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Primo Arte Migrante Pisa primaverile

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La tutela del bene pubblico inizia dalle fondamenta

E' di oggi la notizia che Duccio Astaldi, presidente del consiglio di gestione della Condotte spa, è stato arrestato e attualmente si trova ai domiciliari nell'ambito di una inchiesta per una presunta tangente per i lavori di realizzazione di tre lotti dell'autostrada Siracusa-Gela. Un'inchiesta questa che prevede da parte della Procura di Messina accuse, a vario titolo, di turbata libertà degli incanti, abuso d’ufficio e corruzione.
A Pisa, questa non è la prima volta che sentiamo parlare di Condotte Spa e non è nemmeno la prima volta che un dirigente di questa società viene arrestato. Era infatti il 2016 quando Mariano Aprea, amministratore unico di Condotte spa, e a quel tempo Presidente del Consiglio d'amministrazione del PISAMOVER (la società che ha gestito la costruzione del People Mover) viene messo agli arresti domiciliari, nell'ambito di una inchiesta nazionale per corruzione.
Condotte spa, ormai è di casa a Pisa, e la risentiamo nominare proprio nell'aggiudicazione di un altro grosso appalto pisano che prevede la costruzione del terzo lotto dell'Ospedale di Cisanello. Il vincitore provvisorio infatti dell'appalto è INSO spa (che già aveva partecipato alla costruzione del People Mover e società controllata di Condotte spa).
Non solo su Condotte spa e le sue alte sfere dirigenziali gravano da anni accuse importanti, ma è inoltre sull'orlo del fallimento come dimostra la richiesta di concordato preventivo presentata da Condotte e accettata poche settimana fa dal Tribunale di Roma.
Plurime ipotesi di corruzione in numerosi appalti in Italia, coinvolgimenti a vario titolo in numerose inchieste e indagini, che evidenziamo da tempo, non hanno impedito che la società controllata da Condotte Spa, la INSO spa, vincesse l'appalto dell'Ospedale di Cisanello.
Cosa dovrà ancora accadere per convincere che quanto meno “qualcosa non va”, volendo lasciare ogni accertamento alla magistratura, in questo sistema di scatole cinesi che si sta appropriando della città?
Quali rischi dovrà affrontare la cittadinanza in quanto a materiali e correttezza delle costruzioni? Ricordiamo bene che una parte dell'inchiesta che travolse il People mover con altri appalti italiani, poneva dubbi anche sulla qualità dei materiali impiegati.
Il nesso tra grandi opere, spesso inutili e sistema criminale nel caso di Condotte spa sembra essere confermato in più di un caso, ma il problema è di quella politica e di quegli enti pubblici che in tutti questi anni gli hanno spalancato le porte provocando non solo la distruzione di un territorio ma anche l'attecchire di questo sistema.

 

Parole che soffiano su un fuoco

Da anni ormai l’Amministrazione comunale sostiene una politica di “contenimento numerico” e di “numero chiuso” nei confronti di specifici gruppi etnici o nazionali: rom, sinti, richiedenti asilo, migranti africani, e così via. Gli assessori e il Sindaco di questa città ripetono lo stesso mantra, come un ritornello: i rom (o i rifugiati, i migranti in fuga dalla Libia…) non devono essere “troppi”, i numeri devono essere “sostenibili”, non si deve superare una certa “soglia”, e via discorrendo.

In questa direzione vanno le recenti dichiarazioni dell’Assessora Capuzzi, a proposito della possibile chiusura del campo di Via Maggiore a Oratoio. L’assessore da un lato annuncia lo sgombero definitivo dell’insediamento, dall’altro lato fornisce le cifre di quanti rom siano presenti sul territorio, e di come siano diminuiti negli anni a seguito dei provvedimenti di allontanamento assunti dal Comune.

Sono dichiarazioni che suonano sinistre per chi in questi giorni abbia celebrato il Giorno della Memoria. Come noto, il Presidente Mattarella ha nominato senatrice a vita Liliana Segre, deportata ad Aushwitz quando era bambina e quindi reduce della Shoah: proprio la nomina della Segre ha sollecitato riflessioni relative allo sterminio degli ebrei, agli atti e ai discorsi che l’hanno preceduto e legittimato.

 

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il Mondo alla Rovescia 2018

Il mondo alla rovescia 2018:
carnevale nel quartiere Stazione

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Le differenze arricchiscono, l'omologazione impoverisce. Gli spazi aperti sono la casa di tutti, gli spazi chiusi non sono la casa di nessuno. Il grigiore va cancellato con il colore, l'allegria va difesa. Un quartiere senza colore è un luogo senza umanità. Per queste essenziali ragioni il Carnevale ha da sempre rappresentato per Rebeldia l'occasione di rovesciare il consueto, sfilando per le strade del quartiere Sant'Antonio in compagnia dei suoi abitanti, di coloro che lo animano e ne intessono la vita. Una festa per grandi e piccoli, ma anche un momento di riflessione intorno ai problemi che impediscono l'affermazione di un mondo libero, equo e socialmente giusto.

Nel 2018 il quartiere della Stazione ritorna negli itinerari del "Mondo alla Rovescia". Per l'antico legame che tiene insieme la storia di Rebeldia, ma anche perché oggi come ieri quelle strade sono spesso al centro delle cronache cittadine, esempio negativo di insicurezza urbana e degrado. Ma su questa consuetudine negativa - funzionale ad alimentare un sentimento costante della paura e una pericolosa cultura della repressione in nome dell'ordine pubblico - si è allungata di recente addirittura l'ombra del DASPO. Un precedente spaventoso, il ricorso a un dispositivo di limitazione della libertà personale in grado di impedire a colui che ne è destinatario di attraversare uno spazio (una strada, una piazza) nelle 48 ore successive alla notifica dell'atto.
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verso l'umanizzazione dell'economia

Pisa e i Beni Comuni:
creare comunità e valore dall’abbandono


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La prossima rivoluzione

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Mondo alla Rovescia iniziative

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il Mondo alla Rovescia 2018 Locandina

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Pisa nelle mani di fondi speculativi

Saldi invernali in città: si svendono le Caserme.

