NO alla Riforma Costituzionale

Per la giustizia sociale, verso una democrazia sostanziale.
Il Progetto Rebeldìa di Pisa vota NO alla Riforma Costituzionale.

 

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Nella nostra materialità quotidiana di cittadine e cittadini è sempre più difficile trovare una corrispondenza, una relazione virtuosa di principio e attuazione tra diritti sanciti dalla nostra Costituzione e il progressivo smantellamento del diritto del lavoro, della scuola e dello stato sociale, l'interventismo bellico diretto o indiretto sempre più marcato, la distruzione del paesaggio e l'abbandono del patrimonio pubblico, la marginalizzazione sistematica delle minoranze e dei soggetti svantaggiati.

Tra i molteplici traditori dei dettami costituzionali, il governo Renzi - con il Jobs Act, lo Sblocca Italia, la Buona Scuola - ha mostrato che nonostante i pesi e contrappesi dei poteri degli organi dello Stato è possibile imporre dispositivi di austerità ingiunti anche a livello sovranazionale, contro i valori fondanti della carta costituzionale.

La crisi del regime democratico-parlamentare che ci ha governato fin dall’inizio di questo secolo è sotto gli occhi di tutti ed è probabilmente irreversibile: stiamo assistendo non a un semplice mutamento di governo nell’ambito di regole comunque valide, e neanche a una pura ridistribuzione dei rapporti di forza, ma a un cambiamento più sostanziale di forma della politica. Siamo infatti di fronte ad una classe dirigente che vuole cancellare i tempi (lunghi) della democrazia in nome dei ritmi brevi del modello neoliberista.


Camuffati da innovatori, Renzi e il suo governo immaginano e mettono in atto una torsione in senso autoritario dello stato, che non solo non niente ha a che vedere con la repubblica parlamentare disegnata dai padri costituenti nel 1948, ma si caratterizza per un'idea di sovranità accentrata nella mani dell'esecutivo e, se possibile, ancor più subalterna alla visione economica che ha prodotto l'attuale stato di crisi europea.

Una riforma, «voluta dall'Europa», che affonda le sue radici proprio nelle politiche europee che stanno contribuendo all'impoverimento di milioni di persone e alla restrizione degli spazi democratici: da un lato con un potere esecutivo sciolto da ogni controllo che diventa soprattutto esecutore della legge di mercato, dall'altro, con l'impennata di derive populiste e plebiscitarie, o peggio, di propaggini autoritarie in seno alle istituzioni democratiche.

Ci interessa avere leggi in tempi più rapidi? No, vogliamo leggi che rispondano ai bisogni reali dei cittadini.

Da questo punto di vista la sottrazione di competenze agli enti locali prevista dalla modifica dell'art. 117 in materia di tutela della salute, delle politiche sociali, della sicurezza alimentare, della tutela e sicurezza sui posti di lavoro e sull'ambiente, allontana in maniera indissolubile la politica dalle istanze reali della popolazione. Già oggi le lotte alle grandi opere vengono marginalizzate e non ascoltate, figuriamoci cosa succederà quando le decisioni su infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e di navigazione saranno di competenza esclusiva dello Stato.

Siamo ben coscienti che in seno a una democrazia formale occorra mobilitarsi affinché sia garantita una democrazia sostanziale, è sotto gli occhi di tutti come tanti dispositivi costituzionali siano stati svuotati di senso, come tanti altri non siano mai stati applicati autenticamente e – infine – di come altrettanti possano essere riformulati per realizzare maggiormente i valori democratici.

Tuttavia in questa congiuntura storica riteniamo necessario opporsi alla riforma per delegittimare questo progetto politico autoritario, capace di esplicitare tutta la sua violenza anche attraverso la sospensione del diritto, come quello a manifestare il dissenso di fronte alla vetrina-Leopolda di Firenze.

Alla facile retorica del risparmio di denaro e dei tempi della politica rispondiamo con un NO dietro al quale riecheggiano tutti i sì, tutto l'impegno della vasta compagine di associazioni, collettivi, cittadini e cittadine che nei luoghi di lavoro, nelle piazze, nei luoghi di formazione di tutta Italia si oppongono alla sottrazione sistematica dei diritti e continuano la lunga marcia verso il cambiamento sostanziale sociale. Più spazi di dissenso, di critica e di conflitto vengono spazzati via, più sarà difficile in seguito per i movimenti sociali e per le reti di cittadinanza mettere in campo proposte politiche alternative all'austerità, alla dittatura commissaria dei mercati e a nuove forme autoritarie di governo, per questo occorre custodire un quadro costituzionale il più possibile capace di mantenere aperta la via del conflitto democratico.

Pisa, 14 Novembre 2016

Progetto Rebeldìa

 
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