O la borsa o la vita.

Accanirsi in nome del decoro, a firma Minniti-Orlando.


Quella appena trascorsa è stata una settimana di accanimento nei confronti dei venditori ambulanti della zona del Duomo. Una storia che si ripete, un copione sempre uguale: in nome di un non meglio definito “decoro”, si attacca una componente della popolazione in difficoltà economica a causa della crisi, e che dopo anni di lavoro regolare sul territorio cerca di procurarsi da vivere vendendo ai limiti del centro storico, cercando quindi di intercettare chi effettivamente poi questa merce la compra, ovvero i turisti.

Per più giorni consecutivi, i venditori della zona del Duomo e delle strade limitrofe hanno subito “retate” da parte sia dei Vigili Urbani sia di Carabinieri in borghese (così almeno si sono qualificati). Queste azioni hanno portato al sequestro di merce, senza che venisse rilasciato alcun verbale, e senza che venisse effettuato alcun controllo sulle licenze di vendita (che a quanto ci risulta molti venditori avevano).

20170701_confduomo.jpgNella giornata di venerdì i vigili hanno effettuato una ennesima “retata” nella zona del Duomo, le cui modalità sono state – secondo le testimonianze da noi raccolte – del tutto sproporzionate rispetto ai presunti illeciti dei venditori: nell’area di Via Cammeo, in particolare, si è assistito a inseguimenti, urla, persone strattonate e buttate per terra. Un clima da far west che ha generato un’inevitabile confusione, anche tra i passanti e i turisti, e che ha costretto i venditori a fuggire cercando di mettere in salvo le loro cose. I Vigili Urbani non si sono accontentati nemmeno della merce che rimaneva sul posto, ma hanno inseguito i venditori, in una vera e propria caccia all’uomo, buttando un ragazzo a terra nel mezzo alla strada con uno scooter che passando per poco non lo investiva.

Sono eventi, purtroppo, già verificatisi in passato a Pisa: tuttavia, il clima politico che ha portato all’approvazione dei Decreti Minniti-Orlando sembra aver definitivamente “sdoganato” questi comportamenti delle forze dell’ordine, la cui azione dovrebbe invece rimanere proporzionata ai reati che vengono di volta in volta commessi. Non possiamo permettere che a Pisa succeda quanto solo qualche tempo fa è accaduto a Roma in cui in una retata simile, in nome di una parola vuota come “decoro”, Niang Maguette, un lavoratore senegalese di 50 anni, è morto mentre cercava di guadagnare qualcosa per sé e la propria famiglia.

Sappiamo bene che vendere merce contraffatta è un reato, in quanto configura una violazione del diritto di autore: si tratta, è bene ricordarlo, di un illecito simile a quello che si compie quando si scarica un film o un pezzo musicale dal web senza pagarlo. Un illecito penale che le forze dell’ordine hanno l’obbligo di perseguire, dunque, e che tuttavia non comporta una violenza alle persone e alle cose: pensare di punirlo con questo furore, come se si trattasse di una rapina o di un omicidio, ci sembra del tutto fuori luogo (oltre che illegittimo e illegale).

Il fatto è che non ci può essere un accanimento di questo tipo né tanto meno un comportamento del genere da parte delle forze dell'ordine, che così agendo, rischiano di mettere a repentaglio l’incolumità delle persone, al ritmo di “O la borsa o la vita”.

Pisa, 1 Luglio 2017

Progetto Rebeldìa

Rappresentanti lavoratori e lavoratrici ambulanti Pisa

Ass.Africa Insieme

 
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