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ciclofficina per un giorno

 

PER FAR SI CHE TUTTO RIMANGA COM'E', OCCORRE CHE TUTTO CAMBI: HANNO LA FACCIA COME IL BANDO!

leopolda cabron
Come Progetto Cabron vogliamo esprimere con forza tutta la nostra indignazione rispetto ad un modello di gestione degli spazi sociali come quello proposto dal Comune rispetto all'assegnazione della Stazione Leopolda, basato esclusivamente su dinamiche di favore ben esplicitate dal teatrino di pubblicazione-ritiro-rilancio del nuovo bando.

Legalitarismo e garantismo sono le parole chiave su cui si fonda questo bando che andrà a limitare inesorabilmente l'autonomia di gestione degli spazi assegnati.

La supervisione politica della programmazione delle attività da parte della Giunta comunale è un elemento  pericoloso, una clausola capace di infliggere un colpo letale alle associazioni e che comporterà il ricadere della scelta di assegnazione su convenienze e connivenze. 
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BANDO ALLE CIANCE!

L'irragionevolezza fa scalo alla Stazione Leopolda

leopolda klubepicurus bando

Se la prima condizione della felicità è l'essere saggi è proprio il caso di allarmarci per le sorti ed il benessere di questa città. Non solo il sapiente ma chiunque che con il semplice uso dei suoi sensi scorga la realtà delle cose si addolorerebbe del fatto che quello che viene presentato come un bando pubblico appare in realtà un velo di Maya posto dalla Giunta comunale al fine di celare le sconvenienti nudità del vero: la tessitura di un bando ad hoc per l'attuale comitato gestore della Leopolda, e che non vinca il migliore!

Daltronde come spiegare altrimenti che la partecipazione al bando sia limitata ad un soggetto formato da 40 associazioni costituitesi da almeno 2 anni da reperire entro appena 20 giorni dall'apertura dal bando? Solo con una precisione certosina forse?

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Come un brutto romanzo, ovvero l'affaire Leopolda

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LA GIUNTA COMUNALE DI PISA E LA LORO "STORIELLA" DI DEMOCRAZIA 

La biblioteca Babil ha appreso la notizia della pubblicazione del bando sulla Leopolda. È stato come arrivare al capitolo tanto atteso di un romanzo che, fino a questo punto, aveva esasperato i toni della suspance: dopo innumerevoli incantesimi - leggi proroghe - i nostri eroi sono giunti al traguardo del bando, la sfida principale, proprio come accade nei romanzi d'avventura.

Ma giunti a questo punto hanno scambiato la sfida per un duello: gli eroi contro la città, i giusti contro gli "illegittimi", quegli stessi "giusti" che a colpi di sodalizi politici e "pozioni" burocratiche hanno estratto una "super" arma contro la quale non resterà in piedi nessuno.

Il finale di questo brutto romanzo sarebbe già scritto, con un vincitore già prefissato, non fosse che uno spazio pubblico destinato ad attività sociali per tutti ne merita uno diverso: un finale "aperto". 

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La Casa della donna esce dal cartello associativo della Leopolda

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Riceviamo e pubblichiamo:  
 
L’ Associazione Casa della Donna si inserisce nel dibattito in merito al Bando del Comune di Pisa per l’assegnazione della Stazione Leopolda.
Innanzitutto vogliamo precisare che la nostra associazione non ha pendenze per occupazione di immobili del Comune o di privati (vedi Bando, alla voce ‘Requisiti’), e ha, dalla sua costituzione nel 1996, una regolare convenzione con la Provincia di Pisa, proprietaria dell’immobile, per la gestione della Casa di via Galli Tassi. Pur non essendo quindi direttamente interessate dalla norma contenuta nell’art. 7 del bando riguardante i requisiti per l’accesso, ribadiamo che l’occupazione è da sempre una pratica di lotta utilizzata dai movimenti per difendere diritti fondamentali e per rispondere ad istanze democratiche essenziali di socialità e di solidarietà; essa fa parte a pieno titolo della storia dei movimenti democratici e popolari del nostro Paese e della nostra città. Siamo pertanto contrarie alla criminalizzazione dell’occupazione come tale. Nella nostra esperienza di associazione abbiamo constatato che tensioni critiche e momenti conflittuali tra istituzioni e società civile, se saputi gestire, possono aprire a nuove soluzioni ed esiti costruttivi. A questo proposito vogliamo ricordare che, quando l’8 marzo 1981, il movimento pisano delle donne occupò in modo simbolico lo stabile abbandonato di via Galli Tassi, numero 8, l’allora Presidente della Provincia, Fausta Giani Cecchini, e l’Assessora alla cultura Patrizia Dini aprirono un dialogo con le donne occupanti in seguito al quale l’Amministrazione Provinciale assunse l’impegno  di ristrutturare l’immobile -allora un rudere- e di trasformarlo in sede della Casa della Donna, come poi avvenne nel 1990.
 

