Nessuna emergenza:

il comune metta a disposizione 
gli spazi per l'accoglienza

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Mai come oggi l’Europa ci appare come una vera e propria fortezza: ormai totalmente chiusi i confini dell’est, chiuso il confine greco-macedone della cosiddetta “rotta balcanica”, fili spinati che si innalzano per chilometri e chilometri contro quelle persone che fuggono da guerre e disastri che l’Europa spesso stessa determina, e che altrettanto spesso arma.

Hot spot disumani, respingimenti, deportazioni forzate di richiedenti asilo, per la maggior parte famiglie con bambini e bambine anche molto piccoli, anziani, disabili già traumatizzati non solo da bombe o violenze indiscriminate, ma anche psicologicamente. E adesso l’accordo con la Turchia di Erdogan, con un paese dove i giornalisti indipendenti rischiano la galera, ma che l'Europa ha individuato come alleato prediletto a cui riconsegnare i profughi in fuga dal conflitto in Siria.

 

Se pensiamo che queste persone possano rinunciare all'idea di costruirsi un futuro diverso, ci sbagliamo di grosso. Decine di migliaia di profughi che non hanno più una case, scuole e luoghi di lavoro, che stanno affrontando la stanchezza, la fame e la sete, le malattie e le arroganze dei vari paesi attraversati, faranno di tutto per raggiungere un paese dove poter chiedere asilo, dove hanno un amico o un parente, anche lontanissimi.

Ogni estate è sempre la stessa storia: emergenza sbarchi. Questa non può più essere considerata una emergenza, perché è ormai una certezza che non appena il mare lo permetterà di nuovo, barche colme di speranza arriveranno nel nostro paese ed è nostro dovere prepararci ad una accoglienza degna. È doveroso organizzarci fin da oggi, in ogni città, per non infrangere alcun sogno e non permettere che naufraghi definitivamente ogni speranza.

A Pisa da almeno tre anni l’amministrazione comunale, con il bene placito della stampa locale, riesce solo a parlare di emergenza profughi nei momenti di picco degli sbarchi del sud d'Italia, come se non avesse memoria, e con la scusa della fantomatica “emergenza” non si riescono a trovare luoghi idonei per l’accoglienza.

L’amministrazione Filippeschi pare avere le idee chiare sulla questione: non si accoglie, non si cercano dei luoghi di ospitalità a Pisa, e - se lo si fa - devono comunque rimanere invisibili, devono essere scelti luoghi periferici o quasi preclusi all'accesso pubblico, come il parco di San Rossore, oppure nei paesi della provincia pisana, basta che non si parli di Pisa-città.  Un rifiuto programmatico dell'accoglienza che lo scorso anno è finito anche sulle pagine de L'Espresso. 

Eppure gli spazi ci sarebbero, primo fra tutti quello che era il Centro di Prima Accoglienza di via Garibaldi, chiuso dal settembre del 2013, uno spazio sul quale al momento non c'è alcun progetto di ristrutturazione e ad oggi il comune non ha neppure stanziato le risorse per i lavori, cosicché questi non possano neanche essere messi a gara. L’assessora Capuzzi più volte ha dichiarato l’imminente ristrutturazione, intenti caduti nel vuoto.  Sono veramente tanti gli spazi abbandonati, vuoti o sotto-utilizzati che questi anni sarebbero potuti essere oggetto di ristrutturazione per l’accoglienza e questo sarebbe stato un beneficio per tutti, perché un bene ristrutturato e restituito all’uso pubblico serve oggi per i migranti, ma domani per chiunque possa averne bisogno: sfrattati, nuclei familiari senza casa, persone indigenti, italiane o straniere che siano.

Lo ribadiamo oggi, ma lo diciamo da anni: prepariamoci, non c'è nessuna emergenza.

 

Pisa, 6 Aprile, 2016.

Progetto Rebeldìa

Africa Insieme 

 

 
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