MUNICIPIO DEI BENI COMUNI: IMMINENTE IL SEQUESTRO DEL DISTRETTO 42

Lo sgombero sul Distretto 42 è imminente. Sono tanti i segnali giunti nelle ultime ore che evidenziano un'accelerazione della macchina giudiziaria, una circostanza a dir poco anomala visti i tempi celeri che si prospettano all'orizzonte. 

Una prospettiva drammatica che vedrebbe chiudere in modo repentino uno spazio di dodicimila metri quadrati appena riaperto alla città, oltre che creare un precedente preoccupante per tutta la cittadinanza. Un'eventualità che si verificherebbe senza che la politica abbia mosso un solo dito per evitare che un'esperienza di libera cittadinanza venga serrata – nuovamente – dai sigilli della magistratura, riconsegnando lo spazio a ulteriori anni di oblio e degrado.

A cosa è dovuta questa celerità? Perché dinamiche che solitamente richiedono mesi (in taluni casi anni) per il Distretto 42 si sono risolte in così pochi giorni? Chi manovra – chi è il mandante – di una simile accelerazione? Troppe le anomalie che hanno scandito gli ultimi giorni.

Come la scelta della Conferenza dei Capigruppo - interpellata dal Municipio dei Beni Comuni per un incontro a tema su una possibile trattativa intorno al Distretto 42 - che ha esplicitamente votato di non incontrare gli attivisti, perché 'abusivi', occupanti. Un precedente clamoroso che segna una pagina preoccupante della politica cittadina e intorno alla quale - speriamo - le forze in campo si pronuncino e si mobilitino.

Celere è stato anche il blocco dell'utenza elettrica, a fronte di anni in cui quello spazio è stato sfruttato per il tornaconto di pochi senza che nessuno, però, tentasse simili drastici rimedi.

Può la Conferenza dei Capigruppo discriminare a suo piacimento con quali parti sociali dialogare? È normale che un'utenza rimasta attiva in un luogo per oltre 20 anni in disuso - se non come parcheggio per pochissimi privilegiati - essere chiusa non appena una cittadinanza più ampia comincia a usufruirne? Quale l'urgenza di interrompere la ripresa di vita degli spazi di via Giordano Bruno 42, quando il Demanio stesso tarda a rispondere alla richiesta del Comune (il termine del federalismo demaniale era fissato al 30 gennaio 2014)? Possono gli impiegati satali dell'Agenzia del Demanio rifiutare un incontro con i cittadini che legittimamente chiedono l'utilizzo di un bene comune?

Risposte completamente starate, quelle giunte finora, rispetto alla buona accoglienza espressa dal quartiere S. Martino. Alcuni abitanti dello stesso, infatti, hanno subito redatto una petizione di proprio pugno in appoggio alle attività – e alla sopravvivenza del Distretto 42 – della quale i primi firmatari sono la professoressa Enza Pellecchia, l'assessore provinciale Giacomo Sanavio e il professor Tommaso Greco.

Un fine settimana di intense iniziative attendono gli spazi di via Giordano Bruno, dove centinania di volontari proseguono nel lavoro di pulizia e recupero del verde in cui sono immersi gli edifici dell'ex Caserma Curtatone e Montanara. Prima la presentazione del progetto degli Orti Urbani, poi l'apertura ufficiale del parco intitolato ad Andrea Gallo, nella cornice di una partecipazione cittadina che si annuncia assai folta e varia: queste le risposte che ci interessano, le uniche che appartengono all visione politica del Municio dei Beni Comuni. 

L'Amministrazione e il sindaco Marco Filippeschi hanno gli strumenti per fermare un processo di cose altrimenti irreversibile. Il sindaco chieda al Demanio di ritirare la denuncia. La Giunta si esprima pubblicamente contro lo sgombero e incontri gli attivisti del Distretto 42. Solo in questo modo sarà possibile evitare una frattura che si annuncia altrimenti devastante. Il Municipio dei Beni Comuni non lascerà via Giordano Bruno, al contrario: resterà negli spazi del Distrettto 42 moltiplicando le attività.

Municipio dei Beni Comuni

 
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