Pisa nelle mani di fondi speculativi

distretto42prima.jpgL’agenzia del Demanio, in combutta con il Ministero della Difesa e il Comune di Pisa, ha venduto la caserma Artale (che si trova tra via Roma, via Savi e via Derna) e la caserma Curtatone e Montanara (tra via San Martino e via Giordano Bruno) a un fondo d’investimento privato.

Quest’ultimo stabile è stato riaperto alla città nel 2014 dal Municipio dei Beni Comuni, a tutti gli effetti l'unico soggetto che - attraverso l'autogestione e l'auto-recupero - aveva restituito alla città per due mesi il gruppo di immobili, ribattezzato “Distretto 42”, e un giardino di 8 mila mq abbandonato da più di vent’anni, intitolato alla memoria di don Andrea Gallo.

Negli ultimi vent'anni il "Distretto 42" è stato utilizzato come parcheggio abusivo dal personale militare che approfittava dell'abbandono dello stabile per posteggiare la propria auto a due passi da Corso Italia; con l'occupazione e la riapertura era invece diventato un luogo di socialità e di rigenerazione del verde pubblico, nonché uno spazio di mutualismo, dove iniziavano a radicarsi progetti collettivi per far fronte alla morsa della crisi economica. La ricchezza collettiva e le ricadute virtuose di quell'esperienza sono state spazzate via dalla violenza dei plotoni della celere.

L'operazione di vendita di cui apprendiamo la finalizzazione è di fatto una clamorosa svendita e dismissione del patrimonio pubblico, anomala poiché portata avanti senza evidenza pubblica, come trattativa privata tra istituzioni pubbliche, ai danni della cittadinanza.


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Il 9 Dicembre Presidio davanti a Camp Darby per il Disarmo Nucleare

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Il Progetto Rebeldia aderisce e partecipa alla Carovana delle Donne per il Disarmo Nucleare per la quale è previsto il 9 dicembre un presidio davanti alla base militare di Camp Darby. Dopo anni di proclami fasulli che annunciavano, o peggio 'promettevano', un ridimensionamento della base, la verità inesorabile è venuta a galla negli ultimi mesi, nel silenzio e nell'avallo di stampa e istituzioni. La previsione di un ampliamento dello snodo ferroviario per la circolazione degli armamenti è uno smacco clamoroso inferto alle cittadine e ai cittadini che dovranno subire i drammatici danni di una scelta sciagurata. Da una parte l'impatto ambientale sull'area circostante del parco naturale di Migliarino e San Rossore, dall'altra la messa in crisi della già cagionevole sicurezza del nostro territorio, solo per citare due tra gli indici di rischio più gravi che una simile prospettiva comporterebbe. 

Già oggi Camp Darby si configura con tutto il suo gravoso peso come uno dei più grandi arsenali USA, all'interno del quale non è mai stata smentita la presenza di armi di tipo nucleare. È degli ultimi mesi la notizia di una linea commerciale mensile di trasporto di armi con tre navi della classe Liberty diretta ai porti di Aqaba(Giordania) e Gedda (Arabia Saudita), aree strategiche della guerra in corso in Medio Oriente. Una pericolosa sinergia con il porto di Livorno che, ricordiamolo, è uno dei porti in Italia che può accogliere sottomarini a propulsione nucleare abilitati al trasporto di ordigni appartenenti alla stessa categoria. Tutto questo mentre il 7 luglio scorso è stata è stato adottato uno storico Trattato che di fatto proibisce gli ordigni cosiddetti "atomici". Invitiamo tutte e tutti a sottoscrivere la petizione "Bando delle armi nucleari: l'Italia ratifichi!" (https://www.petizioni24.com/italiaripensacisulbandodellearminucleari).



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Si chiamerà ABUSIF

Riceviamo e pubblichiamo:

Si chiamerà ABUSIF, ma sarà abusivo solo di nome.

abusif_confstamp.jpgVeniamo a conoscenza dai giornali dell'applicazione a Pisa della Legge Minniti, e della possibilità anche a Pisa di attivare dei dispositivi di allontanamento immediato per 48 ore da molti dei luoghi dove invece si svolgono i nostri lavori di vendita ambulante, ovvero le strade del centro, quelle visitate dai turisti e i parcheggi.

Nel corso di quest'anno l'Associazione dei venditori e delle venditrici ambulanti di Pisa, aveva chiesto un incontro a questa amministrazione, concesso poi in data 10 Marzo quando abbiamo incontrato la conferenza dei capigruppo, dove abbiamo non solo dimostrato una volontà di dialogo, che riteniamo fondamentale, ma anche espresso la volontà di far uscire dall'informalità alcune situazioni. Da quell'incontro eravamo usciti ottimisti, perché anche i capigruppo avevano dimostrato una volontà di dialogare, di individuare soluzioni condivise.

Oggi invece scopriamo che saremo multati e intimati a allontanarci dalla possibilità di guadagnare quei pochi spiccioli utili a pagare l'affitto di casa, le bollette, i generi necessari a una vita dignitosa e a inviare qualche soldo a quella famiglia che tanto ha investito nella nostra presenza in Italia, in termini anche di lontananza e sofferenza.

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