Silos in centro. Stravolgere la realtà a fini di lucro.

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La proposta di Conf-Commercio per il centro storico, ovvero la riconversione di immobili abbandonati in silos per parcheggi, rappresenta per noi del Progetto Rebeldìa un progetto aberrante e prettamente speculativo, che invece di mirare al riutilizzo degli spazi dismessi deturpa il centro storico e peggiora la qualità della mobilità e della vita per tutta la cittadinanza. 

Da anni ribadiamo l'importanza del recupero e della riqualificazione degli edifici in stato di abbandono e siamo contenti che finalmente anche Conf-Commercio si sia accorta di questa piaga che affligge la città, ma allo stesso tempo sosteniamo che l'orientamento del recupero degli immobili dovrebbe essere di tipo sociale e su di esso dovrebbero poter prender parola le cittadine e i cittadini.

Sappiamo bene che l'ex distretto militare di via Giordano Bruno, bene pubblico, è stato tenuto per decenni inaccessibile alla cittadinanza, gli 8000 metri quadri di parco pubblico sono stati lasciati all'incuria, un vero e proprio polmone verde è stato sottratto al centro città, mentre pochi privilegiati, militari semplici e alte cariche, ne usufruivano a mo' di parcheggio privato. 

Quando le associazioni e i soggetti facenti parte del Municipio dei Beni Comuni hanno proposto la valorizzazione di quel luogo dall'alto potenziale aggregativo e dal grande valore naturalistico, l'amministrazione comunale ha negato qualsiasi apertura: non ci appare migliore, in termini di vivibilità e utilità, quella di ricoprire con metri cubi di mortale cemento una parte che quotidianamente viene attraversata a piedi o al più in bicicletta dalla maggior parte dei cittadini pisani, aumentando in maniera esponenziale il traffico da e verso una parte centrale della città.

Infatti, per via San Martino, il rudere Pampana, l'ex cinema Ariston e il Distretto 42, si prevede il posizionamento di 3 silos da 250 posti, per un flusso di circa 750 autovetture, che più volte al giorno entrerebbero e uscirebbero dalle strette vie del quartiere più antico della città. Ci piacerebbe conoscere quali brillanti analisti e sulla base di quali dati si possa attribuire a questa soluzione un calo dell'inquinamento.

Anche la modalità di attuazione del piano, il project financing, ci lascia parecchio perplessi, visto quali danni e debiti hanno prodotto sulle casse del comune le ultime esperienze in tal senso a livello locale, Sesta Porta e parcheggio di piazza Vittorio Emanuele, solo per citarne alcuni, per non parlare dei danni a livello nazionale di questa forma di finanziamento facilitata dallo Sblocca Italia.

La pretesa del costo zero è ovviamente falsa, infatti non tiene conto dell'impatto ambientale e sociale, sul territorio e sulla città, della previsione dell'abbattimento degli edifici e la ricostruzione ex-novo, laddove un reale costo zero sarebbe possibile, attraverso il riuso e il recupero dal basso degli immobili.

In ultimo, rileviamo come ancora una volta si utilizzi in maniera strumentale la questione denominata impropriamente “parcheggiatori abusivi”, un fenomeno praticamente inventato da Conf-Commercio e dalla stampa, che investe centinaia di venditori ambulanti con regolare licenza e permesso di soggiorno. 

Quello dei silos viene narrato come “unico modo per risolvere la questione”, una considerazione che riflette tutte l'arroganza e la miopia di un'associazione di categoria che calpesta il bene collettivo in nome della massimizzazione dei profitti. 

Pisa, 14 marzo 2017
Progetto Rebeldìa 

 
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