STORIA E CHIUSURA DELL’EX COLORIFICIO TOSCANO

20121013toscano_logo_ok.jpgNASCITA: Il sito produttivo che ha ospitato il Colorificio Toscano (via Montelungo/angolo viale delle Cascine) fino al 2008, oggi di proprietà della multinazionale J Colors, con sede a Lainate (MI), prende vita, per iniziativa del chimico inglese Alfred Houlston Morgan, nel 1924. La scelta della localizzazione è favorita dalla vicinanza della linea ferroviaria e dalla via Aurelia. Simbolo dell’azienda è un tigrotto.

SVILUPPO INDUSTRIALE: Dopo un primo sviluppo nel periodo fascista, durante la seconda guerra mondiale la fabbrica è requisita per i sospetti che circondano i proprietari stranieri, originari di paesi nemici dell’alleanza italo-tedesca. Lo stabilimento passa indenne i bombardamenti subiti dalla città e nel dopoguerra la produzione conosce la massima espansione. Sin dai tardi anni ’40, intanto, il Colorificio Toscano diviene uno dei centri delle lotte operaie pisane, appoggiate dal PCI e dalla CGIL. Tra gli anni ’50 e ’60, la storia della fabbrica s’inserisce nella più generale vicenda del sistema produttivo pisano, che da un lato gode dei benefici del “boom economico”, ma dall’altro vede i primi segnali della precoce deindustrializzazione che affliggerà la città dai tardi anni ’60. Agli inizi degli anni ’70, il Colorificio Toscano occupava ancora 200 lavoratori circa e l’area dove sorgeva rappresentava il terzo polo industriale del territorio comunale. [...]

DECLINO: La crisi industriale non risparmia una tra le medie aziende più antiche della città: a fronte di investimenti effettuati nelle linee produttive, rese completamente automatizzate negli anni ’80 (fu uno dei primi stabilimenti in Europa nel settore delle vernici), la fabbrica all’avanguardia non resiste al nuovo ciclo economico degli anni ’90, e all’acquisto, alla metà del decennio, da parte della multinazionale J Colors, controllata dal gruppo Junghanns.

CHIUSURA: Secondo una strategia industriale portata avanti su scala nazionale, J Colors acquista l’azienda per impadronirsi anzitutto di un marchio storico e conosciuto. Alla multinazionale non interessa sostenere il lavoro sul territorio, ma semplicemente poter usare il marchio “Toscano”, particolarmente attrattivo sui mercati internazionali. Il segnale è dato subito, con il licenziamento di una ventina di lavoratori e il passaggio dalla produzione delle vernici ad acqua a quelle in polvere, più dannose per chi vi sta a contatto. Il personale subisce un’ulteriore e drastica diminuzione. La produzione cessa sostanzialmente nel 2005, quando la fabbrica conta una ventina di lavoratori appena, dopo l’insuccesso, all’inizio del decennio, della trattativa tra Comune e J Colors per un’improbabile permuta del sito con un altro in zona Ospedaletto, in cambio del permesso a rendere edificabile per fini residenziali parte dell’area attuale – soluzione duramente contestata da lavoratori e sindacati. Così, il Colorificio Toscano viene trasformato in magazzino e a inizio 2009, una volta sotto i 15 impiegati, in assenza delle tutele previste dall’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, viene definitivamente chiuso al termine di una tesa vertenza con la proprietà.

PROSPETTIVE ATTUALI: L’area che un tempo ospitava il Colorificio Toscano rimane vuota e in uno stato di degrado, senza che nessun intervento di recupero sia programmato, né per riattivare forme di produzione (una prospettiva resa oggi ancora più difficile dalla crisi), né per procedere all’ennesima operazione di carattere speculativo con finalità residenziali, come avvenuto in altre aree della città di Pisa (anch’essa una prospettiva di nessuna convenienza economica, dato l’attuale crollo del mercato delle case). In vendita dal 2008, con un valore catastale di 3 milioni di euro, ad oggi nessun acquirente si è fatto avanti neppure per avere notizie di un’area destinata così a giacere ancora a lungo nelle attuali condizioni di abbandono.

 
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