La nostra storia

Il Progetto Rebeldía affonda le sue radici nell'occupazione dei locali dell'ex Asnu, nel 2003, proseguita l'anno seguente con quella dello stabilimento dell'ex Etruria (poi dato in concessione temporanea), entrambi immobili abbandonati, di proprietà dell'Università di Pisa. Qualcuno ha detto che, come un novello Re Mida, qualsiasi cosa Rebeldía tocca si trasforma in oro. Così, dopo che il prolungato passaggio all'ex Asnu e all'ex Etruria induce l'Università a recuperare gli spazi e a farne poli didattici, nel 2006 si giunge a un accordo con la stessa Università, Comune, Provincia e Diritto allo Studio, che porta alla concessione a Rebeldía degli ex depositi CPT, in via Battisti 51.

Qui il Progetto Rebeldía esplode definitivamente. La rete si allarga fino ad oltre 30 associazioni, nascono un cinema e una biblioteca permanenti, la più grande palestra di arrampicata indoor della regione, una scuola d'italiano per migranti, un punto distribuzione dei Gruppi di Acquisto Solidali e tanto altro ancora. È un mondo in espansione, variegato e riconosciuto da migliaia di cittadini. Ma anche via Battisti finisce per fare gola agli interessi speculativi e immobiliari presenti in città. Stavolta è il Comune a spingere per l'uscita del Progetto Rebeldía dagli spazi sociali che ha restituito alla città, per realizzare in via Battisti, nel pieno centro della città, un grosso deposito di autobus, con servizi e attività commerciali annesse: la SestaPorta.

Nel gennaio 2011 si arriva alla stipula di un protocollo d'intesa con Università, Comune, Provincia e Diritto allo Studio, che prevede il trasferimento del Progetto Rebeldía negli ex magazzini comunali di via Andrea Pisano. Secondo gli accordi, i locali di via Battisti vengono liberati il 28 febbraio 2011. Invece il Comune i patti non li rispetta e in via Andrea Pisano il Progetto Rebeldía non ci entra mai.

Nel frattempo, la crisi dilaga, e così matura nel Progetto Rebeldía e nella vasta rete che lo sostiene l'idea che occorra cambiare passo e rivendicare l'uso degli spazi sociali come beni comuni e diritti inalienabili della società, non solo nei confronti delle amministrazioni pubbliche che dismettono senza tregua il loro patrimonio immobiliare, ma anche quello dei privati. Dopo un grande corteo pubblico e la pubblicazione del libro "Rebelpainting. Spazi sociali e beni comuni: una creazione collettiva", il 20 ottobre 2012 il Municipio dei Beni Comuni riapre e restituisce alla città l'Ex Colorificio Toscano, abbandonato nel 2008 dall'attuale proprietà, la multinazionale J Colors.

Dopo un anno e mezzo senza spazio, nell'Ex Colorificio Liberato il Progetto Rebeldía riprende le sue attività con più entusiasmo e partecipazione di prima.

 
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