Ex-Colorificio: da 20 anni la J Colors prova a venderlo  senza riuscirci.

Senza il Municipio quell'area tornerà ad essere un deserto. Domani assemblea pubblica contro lo sgombero.

 Si svolgerà domani alle 21 all’ex-Colorificio Liberato l’assemblea pubblica indetta dal Municipio dei Beni Comuni contro la richiesta di sgombero da parte della proprietà per discutere insieme delle iniziative da intraprendere e dell’organizzazione della manifestazione del 16 febbraio a difesa di questo bene comune.

Active ImageMa quali sono i reali interessi della multinazionale J Colors sull’ex-Colorificio Toscano tanto da voler procedere repentinamente ad uno sgombero del Municipio dei Beni Comuni?


E’ sufficiente analizzare la storia dell’acquisto da parte della multinazionale lombarda del marchio pisano, per capire che si tratta di interessi prettamente speculativi, interessi che però da quasi vent’anni vista la complessità e le criticità dell’area nonché  la recente e grave crisi immobiliare non riescono a trovare nessuna concretizzazione.


Di fatto quest’immobile è rimasto sulle “spalle” della J Colors già prima del suo stesso acquisto. E che oggi la stessa multinazionale non abbia alcun interesse per la ripresa dell’attività produttiva lo dimostra sia lo stato di abbandono in cui versa la fabbrica ormai da oltre 5 anni, ma anche il fatto che dal 2010 questo immobile non è più inserito a bilancio e che dall'aprile del 2012 l'azienda ha comunicato ufficialmente la cessazione dell'unità operativa, unità che era già stata sospesa negli anni passati con il licenziamento degli ultimi operai nel gennaio del 2009: atto conclusivo di un processo progressivo di smantellamento dell’impianto produttivo.

Ma andiamo con ordine, e torniamo alla seconda metà degli anni Novanta. L’atto d’acquisto con cui J Colors diventa proprietario del marchio del Colorificio Toscano, primo e vero oggetto dell’interesse della multinazionale per rafforzare la propria posizione nel mercato delle vernici, e dell’immobile in via Montelungo, è del primo settembre del 1998.


In realtà, però, nel corso di tutto il 1997, cioè prima della firma dell’atto d’acquisto, la J Colors ha continui e ripetuti rapporti ed incontri con alcune società locali, in particolare la San Rossore Srl, per vendere l’immobile di via Montelungo nell’ambito di una complessa operazione finanziaria, per cui da un lato la struttura produttiva del Colorificio si sarebbe spostata in dimensione molto ridotte ad Ospedaletto e in cambio, con una variante di destinazione d’uso per l’area della fabbrica sul Viale delle Cascine a fini residenziali e commerciali, la multinazionale avrebbe potuto avere un grandissimo ritorno economico nella vendita dell’ex-Colorificio.


Di fatto però l’operazione, che prosegue per tutto il 1997 anche con incontri con l’amministrazione comunale per avere la disponibilità delle autorizzazioni ad Ospedaletto e la variante in via Montelungo, non va in porto, anche perché il possibile partner, ovvero la San Rossore Srl non ha la solidità finanziaria per concludere l’affare.


La J Colors non riesce quindi a chiudere preventivamente la vendita prima dell’acquisto che, come dicevamo prima, viene formalizzato il primo settembre del 1998.


E immediatamente lo stesso Junghanns torna alla carica dando indicazioni esplicite,pochissimi giorni dopo l'acquisto a sondare su Pisa  la possibilità di vendita del vecchio stabilimento toscano contattando la maggior parte delle imprese edili presenti, professionisti interessati, istituzioni come l’ Università o altre aziende locali che potrebbero essere interessate all’area per future espansioni.


E i sondaggi partono subito. Ai primi di ottobre si svolge un incontro con Franco Forti per verificare  un suo interessamento, ma i costi dell’operazione e i possibili proventi non sono sostenibili per l’imprenditore pisano che non crede nella possibilità di un ritorno economico sufficiente con la costruzione di nuove strutture residenziali nell’area. Da allora nulla è cambiato, ma solo peggiorato con i cicli della crisi finanziaria che colpiscono anche il nostro territorio dal 2008 e vanificano ogni possibilità di profitto attraverso speculazioni edilizie.


Un’area che ad oggi, gennaio del 2013, dopo 15 anni è ancora in vendita senza che vi sia altra progettualità da parte della proprietà oltre quella di avere una variante ad uso residenziale e commerciale, con pesanti conseguenze sulle vicine fabbriche, per allettare così potenziali acquirenti.


Tutto ciò dimostra il reale interesse della multinazionale sull’ex-Colorificio di via Montelungo e come la proprietà lo lascerebbe ancora per anni ed anni in quello stato di abbandono e pesantissimo degrado in una zona, invece, strategica per la città: tra Piazza del Duomo e il Parco di San Rossore, dove uno spazio sociale aperto all'aggregazione, alla partecipazione civile, al libero accesso alla cultura e alla cooperazione ha trovato, oggi, la sua collocazione perfetta.


Progetto Rebeldìa

 
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