivo nazionale di lavoro senza possibilità di deroghe, valido sull'intero territorio nazionale, con meccanismi che tutelino realmente i diritti dei lavoratori, prevedendo incrementi alle retribuzioni adeguate alle esigenze di vita;

  • l'abolizione delle leggi Treu e Biagi sulla precarietà, l’assunzione dei precari, la riduzione dell’orario di lavoro, l'introduzione di un salario minimo garantito, l’estensione del diritto allo studio come garanzia di mobilità sociale;

  • la reale democrazia sui posti di lavoro, basata su regole trasparenti che diano ai lavoratori il potere di decidere sulle loro condizioni di lavoro, attraverso consultazioni vincolanti su ogni piattaforma in uscita ed in entrata e non referendum-ricatto voluti dalle aziende, che riconoscano ai lavoratori la possibilità di scegliere i propri rappresentanti sindacali e che introducano nuove forme di effettiva partecipazione dei lavoratori alle scelte che li riguardano;

  • la riqualificazione e il rifinanziamento della scuola, dell'università e della ricerca pubblica, insieme al rispetto della Costituzione che vieta il finanziamento delle scuole private;

  • la difesa e la ricostruzione di uno stato sociale inclusivo e di qualità, che ponga anche le condizioni per un'effettiva parità di genere;

  • la difesa e la gestione democratica dei beni comuni, definitivamente sottratti alla logica del profitto;

  • la costruzione di un modello di società complessivamente alternativo a quello esistente, basato sulla fine dello sfruttamento, sulla partecipazione democratica alle scelte di produzione, consumo e governo del territorio, su una forte redistribuzione dai profitti e dalla rendita finanziaria a vantaggio dei salari e dei redditi, sulla cura dell'ambiente, dei territori e dei beni comuni, sull’investimento in conoscenza, ricerca e tecnologia, sul ripudio della guerra e sul drastico taglio delle spese militari.

Il Coordinamento Uniti contro la Crisi Pisa dà appuntamento a tutti/e coloro che condividono questa piattaforma al proprio striscione – Contro i ricatti, Lavoro e diritti ! – per partecipare con questi specifici contenuti al corteo provinciale della CGIL (partenza h 9 in Viale Bonaini) e dare forza alle diverse iniziative di mobilitazione previste per la giornata.
 
 
Coordinamento Uniti Contro La Crisi Pisa
 
 
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