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Dopo la bieca figuraccia del Comune di Pisa che si è visto condannare nelle settimane scorse da un tribunale del lavoro e dopo e gli imcomprensibili commenti dei sindacati locali che, anzichè gioire del fatto che per una volta dei precari ottengono giustizia rispetto ad una discriminazione subita (sono stati gli unici esclusi dalla stabilizzazione con motivazioni che in tribunale l'amministrazione non ha potuto in alcun modo sostenere), attaccano la sentenza stessa (Berlusconi ha fatto scuola anche nelle fila dei sindacati?) sostenendo la stessa tesi sostenuta dall'amministrazione e già confutata dal tribunale stesso, ci sembra doveroso, soprattutto nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici, intervenire su una brutta vicenda che mette in risalto gli abusi che spesso la pubblica amministrazione commette con il bene placito di molti.
Questa è infatti una sentenza importante non solo per i 6 precari che hanno vinto il loro ricorso, ma per tutto "l'andazzo" che in questi anni ha visto le amministrazioni "abusare" del precariato in ogni forma possibile. E' infatti è una delle prime sentenze in Italia che condanna un'amministrazione pubblica non solo a "rimborsare" le sue vittime, ma anche a fare una "prova selettiva" e quindi potenzialmente ad assumere (o meglio a stabilizzare) dei lavoratori e delle lavoratrici che hanno svolto a tutti gli effetti lavoro subordinato ordinario (come dimostrato dal processo) ma che sono stati "usati" con contratti atipici e illegittimi perdendo salario e diritti per anni. Prima del 2007 questo non sarebbe stato possibile e dopo anni di abusi finalmente anche alle amministrazioni si sta ponendo un limite rispetto all'abuso delle forme di contratti atipici. Da questo punto di vista saranno molto interessanti le motivazioni della sentenza per capire meglio i particolari che hanno caratterizzato questo "pasticciaccio" (come l'hanno definito gli stessi COBAS) dei precari del consiglio comunale.
La vicenda vede parte in causa alcuni lavoratori del Comune che, come ratificato dalla sentenza, sono stati ingiustamente esclusi da parte dell'amministrazione dalla procedura di stabilizzazione del 2007. L'amministrazione ha di fatto utilizzato nei confronti di questi lavoratori nel corso degli anni contratti capestro, come co.co.co., articolo 90 e lavoro interinale, per mansioni strettamente "interne" al consiglio comunale.
Non si trattava quindi, come asseriva il Comune, di rapporti di "lavoro fiduciario" ma di vere e proprie, in questo caso illegittime, tipologie di lavoro subordinato.
Precisiamo subito che queste mansioni non possono essere esternalizzate, in questo caso non tanto perchè siamo fermamente contrari a qualsivoglia esternalizzazione da parte dei servizi pubblici, ma per la natura stessa di quel tipo di lavoro. Infatti è interessante notare come il comune di Pisa sia tra i pochissimi, se non il solo (anche la Provincia di Pisa ha avuto contratti analoghi negli anni precedenti) in Italia ad aver ricoperto mansioni del genere con personale precario. Il lavoro di queste persone infatti è "il cuore" del funzionamento del Consiglio Comunale, ovvero senza il lavoro di quei precari non sarebbe stato possibile ai consiglieri comunali accedere agli atti, presentare interpellanze, mozioni e ordini del giorno etc.etc. In altre parole il Consiglio Comunale non avrebbe potuto funzionare senza di essi (e infatti ora quel lavoro viene svolto da personale interno) e quel tipo di funzioni non è in nessun modo esternalizzabile dalla pubblica amministrazione a meno di non voler considerare il Consiglio Comunale come un organismo privato e non pubblico.
Inoltre è palese che la figura dell'assistente consiliare non esiste e non esistono per quel ruolo mansioni cosi specifiche da richiederla (si tratta di normale lavoro di segretariato). Quello dell'istituzione di questa nuova figura professionale è stato l'altro (speriamo l'ultimo) pesante imbroglio che il Comune stava tentando di deliberare probabilmente per aggirare la sentenza che sarebbe arrivata qualche mese dopo e quindi non può esistere un rapporto fiduciario (se fosse esistito si sarebbe trattato di una forma di finanziamento illecito ai partiti) tra partiti o qualsivolglia struttura pubblica del consiglio comunale.
Il Tribunale di Pisa ha dato ragione ai lavoratori e alle lavoratrici che hanno fatto ricorso, riconoscendo il rapporto di lavoro subordinato svolto per diversi anni da questi precari e mettendo in luce le varie pecche del Comune, che ha tentato di attuare dei veri e propri raggiri che incancreniscono la gestione pubblica, vittima di rapporti clientelari.
Purtroppo dobbiamo registrare ancora una volta come nessuno faccia gli interessi dei precari, nè i partiti nè i sindacati e che questi possano avere una chanche di riscossa sociale solo quando si "autorappresentano", questo nonostante i continui proclami contro il precariato di quasi tutte le forze politiche e di tutti i sindacati, proclami che restano teoria astratta e che sono stati ancora una volta putnualmente rinnegati nel lavoro quotidiano delle forze politiche e delle RSU che per anni non hanno avuto nulla da ridire su questi contratti.
Da questo punto di vista non possiamo che "gioire" per questa importante vittoria, importante perchè non riguarda solo le 6 persone coinvolte ma tutti, una vittoria certamente contro l'abuso di lavoro precario ma anche contro gli sprechi e le clientele che affliggono gli enti pubblici.
Speriamo fortemente che questa sentenza inneschi un meccanismo a catena e che tutti i lavoratori e le lavoratrici, a partire dai colleghi "rimasti fuori" che non hanno ancora avuto il coraggio di ribellarsi (ma che invitiamo a seguire le orme dei loro colleghi ben sapendo che in nessun altro modo potranno emanciparsi) e dai loro "omologhi" in provincia, per poi arrivare a tutti gli enti pubblici per interrompere il malcostume di questi anni (almeno le pubbliche amministrazioni che rispettino le leggi a tutela del lavoro) e anche al settore privato altrettanto "piagato" da questa sciagura sociale che è il precariato.
Labortorio delle disobbedienze Rebeldía - Pisa
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