Rudere Pampana

Da simbolo della speculazione edilizia cittadina a Parco della memoria.

Una possibile vittoria per tutta la città.

 

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Sicurezza e decoro urbano stanno diventando un mantra per l'attuale amministrazione della città di Pisa. Da anni denunciamo e contemporaneamente proponiamo una via di uscita concreta utilizzando come chiave di lettura il recupero e il riutilizzo degli innumerevoli immobili abbandonati che deteriorano il tessuto urbano. Un deterioramento ambientale i luoghi diventano sempre più spesso luoghi di rifiuti e devono essere continuamente bonificate, spesso con risorse pubbliche. Una perdita per tutti i cittadini e le cittadine che avrebbero costituzionale diritto di fruire o di trovare comunque giovamento sia dalle proprietà pubbliche che private.

 

Il rudere di Pampana rappresenta un vero e proprio affronto alla bellezza dei lungarni che si snodano dal cancello d'ingresso del giardino Scotto all'angolo con via Bovio, un tratto di strada da anni costellato di transenne, nastro bianco e rosso, segnaletica di pericolo. Si tratta di una ferita, quel palazzo smembrato e diroccato, che risale a 74 anni fa, quando i bu'anuvole, gli apparecchi dell'aviazione militare alleata, bombardarono la città, una piaga che ancora non si è rimarginata, continuamente riaperta dall'eterna diatriba tra la preservazione di interessi privati e la salvaguardia di quelli pubblici. Da una parte un ricco proprietario immobiliare il cui unico fine è speculare e fare rendita sull'area certamente di pregio, che non si è accontentato di ricostruire, ma ha preteso negli anni di allargare le volumetrie e le aree di suolo consumato. Ampliamento che fortunatamente non è stato concesso negli anni, ma che ha portato ad una situazione di stallo nell'incapacità delle amministrazioni che si sono succedute di immaginarsi ed attuare qualcosa di nuovo. 

In questo senso la recente proposta del gruppo consiliare Una città in Comune -PRC  di variazione delle previsioni urbanistiche sull'area contribuirebbe a sanare quella annosa ferita. Invece di una nuova residenza di lusso, una nuova costruzione che date le attuali condizioni di mercato sarebbe destinata a divenire ennesimo edificio abbandonato, costruiamo un luogo della memoria. Un luogo che possa essere simbolo di un tragico passato, ma che possa guardare al futuro restituendo alla città una continuità stilistica sui lungarni e che apra una nuova stagione urbanistica in cui le aree verdi crescano e il consumo di suolo diminuisca. Una stagione in cui la pubblica utilità prevalga sulla rendita privata.

Una stagione in cui anche il singolo cittadino che ha privato la città di un pezzo per decenni gioisca non per un guadagno personale, ma per il beneficio di tutta la comunità in cui vive.

Una stagione in cui l'amministrazione e la maggioranza che governa la città finisca di dire 'No' a tutte le proposte di buon senso per il recupero ad uso sociale dei luoghi abbandonati di Pisa che si sono succedute negli anni, tra cui non certo ultima quella fatta dal Municipio dei beni comuni sulla ex Caserma Curtatone Montanara, ovvero il Distretto 42 e sul Parco Andrea Gallo, che ricordiamo costituiscono un cuore abbandonato in pieno centro storico.

Pisa, 15 Febbraio 2017

Progetto Rebeldìa

 
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