Quattro tartarughe tra San Marco e San Giusto

Il racconto della passeggiata nei quartieri di San Marco e San Giusto del 16 aprile 2016

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Si dice spesso che il quartiere di una città può contenere un mondo, e che il mondo stesso può essere riassunto tra le case, gli abitanti, di un quartiere. Se questo è vero per le città del tempo nostro, il distico San Marco-San Giusto di Pisa è l'incarnazione di una simile verità. I due quartieri, un tempo avamposto della campagna che si spalancava al di là dell'orizzonte dei binari della Stazione centrale, quasi rispecchiano per metafora la pianta pisana. Sono la Tramontana e il Mezzogiorno divise dall'Arno rappresentato dalla via dell'Aeroporto, il frammento identico di una città, divisa non solo dalle acque, ma anche dalla profonda diversità degli spazi urbani che ne compongono il mosaico.
La passeggiata di quartiere del Municipio dei Beni Comuni, sabato 16 aprile, ha attraversato le molte anime di uno degli spazi urbani più travagliati degli ultimi anni. Oggetto di molteplici interventi strutturali, come il recente cantiere del People Mover, San Marco e San giusto sono la terra che tiene numerosi scavi recenti e più antichi dai quali sono sorte intere palazzine, più o meno abitate, più o meno inutilizzate. Tuttavia, sono stati anche i luoghi che più hanno sofferto il nubifragio dell'agosto 2015, quando strade, case, campi rimasero letteralmente sott'acqua per il mancato deflusso delle acque piovane. Quartieri che vivono contraddizioni, le stesse che si possono racchiudere nella tranquillità delle case basse di San Marco e insieme nel disagio crescente dei suoi abitanti che denunciano come <<l'aria sia cambiata>> e la tranquillità di un tempo debba fare i conti con fenomeni, come lo spaccio, ai quali il quartiere era impreparato. 