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Laboratorio delle Disobbedienze Rebeldia a fianco di tutti i lavoratori e delle lavoratrici

CONTRO LE GRAVI DICHIARAZIONI DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA PIERONI (PD) SUGLI OPERAI PIAGGIO E CEVA. IN DIFESA DELL'ART.18 E DELLE PROTESTE DEI LAVORATORI.

 Il Laboratorio delle Disobbedienze Rebeldia è a fianco di tutti i lavoratori e delle lavoratrici che in queste ore scioperano e scendono in piazza a difesa di tutti quei diritti nuovamente messi sotto attacco dalla controriforma del mercato del lavoro proposta dal Governo, con il complice benestare di Cisl e Uil e con l'acquiescenza dimostrata da tutte le principali forze politiche (PD in testa), che hanno fin qui sostenuto a prescindere e in modo acritico tutte le pesanti misure economiche messe in atto dal Governo Monti e tese anocra a colpire i ceti sociali più deboli, con il risultato di rendere impossibile la vita a milioni di famiglie e di aggravare la recessione del paese: altro che salvaItalia! Un governo mai eletto da nessuno, che sfruttando l'alibi della crisi economica, sta sempre di più mostrando lo sprezzo di ogni dialettica democratica e che è sempre più schiacciato sulle posizioni di Marchionne, Confindustria e Centrodestra.

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La Stazione Leopolda? Non ce la possiamo permettere.

Un Ponte Per Fratelli dell'Uomo Come comitati locali di Fratelli dell'Uomo e Un ponte per... vogliamo comunicare alla città la nostra posizione sulla questione del bando della Leopolda. Riteniamo che l'attuale gestione di uno spazio così importante come l'ex Stazione Leopolda rappresenti in maniera chiara un modello di rapporto fuorviante tra il potere politico e la città viva e vissuta.

A Pisa tante realtà lavorano e operano tutti i giorni nel campo del volontariato e del terzo settore e meritano di veder riconosciuti le loro azioni e i loro valori, anche attraverso l'agevolazione nell'accesso a spazi dove svolgere, in piena autonomia, le loro attività.

La Leopolda nacque come casa delle associazioni cittadine e dovrebbe tornare ad esserlo proprio per rispondere alle necessità di cui sopra.

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Scacco alla Leopolda

Scacchi Insorgenti Come Scacchi Insorgenti non possiamo che prendere parola sul bando per l'assegnazione diretta della ex Stazione Leopolda alla associazione Casa della Città Leopolda. In particolare da scacchisti consideriamo inaccettabile una delle clausole del suddetto bando, quella che escluderebbe dalla partecipazione allo stesso le associazioni che abbiano pendenze di occupazioni.

Non stiamo qui a farla lunga sulla presunzione di innocenza che ancora vige nella nostra Repubblica Democratica (checchè ne dica l'Amministrazione), il punto che ci preme è un altro e ci riguarda direttamente in quanto "abili" scacchisti. 

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A noi non piacciono le partite truccate, non partecipiamo al bando per la Leopolda!

