L'AMARO PARTIGIANO ARRIVA A PISA IL 20 GIUGNO

amaroloca.jpgL'AMARO PARTIGIANO ARRIVA A PISA IL 20 GIUGNO AI Mondiali Rebeldi:
PRENOTA LA TUA BOTTIGLIA RESISTENTE!

All'interno dell'iniziativa "Lavoro Vivo - Occupare, Resistere, Riattivare” che si svolgerà martedì 20 giugno alle 18:30 presso il campo sportivo di Pisanello, ospiteremo un'esclusiva distribuzione dell'Amaro Partigiano, un liquore “naturalmente di parte” nato dalla collaborazione tra la fabbrica recuperata Ri-MAFLOW di Trezzano sul Naviglio e gli Archivi della Resistenza di Fosdinovo.

A margine della tavola rotonda con lavoratori e lavoratrici impegnati nella lotta per la riattivazione del proprio luogo di lavoro delocalizzato, svenduto, disattivato, deprivato di diritti e dignità, potrete scoprire la storia di questo distillato.

Amaro Partigiano è realizzato con le erbe provenienti dai boschi resistenti della Lunigiana, prodotto da uomini e donne che si stanno riappropriando di un'idea e di una pratica del lavoro fondata sull'autogestione, sulla democrazia interna, su un concetto di produzione che promuova la sovranità alimentare.

Amaro Partigiano vivifica la memoria, crea lavoro dignitoso, connette i territori.

La partita di bottiglie di Amaro Partigiano che arriverà a Pisa il 20 giugno non sarà infinita, perciò vi consigliamo caldamente di prenotarvi con una mail a Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo o scrivendo a 3384601861, specificando il numero di bottiglie desiderate. Qualora foste impossibilitati/e a ritirare la bottiglia martedì 20, potrete farlo nei giorni successivi presso il circolo di Pisanello.

Il costo della bottiglia è di 15 euro, che finanzieranno l'allargamento del liquorificio all'interno della Rimaflow, il festival “Fino al cuore della rivolta” e il Museo Audiovisivo e della Resistenza di Fosdinovo.

Sostieni Amaro Partigiano! www.amaropartigiano.it

 

Regolamento dei Beni comuni: le proposte del Progetto Rebeldìa.

Dopo il rifiuto da parte della prima commissione consiliare di audire le associazioni del territorio, il Progetto Rebeldìa ha presentato alcuni emendamenti imprescindibili al “Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani di Pisa”. Nonostante le nostre proposte siano il frutto di riflessioni ed esperienze accumulate negli ultimi anni insieme ad altre realtà cittadine, non possiamo nascondere che il tempo definito per la proposta di modifiche è stato poco e di facciata.

Il testo approvato in giunta è lacunoso, come fin dalla sua pubblicazione abbiamo provveduto a far notare, cercando invano un'interlocuzione. Abbiamo dunque elaborato alcune proposte di modifica illustrate e accompagnate da una relazione che ne motivi le ragioni. L'intervento massiccio e sostanziale si è reso necessario per l'evidente inadeguatezza di un regolamento che sulla carta dovrebbe ispirare un percorso per la gestione condivisa dei beni comuni, ma che nella sostanza invece è ben accorto a ledere il meno possibile lo status quo, nell'ottica di fornire a chi detiene il potere uno strumento ben 'temperato' per tessere e rinforzare nuove e vecchie clientele.

Basti scorrere le lacune per le quali gli emendamenti proposti rappresentano appena un lenitivo per cogliere appieno la sostanza difettevole del Regolamento:

- la tutela delle generazioni future, obiettivo fondante di qualsiasi cura dei beni comuni risulta completamente assente e va ricompresa e valorizzata in maniera esplicita.

antirazzismo, antisessismo e antifascismo dovrebbero essere alla base delle relazioni di condivisione, ma sono totalmente dimenticati;

- nessuna attenzione all'autogestione dei Beni comuni, con una evidente svalutazione del meccanismo assembleare e delle forme di consenso democratico che virtuosamente superano i meccanicismi del voto nella gestione di un patrimonio fondamentale come i Beni comuni.

- nessuna valorizzazione sostanziale della soggettività autonoma, individuale e collettiva delle persone, ridotte nel regolamento alla categoria di "cittadini", da tempo svuotata da una sua valenza attiva e pervasa da un'ambiguità che poco giova a un discorso che voglia essere veramente inclusivo;

- nessuna valorizzazione dei temi della condivisione e della fiducia reciproca tra individui, a vantaggio di una generica collaborazione di cui i contorni rimangono grigi;

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La partecipazione ai tempi del PD&MDP.

La partecipazione ai tempi del PD&MDP.
L'amministrazione rifiuta ogni interlocuzione sul regolamento dei beni comuni.


È necessario fare chiarezza sul regolamento dei beni comuni. L'amministrazione, per mano dell'assessore alla cultura Ferrante, rivendica un percorso partecipativo, quando in realtà sono stati i consigli territoriali di partecipazione (CTP) gli unici soggetti informati del processo di elaborazione del documento; si è trattata di un'interlocuzione in cui la cittadinanza è stata marginalizzata, un dialogo aperto soltanto a organi nominati da quei partiti che siedono in consiglio comunale. E come se non bastasse, nel momento in cui il Regolamento è diventato pubblico, è stata negata qualsiasi forma di ascolto e condivisione a tutte quelle realtà che intendevano esprimere opinioni e critiche. La maggioranza ha persino rifiutato la richiesta di audizione in commissione avanzata da noi e altre associazioni, questa sarebbe la 'partecipazione'.