L'incontro con i partecipanti è fissato sotto la preziosa pergola del circolo Balalaika, con la sua facciata stralunata, e una frequentazione giovanile che si è risaldata nel corso degli ultimi mesi. La giornata promette bene, la luce del sole è ancora pallida, ma la buona temperatura invita a passeggiare. Sono numerosi gli abitanti del quartiere che vi prendono parte, e saranno loro di fatto le guide che illustreranno di volta in volta l'orizzonte che si parerà davanti al piccolo corteo che si è raccolto. 20160416_binari.jpgLa prima tappa, a pochi passi dal circolo Balalaika, è proprio via Possenti, una strada di piccole case dai giardini curati; qualcuno per scherzare dice che ha qualcosa di 'californiano', e in effetti il bianco delle mura sposato ai palmizi bassi e alle forme rotonde delle case ricorda vagamente quello stile. 
Uno dei partecipanti indica le scuole elementari e racconta di come la recinzione intorno alla struttura non sia sufficiente a impedire un notturno via vai nel giardino della scuola, al quale lui stesso assiste dal terrazzo di casa. allo stesso modo colpisce lo stato di abbandono dell'ex Convento delle suore, un tempo spazio dedicato alle attività  del DIM (Donne In Movimento), e oggi chiuso da una sommario inferriata.  Intravediamo il muro che separa la strada dalla ferrovia, ma invece che tornare completamente sui nostri passi, svoltiamo in via Madre Teresa di Calcutta. Gli abitanti storici del quartiere ricordano ancora i campi che un tempo sorgevano proprio lì dove insiste la strada. Siamo nella parte 'bene', suggerisce qualcuno, e in effetti chi ha la fortuna di addentrarsi in questo antro verde di quartiere scopre i giardini di Largo Cesare Balbo, un piccolo gioiello di verde pubblico che al suo interno conserva un fazzoletto di terra eletto Oasi WWF, che tuttavia al nostra arrivo sembra ben serrata da diverso tempo. Piccoli segnali, come la fontana dell'acqua pubblica chiusa, che rovinano un quadro tutto sommato positivo. Ci lasciamo alle spalle il verde e ci lanciamo verso le case che costeggiano via Cerboni (priva di marciapiedi), via San Marco e poi Via Montanelli, proprio all'ingresso del quartiere. 20160416_peoplemover.jpg Lì dove è aperto uno sportello di Poste Italiane, gli abitanti indicano il punto in cui durante il nubifragio di agosto la strada fu ricoperta d'acqua, impedendo di fatto l'unico accesso al quartiere stesso. Curiosi, ci affacciamo sopra i tombini, e il livello della sporcizia ci fa pensare che ben poco potrebbero sorreggere nel caso di una buona scarica di pioggia. Ci spostiamo dalle parti di via Fucini, attraversando le corti tardo ottocentesche di quello che un tempo era un soggetto urbanistico autonomo dalla città vera e propria. Alziamo gli occhi verso il 'Lego', come lo chiamano gli abitanti del quartiere, una palazzina di nuova costruzione i cui colori e forma ricordano da vicino, appunto, le celebri costruzioni. È una presenza bizzarra, che interrompe in modo brusco la regolarità delle case preesistenti, affacciandosi all'orizzonte quasi come un manufatto alieno. <<Voglio vederlo fra vent'anni>>, sospira uno degli abitanti che hanno preso parte alla passeggiata, e quando gli domandiamo cosa intendesse dire, ci indica la copertura in legno degli esterni, i colori sgargianti, come a dire che il fasto della novità presto dovrà fare i conti con un'implacabile usura, forse a discapito del panorama complessivoPercorriamo un lembo di Via dell'Aeroporto, molto trafficata, i marciapiedi stretti e l'asfalto deformato dalle radici dei pini marittimi che svettano quasi in cielo.  Tocchiamo simbolicamente il ponte della FiPiLi e anche in questa occorrenza non si contano i racconti dell' 'alluvione' di agosto, quando l'ingresso all'Aeroporto Galileo Galilei fu bloccato da cinquanta centimetri d'acqua. Attraversiamo la strada e ci ritroviamo così in San Giusto, diretti verso il cantiere del People Mover. 20160416_peoplemover1.jpgI lavori avanzano, ma l'esito di questo bizzarro progetto che dovrebbe concludersi con la creazione di una navetta sospesa in grado di collegare aeroporto e Stazione Centrale, sembra convincere pochi. Molti dei presenti si dichiarano rassegnati dall'impossibilità di aver voce in capitolo in scelte che mutano di fatto l'assetto del quartiere, altri ironizzano sul 'lusso' superfluo rappresentato da un simile mezzo di trasporto. <<Era tanto bellino il treno>> dice uno dei partecipanti, e davanti agli affastellati lavori del parcheggio scambiatore in tanti rimangono in silenzio. Si passa dagli scheletri ancora inanimati del People Mover agli orti lussureggianti di via di Goletta, lì dove il quartiere si rianima della sua bellezza di un tempo. Qui Pisa 'confessa' la sua speciale vicinanza con la campagna, e sono in tanti a indicare in questo un vantaggio, un valore che poteva essere meglio valorizzato, ma che nessuno sembrerebbe considerare. Attraversiamo nella sua interezza via del Martello e raggiungiamo un altro circolo storico del quartiere San Giusto, il Circolo Alberone, dove ci aspettano i bambini intenti alle attività pomeridiane organizzate dal Circolo. 20160416_cancelloverdesangiusto.jpgIl tempo di seder qualche minuto e bere un bicchiere d'acqua e siamo di nuovo in cammino, in via Sant'Agostino, dalla quale raggiungiamo nuovamente via di Goletta, dove proprio i bambini scoprono un cortile abitato da quattro esemplari di tartaruga. Niente di straordinario o inatteso, ma gli anfibi ci appaiono come i benigni guardiani di un pezzo di mondo da salvaguardare. Ci 'inabissiamo' nel dedalo delle case popolari, fino a raggiungere i campi sportivi alla fine di via Beato Agnello, e lì sostiamo per qualche attimo, prima di riprendere il cammino e raggiungere nuovamente il Circolo Balalaika, e così chiudere - non solo simbolicamente - il cerchio della passeggiata. Torniamo verso il centro della città ricchi di suggestioni e proposte concrete da parte degli abitanti, come quello di inaugurare da subito un nuovo piano di compensazione idraulica del quartiere. San Marco e San Giusto sono quartieri il cui potenziale di socialità è altissimo. Qui si vive nelle tranquille dinamiche di un paese, e la composizione sociale è in piccolo quella della grande città, dove convivono studenti, lavoratori, famiglie, giovanissimi e anziani. I circoli svolgono senza dubbio una funzione importante, 'storica' appunto, ma un tessuto così vivo ha fame di spazi e anche voglia di dar voce a una creatività di quartiere che pulsa e che pure non trova ancora sfogo, perché quel pezzo di città non sia solo la palude che esonda ogni volta che piove.

 
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