Futbol Rebelde Come Futbol Rebelde, associazione facente parte del Progetto Rebeldía e affiliata UISP, vogliamo comunicare la nostra inquietudine per il nuovo bando per la gestione della Stazione Leopolda, in cui abbiamo individuato varie criticità:

- l'elevato onere economico che viene richiesto alle associazioni, e la “concessione”, che di fatto si trasforma quindi in necessità, di svolgere attività commerciali: sembra che ci si sia dimenticati che il bando è rivolto a entità no profit, che si troverebbero invece costrette a far cassa, e non per finanziare le proprie attività, ma per pagare affitto e spese!

- il controllo e la supervisione delle attività da parte della Giunta comunale come passo necessario per ottenere lo spazio e avere finanziamenti pubblici (indispensabili, dati i costi elevatissimi); è evidente il rischio di un'ingerenza della politica, che porterebbe con sé clientelismo, sudditanza, perdita della necessaria autonomia.

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Hanno la faccia come il bando

reblabL'affaire Leopolda, ovvero della distanza intergalattica che separa la Giunta comunale di Pisa dalla partecipazione e la democrazia

Come Laboratorio delle disobbedienze, collettivo facente parte del del Progetto Rebeldía fin dalla sua nascita, vogliamo comunicare alla città la nostra posizione sulla questione del bando della Leopolda. Riteniamo che l'attuale gestione di uno spazio così importante come l'ex Stazione Leopolda rappresenti in maniera chiara un modello di rapporto sbagliato e dannoso tra il potere politico e la città viva e vissuta.

Sorvolando sulle gaffes dell'Assessora Maria Paola Ciccone che ha ritirato il bando dopo soli tre giorni dalla sua pubblicazione, rivelando preoccupanti errori e imbarazzi nella gestione delle politiche sociali, ciò che non ci convince del bando così come è stato presentato sono i seguenti punti:

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L’associazionismo non è un business.

mezclarCon il bando per la Leopolda la democrazia è in "prognosi riservata"

L'attuale gestione di uno spazio così importante come l'ex Stazione Leopolda rappresenta in maniera chiara un modello di rapporto sbagliato e dannoso tra il potere politico e quella parte di città che realmente agisce in città con iniziative, attività e proposta culturale.

Sorvolando sulle gaffes dell'Assessora Maria Paola Ciccone che ha ritirato il bando dopo soli tre giorni dalla sua pubblicazione, rivelando preoccupanti errori e imbarazzi nella gestione delle politiche sociali, ci sono molte questioni che non solo non convincono  ma  preoccupano del bando così come è stato pensato e pubblicato.

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Questione Leopolda: la Giunta comunale si dà alla sartoria e confeziona un bando su misura

Come Laboratorio di cucito 31K32 ci sentiamo toccati nel vivo dagli ultimi sviluppi  dell’ormai annosa questione Leopolda: chiunque abbia dato un’occhiata al bando elaborato per assegnare la gestione di quella che è nata come la Casa delle Associazioni (ripetiamo: Casa delle Associazioni) ha visto come si tratti di un abito male imbastito da una Giunta armata di metro da sarto e forbici. Dovrebbe trattarsi di un bando “taglia unica”, capace di vestire e dare spazio alle associazioni, tutte, della città, e invece guardiamo l’etichetta e vediamo che è una taglia 40, perché quaranta devono essere le associazioni partecipanti, che queste devono avere sede a Pisa e esser state formate da almeno due anni; che tali associazioni si presumere debbano essere a scopo di lucro, altrimenti come potrebbero pagare gli alti oneri previsti? Ancora, sotto la scritta “Made in Pisa”, l’etichetta del Bando per la Casa delle Associazioni, riporta altre clausole: chiunque voglia indossarlo non può avere pendenze (ossia vertenze in sospeso, non condanne) per occupazione, né potrà indossarlo chi intenda svolgere la propria attività associativa nel territorio senza dover render conto a controllori. E’ prevista infatti la supervisione politica delle attività da parte della Giunta Comunale, il cui parere sarà dirimente per la concessione degli spazi della Leopolda (che è sempre la Casa delle Associazioni di cui sopra) nonché di eventuali contributi.

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