L'assessore ha persino affermato che la stesura del Regolamento è una buona idea in sé e per sé, a prescindere da chi la propone, e come tale deve essere portata avanti senza indugio, senza 'cappello'. 

Allora ci chiediamo come mai i progetti sui beni comuni avanzati in tutte questi anni al comune dal Municipio dei Beni Comuni sull'ex-Colorificio, sulla Mattonaia, sul Distretto 42 solo per fare alcuni esempi sono state non solo ignorati ma anche repressi, come mai la proposta avanzata nel dicembre 2013 dallo stesso Municipio dei Beni comuni per l'elaborazione di una regolamentazione partecipata dei beni comuni non ha mai ricevuto risposta? Come mai alla ripresa dell'argomento (metà 2015) l'amministrazione si è trincerata nei CTP? Perché non si è confrontata con “le numerose esperienze di azione diretta dei cittadini, singoli o associati, per la cura della città che sono presenti nella storia amministrativa del Comune di Pisa”, come recita la delibera che dovrebbe accompagnare l'approvazione del regolamento in consiglio comunale? Come mai, ora e solo ora, a metà del 2017, si sente l'urgenza di chiudere in tutta fretta la discussione, tanto da non voler nemmeno ascoltare in commissione nessuna realtà pisana che ha mosso critiche al Regolamento?

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Nessuna giustizia senza pace: Pisa [il Progetto Rebeldia] ripudia la guerra

Nessuna giustizia senza pace: Pisa [il Progetto Rebeldia] ripudia la guerra

 

Esiste una Pisa che lavora, che studia, una Pisa di donne e di uomini, di bambine e di bambini, che portano avanti una lunga storia di accoglienza e di solidarietà, che impiegano il tempo della loro vita affinché la dignità dei più deboli sia garantita, senza eccezioni. È quella stessa parte di città che da decenni pronuncia un 'no' categorico alle politiche di guerra e alla militarizzazione coatta del proprio territorio. È la Pisa dell'antimilitarismo come visione del mondo e dei rapporti tra i popoli, la Pisa che non si piega davanti all'ipocrisia della difesa a tutti i costi, la Pisa che sa intravedere dietro la cortina dell'industria e delle politiche di guerra le brutali condizioni di un sistema di governo e di sfruttamento che ha ridotto il pianeta a uno scenario insanguinato senza fine né confini.

Il sangue innocente versato è sempre troppo, e noi non vogliamo essere complici - in nessun modo - di chi lo versa. È fuori dalla storia chi crede ancora oggi che l'aggressione violenta rivolta contro un altro popolo possa ridurre quest'ultimo al consenso nei confronti del più forte. È fuori dalla storia chi in tempi di crisi economica aggressiva, negli anni di un'emergenza abitativa senza pari, di cruente stragi per mare, crede che si possa accordare disponibilità al circuito devastante della guerra, concedendo il permesso (a nome di chi?) ad ampliare questa o quella infrastruttura militare. 

Siamo consapevoli del ruolo strategico svolto dalle infrastrutture pisane nel controllo del Mediterraneo. Una vocazione terribile, che andrebbe recisa senza obiezioni, in nome della sicurezza (vera e non rigurgito della propaganda) di chi in questa parte di mondo vive o ha scelto di vivere. La pace è l'unica via di comunicazione che a noi interessa tutelare, fino in fondo. La terra, gli alberi e i boschi di Tombolo sono un patrimonio comune. Ma prima ancora della concretezza antica degli elementi, in questa sporca vicenda il primo bene usurpato alle cittadine e ai cittadini pisani è stata la consapevolezza. Conoscere, fino alle conseguenze estreme, l'esito di scelte sciagurate condotte sulla pelle di tutti. Non può esserci presunzione di innocenza per questo. L'ombra della militarizzazione è sempre più lunga sulla nostra città. E in nome di cosa le cittadine e cittadini dovrebbero accettare una simile condizione? La sicurezza nazionale? La solidità delle difesa? La guerra al terrorismo? Contenitori troppo spesso vacanti, nei quali si sente l'eco di una menzogna ormai quasi secolare: l'ordine e la sicurezza si costruiscono sulla forza delle armi.

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Mondiali Rebeldi 2017

Dodicesima edizione dei Mondiali Rebeldi:
in campo contro il razzismo!


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Il torneo si disputerà fra 20 squadre a partire dal 6 Giugno presso il Circolo Arci di Pisanello, consolidato ospitante dell'iniziativa. Per l'edizione targata 2017 fasi finali il 2 Luglio presso il Dopolavoro ferroviario in piazza della Stazione, che vide nascere le prime storiche edizioni

Dodici edizioni di gol e trofei, ma soprattutto di calci al razzismo e alla sorda strategia di chi vorrebbe ridurre la presenza migrante sul territorio a un'emergenza. La Pisa antirazzista è pronta a lanciare l'appuntamento più colorato dell'estate, quel Mondiale Rebelde che da più di un decennio custodisce nel suo cuore antico un'idea di condivisione e di scambio sui campetti di calcio. Il 'mondialino' non è solo rincorsa al fatidico pallone, ma un progetto semplice ed essenziale che nel tempo non ha mai smarrito il suo innato talento a mettere insieme le diversità all'insegna del gioco, della festa, del sorriso.

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